Covid-19, fase 2: ripartire in sicurezza grazie alle tecnologie di tracciamento

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Intervista

Covid-19, fase 2: ripartire in sicurezza grazie alle tecnologie di tracciamento

Proposta da Netmind, la soluzione HPE SWAT – System Workers Advance Tracing permette di monitorare le distanze tra i lavoratori nel rispetto delle misure di sicurezza

18 Mag 2020

di Arianna Leonardi

Dopo l’esplosione del contagio e diverse settimane di lockdown, l’Italia sta attraversando la seconda fase dell’emergenza Coronavirus, con la riapertura graduale delle attività produttive e commerciali. L’obbligo di distanziamento permane e sarà una costante anche per i mesi futuri. Come garantire la salute dei dipendenti e la conformità alle prescrizioni governative?

La tecnologia può aiutare le aziende a rispettare le misure di sicurezza, abilitando lo smart working e garantendo protezione all’interno degli uffici o degli impianti. In particolare, la soluzione HPE SWAT ​–​ System Workers Advance Tracing proposta da Netmind offre un sistema efficace per tracciare la movimentazione delle persone all’interno degli spazi lavorativi, segnalando le interazioni a rischio nel pieno rispetto della privacy.

SWAT ​–​ System Workers Advance Tracing di HPE: come funziona

“Con l’inizio della fase 2 – spiega Simone Ponzoni, CEO e Founder, Netmind -, le imprese devono capire come organizzare gli ambienti e i processi per tutelare i dipendenti. Sensibilizzare le persone al rispetto delle norme, anche tramite cartelli affissi negli spazi comuni, è sicuramente il primo passo, ma non è sufficiente. La tecnologia diventa indispensabile, soprattutto dove risulta difficile effettuare presidi costanti”.

foto Simone Ponzoni
Simone Ponzoni, CEO e Founder di Netmind

Come sottolinea Ponzoni, le soluzioni digitali, dalle applicazioni di collaboration alla Virtual Desktop Infrastructure, sono fondamentali per abilitare lo smart working, ma diventano un alleato prezioso anche all’interno dell’azienda.

“La soluzione HPE SWAT – System Worker Advance Tracing nasce dall’esperienza pluriennale di HPE nello sviluppo di sistemi utilizzati sulle navi da crociera per monitorare gli spostamenti dei bambini e di alcuni membri dell’equipaggio. La stessa tecnologia, basata su un software e beacon bluetooth, – prosegue il CEO – è stata riprogettata per l’utilizzo in azienda, assolvendo così a una duplice funzione: calcolare la distanza tra le persone segnalando eventuali irregolarità; risalire alla catena dei contatti in caso di contagio”.

I beacon vengono indossati dai lavoratori e possono avere la forma di un braccialetto oppure di un sensore da fissare alla giacca, con durata della batteria rispettivamente di 4 settimane e 4 mesi. Funzionano in qualsiasi punto dell’azienda, grazie alle antenne bluethoot che arrivano a coprire un raggio d’azione di 1000 metri quadrati per le applicazioni da ufficio e 40mila negli ambienti produttivi.

Una soluzione sicura anche per la tutela della privacy

Quando si parla di wearable e trasmissione di dati sensibili, viene spontaneo interrogarsi sul rispetto della privacy. Alberta Piazza, Channel Pointnext Sales Manager, HPE, dipana ogni dubbio: “HPE SWAT – System Worker Advance Tracing – chiarisce – assicura la privacy dei dipendenti perché non permette la geolocalizzazione, ma effettua solamente il calcolo e la verifica dei parametri di distanziamento sociale [sostanzialmente, viene misurata la distanza relativa, senza posizione assoluta del lavoratore, ndr]. Se due persone si trovano a meno di 1,5 metri l’una dall’altra e per oltre 15 secondi, i tag bluetooth emettono un segnale acustico, avvertendo gli interessati e i responsabili. Inoltre, i dispositivi non trasmettono i dati nel cloud come molte soluzioni analoghe, ma a sistemi hardware installati in azienda, dove vengono archiviati e analizzati solo in caso di necessità”.

foto Alberta Piazza
Alberta Piazza, Channel Pointnext Sales Manager di HPE

Come dichiara Piazza, le informazioni sono scambiate in forma anonima (si tratta infatti di transazioni numeriche) e soltanto un referente autorizzato – tipicamente una persona delle Risorse Umane – può decriptare l’associazione tra tag e anagrafica utente. “Così – aggiunge Piazza – è possibile mappare i contatti avvenuti con una persona che si fosse contagiata e avvertire i colleghi a rischio, nel pieno rispetto della privacy e in conformità con il GDPR”.

I vantaggi nell’adozione di HPE SWAT ​–​ System Workers Advance Tracing ricadono quindi sui lavoratori: “La nostra soluzione – sottolinea Gloria Greco, Channel Marketing Program Manager, HPE – non deve essere percepita come uno strumento di controllo, ma piuttosto come un supporto prezioso al dipendente: nonostante il senso di responsabilità individuale, è difficile per chiunque prendere le giuste misure e avere la certezza di rispettare le distanze minime. La tecnologia può eliminare le preoccupazioni e contribuire alla salvaguardia della salute, sia del singolo sia dei colleghi”.

Gloria Greco, Channel Marketing Program Manager di HPE

Il supporto dei partner per riaprire in sicurezza

Grazie ai partner come Netmind, HPE sta promuovendo SWAT ​–​ System Workers Advance Tracing in Italia, cercando di aiutare le aziende a muoversi correttamente verso la ripartenza.

Visto l’elevato numero di richieste, prosegue Piazza, è in fase di valutazione da parte di HPE che i partner che attualmente affiancano il vendor nella proposta commerciale, abbiano un ruolo attivo anche nelle fasi di formazione e supporto al cliente.

Si tratta di una soluzione Plug & Play e il sistema è disponibile è completamente attivo in poche giornate di lavoro. Per meglio rispondere alle diverse tipologie di aziende, inoltre, sono state realizzate tre versioni, Small, Medium, Enterprise, tarate sul numero dei dispositivi e la capacità dei sistemi hardware per l’analisi e l’archiviazione dei dati. Quindi è una proposta che si adatta perfettamente alle diverse dimensioni delle PMI che animano il nostro territorio.

Arianna Leonardi

Giornalista

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