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Multicloud: una strategia per riprendere il controllo

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Multicloud: una strategia per riprendere il controllo

10 Set 2018

di Giorgio Fusari

Oggi, evidenzia una ricerca della società di analisi Forrester, i moderni sistemi di ingaggio, abilitati o potenziati dal cloud, costituiscono le fondamenta da cui dipende il successo futuro di imprese e organizzazioni, nella cosiddetta ‘era del cliente’ o della ‘customer experience’. Per fornire i propri servizi le organizzazioni dipendono sempre più da modelli IT multicloud, sui quali i CIO devono riottenere la governance: ecco quali consigli dà loro Forrester

Come funziona il multicloud? Quale strategia multicloud deve adottare il CIO per continuare ad avere pieno controllo sul proprio sistema IT? Non c’è dubbio sul fatto che, oltre a rappresentare il principale elemento tecnologico che in questi anni sta consentendo il progressivo compimento della trasformazione digitale, il cloud stesso sta trasfigurandosi e divenendo poliedrico.

L’era multicloud è un fenomeno in continuo consolidamento e, come tale, impone ai CIO la sfida di elaborare una strategia efficace per comprenderlo e gestirlo. Oggi le organizzazioni che utilizzano un mix di risorse cloud continuano ad aumentare: a confermarlo è Forrester Research, attraverso un’indagine condotta su 1.146 ‘global infrastructure decision makers’, le cui aziende hanno implementato o espanso il cloud pubblico. Infatti, secondo i dati della società di ricerche di mercato, solo l’8% dei decisori che si occupano dell’infrastruttura globale in imprese che utilizzano la nuvola pubblica ha in esercizio l’ambiente public cloud di un solo fornitore. Il 10% ne usa tre, il 18% cinque, il 19% utilizza da sei a nove ambienti cloud differenti, mentre il 17% adotta addirittura dieci o più differenti implementazioni della nuvola.

La ragione di questa tendenza è che le infrastrutture, le piattaforme di sviluppo, e le applicazioni ‘cloud-based’ promettono l’agilità e la flessiblità di cui le organizzazioni necessitano per rispondere ad aspettative dei clienti che sono in rapida evoluzione, per quanto riguarda le interazioni con i cosiddetti ‘systems of engagement’, ossia i sistemi di ingaggio.

A differenza dei ‘systems of record’, i tradizionali sistemi di archiviazione in cui le informazioni sono memorizzate in una fonte dati univoca e centralizzata, gli attuali sistemi di ingaggio sono infatti costituiti da componenti IT decentralizzati che incorporano tecnologie come i social media e il cloud, con l’obiettivo di stimolare e abilitare interazioni sempre più efficaci tra le varie parti.

È dunque in uno scenario di questo genere, formato dai grandi fornitori di cloud pubblico, come AWS, Google, Microsoft, e da altri provider, ciascuno in grado di erogare servizi di valore in aree geografiche specifiche, in particolari settori verticali o in singoli casi d’uso, che la propensione delle imprese verso la strategia multicloud trova il terreno adatto per continuare a crescere.

CIO: è tempo di controllare il fenomeno multicloud

Troppo a lungo, avverte Forrester, molti CIO hanno ignorato o abbandonato i cloud pubblici, ed hanno fallito la missione di indirizzare in anticipo, o a sufficienza, la trasformazione digitale accelerata dal cloud. Questo comportamento ha quindi portato i vari reparti di un’organizzazione, tipicamente i team di sviluppo, la forza vendita, e altre business unit, a scoprire da soli il valore, il potenziale della nuvola, fino a volerla sperimentare in maniera autonoma, trovando le proprie soluzioni, guadagnando credibilità e proseguendo nelle proprie attività, senza la supervisione della direzione IT.

La verità è che, ormai, questi moderni sistemi di ingaggio sono diventati i motori della futura crescita, aggiunge Forrester: se, all’inizio della transizione verso il cloud, le lacune di controllo e supervisione potevano essere ancora tollerabili, oggi il cloud computing si trova in modo crescente alla base dei fondamentali sistemi di ingaggio, e di aspetti chiave del business digitale, come gli obblighi normativi, la gestione della spesa tecnologica, l’identificazione delle nuove opportunità. In questo spazio non è più quindi possibile procedere in maniera estemporanea, e, nella maggioranza delle organizzazioni, questo ruolo di supervisione, sottolinea, Forrester, non solo può, ma dovrebbe appartenere ai CIO.

