BARCELLONA – Davanti a una platea di circa 1.000 persone, riunite per Perform Europe 2018, evento che si è svolto in questi giorni e ha riunito clienti, partner, analisti e giornalisti per conoscere le ultime novità di Dynatrace, il CEO John van Siclen ha ricordato il percorso compiuto dall’azienda che, un paio di anni fa, ha completamente riscritto la propria piattaforma di Application Performance Management.

Nel 2012 un team di 40 specialisti ha analizzato l’evoluzione digitale in atto e prevista, per capire quanto le soluzioni APM disponibili fossero adeguate al nuovo contesto che si stava profilando (uso intensivo del cloud, hybrid IT e hybrid cloud, Internet of Things, microservizi, dei quali si iniziava a parlare): “Da quell’analisi abbiamo capito che non era pensabile monitorare le migliaia di parametri che impattano sulle performance delle applicazioni con soluzioni tradizionali. Era necessario pensare a una soluzione unica che consentisse di monitorare tutto lo stack applicativo senza dover implementare agent per ogni livello”, ha spiegato van Siclen, per proseguire dicendo che: “La digital transformation è cloud first, ma questo oggi significa tante cose: oltre all’hybrid IT, parliamo di multicloud, di container, di microservizi, applicazioni serverless. Per poter garantire end-to-end le performance delle applicazioni bisogna introdurre il concetto di software intelligence e se si parla di software intelligence si parla di Dynatrace”.





























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