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Machine learning, AI e cloud per l’innovazione digitale: ecco l’IT a guida autonoma di Oracle

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Attualità

Machine learning, AI e cloud per l’innovazione digitale: ecco l’IT a guida autonoma di Oracle

28 Set 2018

di Valentina Bucci

Per rimanere competitivi e sfruttare i vantaggi offerti dall’innovazione digitale, le aziende devono fare evolvere le loro tradizionali piattaforme applicative customizzate in un modello architetturale nuovo, basato su un mesh di tanti servizi cloud indipendenti, liberamente combinabili e sul concetto di “IT a guida autonoma”, collegato ai temi AI e machine learning. Ecco il disegno Oracle illustrato da Luigi Scappin, Sales Consultant e Business Development Director, Oracle Italia.

La vera sfida legata all’innovazione digitale oggi non è tanto trovare la tecnologia necessaria a produrla, quanto trovare formule e strumenti che consentano di integrare queste tecnologie e la loro potenziale portata innovativa nelle infrastrutture già esistenti e quindi impostare un “sistema IT” che possa funzionare secondo delle logiche di agilità irrinunciabili per tenere il passo con la velocità e la mutabilità del business.

La strada per riuscire in questa impresa, per Oracle si lega ai concetti di “Cloud Building Blocks” e di “IT self-driven” (a loro volta connessi ai temi Machine learning e AI). Ne ha parlato Luigi Scappin, Sales Consultant e Business Development Director, Oracle Italia durante il suo intervento ai recenti Digital360 Awards 2018.

foto di luigi scappin
Luigi Scappin, Sales Consultant e Business Development Director, Oracle Italia

“Cloud is not a place, cloud is a Way”

“Per iniziare un processo di reale trasformazione – spiega Scappin – la prima cosa da fare è ‘rompere il cemento’, ovvero superare quella situazione, in cui molti clienti enterprise si trovano, di aver ‘sposato’ nel passato una piattaforma applicativa e di averla customizzata, per poi trovarsi oggi bloccati, incapaci di evolversi: per molte realtà non è possibile nemmeno adottare la nuova versione di quella stessa piattaforma perché, a causa di quello strato di customizzazione, l’operazione risulterebbe troppo costosa”. Qual è allora la formula alternativa al “blocco unico” della piattaforma applicativa? Un mesh di app e servizi indipendenti, dei blocchi liberamente combinabili tra loro – i “building blocks” (Figura 1) – che le aziende possono implementare nell’infrastruttura aziendale esistente e nel tempo far diventare il proprio modello IT di riferimento; il lavoro di integrazione è impegnativo ma percorribile: “Una grossa parte dei progetti su cui sono impegnati le mie persone – dice Scappin – sono progetti di integrazione tra ciò che si sta facendo di nuovo e ciò che era pre-esistente”.

grafico che mostra il passaggio da Dalle tradizionali piattaforme applicative customizzate a un mesh di servizi cloud indipendenti
Figura 1 – Dalle tradizionali piattaforme applicative customizzate a un mesh di servizi cloud indipendentiFonte: Oracle

Questa è, secondo Scappin l’unica vera strada per sfruttare veramente il cloud: non semplicemente trasferire l’esistente sulla nuvola (“andare sul cloud”, un concetto diverso), ma cambiare le logiche di lavoro, seguendo il principio per cui “Cloud is not a place, cloud is a way” (Figura 2), e così sbloccare il potenziale innovativo dell’azienda. Con la logica dei “building blocks” l’azienda “non acquista più una suite applicativa – dice Scappin – ma adotta un servizio scegliendo tra tanti quello adatto alle proprie esigenze e lo usa; non c’è un processo di customizzazione, ma al massimo di configurazione”. L’agilità con cui è possibile accendere e spegnere questi servizi Saas, Paas e Iaas, consente alle imprese di superare quei processi tradizionali che prevedevano 6-9 mesi di definizione requisiti e 6-9 mesi di sviluppo prima del go-live; viceversa si procede con una logica di sperimentazione e progressivo perfezionamento: “Da subito si prova un certo servizio, si cerca di capire se questo si sposa con i processi già in essere in azienda, lo si configura”; un approccio “solution driven” (antitetico al “requirements driven”) che abbrevia i tempi per il go-live e consente l’ottimizzazione continua del servizio anche dopo il go-live stesso (nuovamente, si veda la Figura 2).

