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Hyperautomation, perché è fondamentale e come svilupparla

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Hyperautomation, perché è fondamentale e come svilupparla

Integrando soluzioni Rpa, piattaforme iBpms e funzionalità Ai, le aziende possono guadagnare efficienza e flessibilità. L’how-to e la proposta di IBM

03 Mar 2021

di Arianna Leonardi

Le imprese stanno correndo a ritmi senza precedenti. Il business digitale spinge sull’acceleratore, richiedendo efficienza dei processi operativi, velocità nell’erogazione dei servizi, accesso democratico alle tecnologie per qualsiasi dipendente. Le sfide socioeconomiche dettate dall’emergenza Covid-19 obbligano a elevare i livelli di flessibilità o plasticità, come suggerisce Gartner stressando il concetto di organizzazione “duttile” e resiliente.

Per agevolare la trasformazione e costruire la nuova normalità, è necessario porre la massima concentrazione sull’efficacia competitiva e sull’agilità strutturale così da assicurarsi una posizione solida all’interno del mercato globalizzato.

L’hyperautomation rientra tra i fattori abilitanti la nuova realtà aziendale, elastica e a prova di futuro. Gartner la cita per due anni consecutivi, 2020 e 2021, nel decalogo dei trend tecnologici più rilevanti (rispettivamente al primo e al nono posto). Ma di cosa si tratta esattamente?

Cos’è l’hyperautomation

L’automazione tradizionalmente intesa sfrutta i mezzi tecnologici per svolgere compiti specifici in supporto o sostituzione degli operatori in carne e ossa. Secondo Gartner, invece, l’iperautomazione utilizza soluzioni avanzate, che includono software di intelligenza artificiale, modelli di machine learning e algoritmi di Natural Language Processing (Nlp), per ottimizzare i processi ad ampio raggio e aumentare le capacità delle persone, creando abilità “sovrumane”.

L’hyperautomation quindi trascende il semplice impiego della robotica su task circoscritti ma prevede la messa a punto di una strategia coordinata e coerente per aumentare l’efficienza dell’intera organizzazione. Si tratta quindi di studiare la situazione esistente, scoprire le falle, vagliare e progettare soluzioni, quindi automatizzare le pipeline dove necessario, misurare i risultati ottenuti e rivalutare le iniziative nell’ottica di miglioramento continuo.

Ecco perché l’hyperautomation sottointende spesso lo sviluppo di un Digital Twin of the Organization (Dto), ovvero la rappresentazione virtuale dell’azienda che permette di visualizzare e comprendere – grazie all’analisi dei dati in tempo reale – come le diverse funzioni, i processi operativi e gli indicatori di performance interagiscano e si influenzano vicendevolmente, determinando valore per il business.

Le tecnologie dell’iperautomazione

L’iperautomazione si concretizza grazie alla combinazione di due tipologie di strumenti complementari, che permettono di automatizzare e ottimizzare i processi in modalità integrata, dall’inizio alla fine, superando i silos funzionali. Il set di tecnologie include infatti le soluzioni Rpa (Robotic Process Automation) e le piattaforme iBPMS (Intelligent business process management systems).

Secondo la definizione fornita dall’IrpaAI (Institute for Robotic Process Automation and Artificial Intelligence), sotto il cappello di Robotic Process Automation si riuniscono tecnologie e procedure che permettono di svolgere in modo automatico le attività ripetitive e a basso valore, simulando il comportamento dell’operatore e interagendo con le applicazioni It. Facendo leva su informazioni non strutturate, le soluzioni Rpa permettono di integrare sistemi eterogenei (non necessariamente basati su Api) e sfruttano le funzionalità di apprendimento automatico per migliorare le prestazioni (quindi imparano progressivamente e si adattano “osservando” le azioni svolte dall’operatore attraverso l’interfaccia grafica).

Le suite iBPMS invece rappresentano l’evoluzione intelligente delle soluzioni di business process management: permettono di orchestrare i processi e creare esperienze di workflow dinamiche, sfruttando il cloud computing e strumenti low-code. Queste piattaforme infatti possono collegare persone, macchine e oggetti dell’Internet of Things (IoT), definendo modelli operativi ripetibili e garantendo supporto alle attività aziendali in modalità end-to-end.

Sfruttare le opportunità derivanti dall’hyperautomation

Intraprendere una strategia verso l’hyperautomation oggi è fondamentale per ottenere un’organizzazione efficiente, capace di gestire velocemente l’operatività e focalizzarsi al massimo sui traguardi di business. Le aziende devono semplificare e snellire i processi legacy, che nel tempo sono diventati sempre più segmentati, sofisticati e costosi da manutenere.

Come sostiene Gartner, tutto ciò che all’interno di un’organizzazione può essere automatizzato, dovrebbe essere automatizzato. La regola è particolarmente valida nell’attuale scenario di trasformazione: l’accelerazione del digitale impone processi veloci ed efficaci, a fronte di una complessità crescente e difficile da governare (si pensi banalmente alla proliferazione di dati che un ufficio deve gestire quotidianamente); l’incertezza della pandemia chiede alle aziende di essere reattive e concentrarsi su obiettivi continuamente riformulati, navigando a vista. La tecnologia può essere la chiave per ottimizzare i workflow e liberarsi dalle incombenze, a patto di avere costruito a monte una roadmap strutturata per l’automazione, in linea con le necessità aziendali: solo così sarà possibile identificare i processi da ottimizzare e le tecnologie complementari da applicare.

Gartner rileva che la mancanza di expertise impedisce alle aziende di cogliere appieno i vantaggi dell’iperautomazione: vengono realizzate le iniziative di Rpa su singoli processi isolati, senza un piano che permetta l’integrazione con le piattaforme di iBPMS, le funzionalità di intelligenza artificiale e le altre tecnologie abilitanti. Essendo un trend emergente, l’hyperautomation soffre ancora di shortage rispetto alle competenze specifiche, nonostante esista una forte richiesta di talenti e professionisti specializzati.

Affidarsi a un partner referenziato, capace di offrire consulenza strategica oltre a un consolidato portafoglio tecnologico per l’hyperautomation, è l’alternativa vincente. IBM propone un percorso su misura per le imprese che, partendo dall’analisi iniziale, permette di disegnare un modello efficace di Hybrid Work Force, garantendo l’integrazione tra soluzioni Rpa, intelligenza artificiale e dipendenti aziendali. Grazie alla piattaforma Cloud Pak For Automation, disponibile su Red Hat OpenShift, è possibile progettare e gestire applicazioni di automazione su qualsiasi cloud, avendo a disposizione una serie di strumenti preingegnerizzati e beneficiando di una vista centralizzata sui processi. Un ulteriore livello di intelligenza viene fornito dalle funzionalità di Watson AI, che permettono di amministrare dinamicamente l’intero sistema.

Arianna Leonardi

Giornalista

Collaboratrice e redattrice per numerose pubblicazioni tecniche, specializzate in Informatica, Automazione ed Elettronica, Arianna Leonardi ha maturato una significativa esperienza anche nel campo della fotografia, dell’industria video e dei media online. In ambito giornalistico, segue principalmente le tematiche legate alla digitalizzazione delle imprese, con un focus su cloud transformation, big data analytics e intelligenza artificiale. Iscritta all’Ordine dei Giornalisti dal 2008 e all’Associazione Nazionale dei Fotografi Professionisti, lavora con ZeroUno dal 2013.

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