Elementi di strategia multicloud: qualche raccomandazione per la governance

Di fronte a questi problemi urgenti, su un versante, il consiglio di Forrester ai CIO è sì di lasciare che le linee di business scelgano gli strumenti cloud più appropriati di cui hanno necessità, ma al contempo è anche quello di non perdere di vista i crescenti requisiti che imprese e organizzazioni sono chiamate a rispettare dalle normative e dai legislatori, in merito alla responsabilità sul trattamento dei dati, e alla capacità di sapere sempre tracciare, e anche di dimostrare, quali sono stati i percorsi delle informazioni nei vari processi di business.

Un altro grave errore da non commettere è dire no a priori di fronte a determinate iniziative, perché ciò potrebbe portare a comportamenti indesiderabili, nascosti o non prevedibili da parte di alcuni: nell’accettare la responsabilità di guidare l’approccio aziendale verso la costruzione e fornitura di sistemi di ingaggio più ricchi e sofisticati, per i CIO è spesso troppo facile tornare ad imporre con un diktat il fornitore preferito, con l’obiettivo di trovare e cancellare ogni progetto dipartimentale non approvato, o qualunque traccia di ‘shadow IT’. La strada deve invece essere quella di creare fiducia, di collaborare con le varie parti, comprendere quali sono gli strumenti utilizzati, e alla fine studiare quali possono essere le soluzioni alternative. Infatti, precisa Forrester, più si entra nell’era del cliente, in cui l’organizzazione deve aumentare la propria efficienza, accorciando il ciclo di vita dei prodotti e riducendo il costo del business, più per i CIO è certamente preferibile crearsi partner e alleati su cui poter contare, piuttosto che eliminare in maniera unilaterale gli strumenti di lavoro da cui questi potenziali alleati dipendono quotidianamente.

Multicloud: ora è il modello operativo predefinito

I moderni sistemi di ingaggio, sottolinea Forrester, oggi dipendono dal cloud, e si trovano al cuore delle iniziative strategiche che permettono a un’organizzazione di servire, soddisfare e mantenere i propri clienti: questi ultimi si aspettano servizi disponibili sempre e ovunque, con i quali desiderano interagire; quindi ora non è più pensabile ragionare in termini di progetti pilota o PoC (proof of concept), perché tali sistemi di ingaggio devono poter contare su livelli di servizio, procedure di supporto e infrastrutture altamente resilienti.

Sotto il profilo della security, i CIO devono lavorare con i propri team nell’ottica di prepararsi a saper reagire nel modo migliore a una violazione, mentre un altro aspetto chiave riguarda la capacità di mappare tutta la nuova complessità generata dai moderni sistemi di ingaggio, prima che diventi troppo difficile da tracciare e controllare.

Nell’indirizzare il processo di transizione verso una strategia multicloud, la tentazione, e il rischio per i CIO, aggiunge Forrester, è voler centralizzare troppo presto il controllo, riducendo le duplicazioni, eliminando i colli di bottiglia e migliorando l’efficienza: ma nel fare ciò troppo in fretta si rischia di danneggiare sia la fiducia, sia la credibilità all’interno dell’organizzazione, favorendo le implementazioni di ‘shadow IT’ e riducendo la predisposizione delle varie parti a condividere informazioni e risorse.

Insomma, conclude la società di ricerche, il CIO resta alla fine il responsabile del grado di esposizione al rischio a cui è sottoposto il business, e deve trovare i modi per ricostruire autorità e fiducia, relazionandosi con le varie parti, ma anche avvalendosi degli strumenti di gestione cloud che forniscono un crescente insieme di funzionalità e possono aiutarlo a sviluppare, tracciare, rafforzare, ruoli, profili e policy su differenti infrastrutture, rendendo fattibili anche implementazioni multicloud caratterizzate da sicurezza ed efficacia.

Giorgio Fusari
Giornalista

Nel settore giornalistico dal 1989, Giorgio Fusari negli anni ha collaborato per numerose pubblicazioni nel panorama tecnologico e ICT italiano, tra cui la rivista NetworkWorld Italia (gruppo IDG); il settimanale di tecnologia @alfa, del quotidiano Il Sole 24 Ore, la testata Linea EDP. Dal 2012 collabora con il gruppo Digital360 e in particolare con ZeroUno. Tra le aree di maggior specializzazione di Giorgio, il crescente universo dei servizi cloud, il networking, le tecnologie di cybersecurity.

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