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Figura 2 – Dal processo “Requirements Driven” a quello “Solution Driven”Fonte: Oracle

La possibilità di costruire il proprio mesh di soluzioni, combinandole e configurandole in modo libero a seconda dell’esigenza rappresenta un’evoluzione importante per l’IT aziendale: “I sistemi informativi finalmente non sono più costretti a scegliere tra il ‘make’ [ovvero la costruzione da zero di una soluzione in casa -ndr] e il ‘buy’ [l’acquisto di una soluzione o servizio standard senza margini di personalizzazione] (Figura 3), che erano opzioni entrambe non soddisfacenti: il ‘make’, anche quando ci sono i budget, impone tempi di sviluppo troppo alti; il ‘buy’ è comodo, ma non consente all’impresa di differenziarsi sul mercato”, spiega Scappin. Come risulta chiaro osservando la Figura 3, che riassume i “building blocks” offerti da Oracle, non c’è più un Crm, ma una serie di servizi Saas, Paas e Iaas – es. sales, commerce, marketing, social network – tra cui scegliere per impostare la propria strategia di relazione col cliente; non c’è più l’Erp, ma blocchi – es. procurement, revenue management ecc. – per impostare e gestire un proprio sistema di pianificazione delle risorse dell’impresa.

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Figura 3 – Superare la dicotomia tra “make” e “buy” attraverso i servizi Saas, Paas, Iaas offerti da OracleFonte: Oracle

In certi casi questi blocchi, spiega Scappin “sono fatti anche di software community-driven open source [es. i blocchi AI, Block Chain, Iot, DevOps]; non ci si deve stupire che un vendor come Oracle parli di open source: oggi l’innovazione è community driven, non si fa dentro alla R&D di una grande azienda, ma fuori, è ‘autoconsistente’; il nostro compito è prendere la tecnologia innovativa e renderla utilizzabile dalle aziende, dar loro la possibilità di usarla senza dover avere per forza in casa le competenze che servono per gestirla [ovvero svilupparla, lavorare sulle tecnologie innovative su un piano tecnico-ndr]”.

L’it a guida autonoma

Se da un lato i sistemi IT aziendali devono diventare più agili, dall’altro la necessità è che sempre più si rendano autonomi in una serie di funzioni: le tecnologie devono riuscire ad autogestirsi maggiormente ed essere “intelligenti” per consentire alle persone di dedicare più tempo a compiti con alto valore aggiunto e per offrire un supporto concreto all’innovazione. “È il concetto che abbiamo battezzato ‘IT self-driven’. Se esistono macchine che consentono alle automobili una guida autonoma, possono esistere macchine che fanno le operation dell’It rendendolo più indipendente”, dice Scappin; il manager, entrando nel merito, spiega che un certo numero di servizi e di applicazioni proposte da Oracle sono innervati di AI e machine learning (ML), tecnologie che dunque le aziende ritrovano già applicate in una serie di processi e funzionalità (Oracle in riferimento a questi concetti parla di “Autonomous IT Platform” e di “Adaptive Intelligent Apps”, figura 4):“Spesso il problema dell’intelligenza artificiale è capire come utilizzarla: in questo caso non c’è nulla da costruire – dice Scappin – IT e business possono recepire i benefici dell’AI subito, nel momento in cui iniziano a utilizzare l’applicazione o il servizio”.

grafico che mostra il passaggio Verso un IT a guida autonoma: i concetti di “Autonomous IT Platform” e di “Adaptive Intelligent Apps”
Figura 4 – Verso un IT a guida autonoma: i concetti di “Autonomous IT Platform” e di “Adaptive Intelligent Apps”Fonte: Oracle

Si parla dunque di self-operation, self-provisioning, self-tuning, self-monitoring e via dicendo. Nel campo della customer interaction, racconta Scappin per chiarire ulteriormente, grazie alle Adaptive Intelligent Apps, con l’AI integrata è possibile ottenere suggerimenti su quale sia la prossima azione utile da fare nei confronti di un certo cliente per rispondere in modo proattivo e accurato; nel campo dell’Hcm AI e ML aiutano a creare processi che favoriscono l’individuazione dei talenti e il recruiting; nel campo dell’Erp si riducono gli errori umani e si ottimizzano i flussi di pagamento, approvvigionamento, inventario. In tutte queste azioni AI e ML sono alimentate anche da dati esterni all’azienda, forniti da Oracle: “In pochi sanno che siamo il terzo fornitore mondiale di dati di terze parti dopo Google e Facebook”, dice Scappin, che ricorda infine tra i vantaggi di una “Autonomous IT Platform” arricchita di ML e AI quelli legati alla sicurezza informatica: “Di fronte ad attacchi che sempre più spesso sono lanciati dalle macchine in modo automatico, avere componenti di AI e ML consente di poter rispondere alle minacce in modo altrettanto automatico, con un modello di difesa machine to machine indispensabile per una protezione efficace”.

Valentina Bucci
Giornalista

Giornalista pubblicista, per ZeroUno scrive dei cambiamenti che la digitalizzazione sta imponendo alle imprese sul piano tecnologico, organizzativo, culturale e segue in particolare i temi: Sicurezza Informatica, Smart Working, Collaboration, Big data, Iot. Master in Giornalismo e comunicazione istituzionale della scienza (Università di Ferrara), laurea specialistica in Culture Moderne Comparate (Università di Bergamo).

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