America’s Cup: il Plm di Siemens per la Grande Sfida

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America’s Cup: il Plm di Siemens per la Grande Sfida

Tramite i software di progettazione, simulazione e analisi della multinazionale tedesca un aiuto sostanziale per permettere all’Inghilterra, finalmente, di “riportare la Coppa a casa”

15 Set 2016

di Giampiero Carli Ballola

PORTSMOUTH – Scelta sul finire del XV secolo per le difese naturali dei suoi ancoraggi contro le insidie del mare e dei nemici, Portsmouth è stata per quasi cinquecento anni il più importante porto della Royal Navy. Da lì nel 1588 Francis Drake andò incontro alla Invencible Armada spagnola; da lì nel 1652 Robert Blake attaccò le flotte olandesi; da lì nel 1805 partì Nelson verso la gloria e la morte di Trafalgar sulla Victory (che oggi riposa nel dock N°1) e da lì, infine, nel 1982 salpò la ‘task force’ che in un ultimo soprassalto d’orgoglio, attraversò il mondo per riportare la Union Jack sulle isole Falkland.

Ma Portsmouth non è un luogo-mito solo per la storia: anche lo sport della vela vi ha la sua parte. La città infatti fronteggia l’isola di Wight (altro luogo-mito, ma per il rock) dalla quale è separata dal Solent, un braccio di mare che, grazie a una geografia che ne rende le acque insieme ventose ma poco mosse, è da sempre campo di regate. E a Cowes, sull’ingresso nord del canale, ha sede dal 1815 il Royal Yacht Squadron, il più prestigioso club nautico del mondo dove nel 1851 si concluse con la vittoria della goletta America la “coppa delle cento ghinee”, da allora in poi chiamata Coppa America. E con questo siamo giunti al nostro tema.

La tecnologia che fa la differenza

Come si sa la Coppa America è formata da una serie di match-race, regate cioè tra due sole barche, e in oltre 160 anni l’Inghilterra non è mai riuscita a portare a casa il trofeo. Ma nel giugno 2017, quando nelle riparate acque del Bermuda Sound si combatterà la 35ma sfida, la storia potrebbe cambiare. Ad oggi (settembre 2016) il team britannico Land Rover Bar (il cui team principal e skipper è Ben Ainslie, 5 ori olimpici e vincitore dell’ultima Coppa, strappato dagli inglesi a Larry Ellison di Oracle), guida infatti la classifica delle regate preliminari, davanti, sia pure per un soffio, ad Oracle Team Usa, la squadra da battere. Un risultato lusinghiero nel quale ha largo merito la tecnologia Plm fornita al team da Siemens UK, filiale della multinazionale tedesca costituitasi addirittura nel 1834 e presente sul suolo britannico con 13 stabilimenti e centri di ricerca.

La foto ritrae il catamarano progettato con il Plm Siemens in volo sull’acqua sostenuto solo dall’hydrofoil dello scafo destro, mentre quello sinistro, retratto, mostra l’esiguità dell’aletta di sostentamento che regge il peso e le vibrazioni di due tonnellate di peso lanciate a oltre 80 Km/h
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Come chiunque abbia visto una regata di Coppa America saprà, da quando i catamarani hanno sostituito i monoscafi e le vele rigide quelle flessibili, le macchine (difficile chiamarle ‘barche’) che si sfidano sono dei ‘mostri’ capaci di correre a 45 nodi (85 Km/h) sfruttando la spinta aerodinamica che l’enorme ala, alta 25,5 metri, che fa da vela, ricava da un vento di non oltre 20 nodi, che sarebbe moderato per una barca normale. Ciò in quanto gli scafi letteralmente volano sull’acqua sostenuti dalla spinta idrodinamica degli hydrofoil, le piccole alette (circa 90 x 20 cm) che a turno, a seconda dello scafo immerso, reggono le quasi due tonnellate di peso date dai 1.400 kg minimi dell’imbarcazione e dai 5 uomini d’equipaggio, che non sono proprio fuscelli, dovendo con i loro muscoli azionare ogni manovra.

Poiché, per regolamento, le imbarcazioni sfidanti potranno entrare in acqua solo a 150 giorni dalle regate di qualifica del 2017, è chiaro il ruolo vitale del software di progettazione, testing, simulazione e gestione delle modifiche della suite Plm Siemens, che, come ha dichiarato Ben Ainslie: “Ci permette di collaudare le nostre idee e verificarne la bontà in tempi e costi altrimenti impossibili da sostenere e con eccellenti risultati”. In dettaglio, le soluzioni adottate sono: NX (ex Unigraphic) per il Cad, Femap per la simulazione dinamica, Fibersim per l’ingegneria dei materiali compositi (fondamentale in un progetto dove dominano tali materiali) e Teamcenter per il vero e proprio Plm, cioè la gestione dell’intero progetto. Tutti questi strumenti sono usati congiuntamente ai tool CS-Adapco e per il calcolo e la simulazione della dinamica dei fluidi, recentemente entrati nella famiglia Plm Siemens.

Interessante, a proposito di questi ultimi tool, l’esperienza che Brian Holliday, direttore della divisione Industry Automation di Siemens UK ha citato in risposta a una nostra domanda sul ritorno della spesa Siemens in Coppa America (che non è nota ma non dev’essere da poco, comprendendo anche personale altamente qualificato ‘distaccato’ in permanenza presso il team): “La pressione degli hydrofoil sull’acqua quando il catamarano si solleva è tale per cui per l’equazione pressione-temperatura questa entra in ebollizione. Ci siamo quindi trovati a dover simulare un ambiente ibrido liquido-gassoso, del tutto inedito ma che se si verificherà in altri campi e altre circostanze ci troverà preparati. In una parola, abbiamo imparato. Anche se – ha concluso Holliday – il maggior ritorno per noi è d’immagine. Essendo la coppa America uno show-rooom inestimabile sia come ‘vetrina’ sia come ‘case history”.

Giampiero Carli Ballola

Giornalista

Giampiero Carli-Ballola, nato nel 1942 e giornalista specialista in tecnologia, collabora con ZeroUno dal 1988. Segue i processi di digitalizzazione del business con particolare attenzione ai data center e alle architetture infrastrutturali, alle applicazioni big data e analitiche, alle soluzioni per l’automazione delle industrie e ai sistemi di sicurezza.

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