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Velocità, centrale per lo storage nell’era del cliente

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Tech InDepth

Velocità, centrale per lo storage nell’era del cliente

16 Apr 2015

di Riccardo Cervelli

Aumentano le applicazioni e i dati coinvolti nei processi competitivi. I responsabili infrastrutture devono far fronte a inedite richieste di performance, capacità, ma anche contenimento dei costi. Per Forrester è il momento di semplificare le architetture e il provisioning dei sistemi di archiviazione. E la velocità è il punto centrale.

Qual è la qualità più importante richiesta oggi alle infrastrutture storage? La società di analisi Forrester non ha dubbi: è la velocità. L’asserzione della società di analisi americana è ben motivata nell’agile ma incisivo report intitolato: “Velocity. The Only Storage Issue That Matters in The Age Of The Customer”, pubblicato alla fine dello scorso anno.

Che questa sia l’era del cliente è sotto gli occhi di tutti. Mai come oggi è il consumatore, che ha a disposizione ventagli di offerta sempre più ampi e facilmente accessibili tramite molteplici canali, a dettare le regole del gioco. In questa partita il fattore tempo è cruciale in un numero sempre crescente di attività. Un esempio sono i processi con cui si desumono, grazie all’uso di strumenti di analytics che setacciano big data generati da svariate tipologie di fonti, i gusti e le esigenze dei potenziali clienti al fine di proporre prodotti e servizi in modo personalizzato e a un costo competitivo. Un altro sono i siti di ecommerce, che se non sono sufficientemente rapidi a mostrare gli articoli a disposizione e le loro specifiche, o rallentano o interrompono il processo di acquisto, portano gli acquirenti ad abbandonare i “carrelli della spesa”.

Dall’era dei Systems of Record a quella dei Systems of Engagement

Il rapporto dell’istituto di ricerche di Cambridge risulta di particolare interesse per i responsabili Infrastructure & Operations delle aziende e dei cloud service provider che intendono controbattere la “concorrenza” dei colossi del cloud, anche nell’accezione storage, come Amazon o Google. Per questi ultimi, fa notare Forrester, la “custodia” dei dati dei clienti conta più del fatturato immediato che possono ricavare vendendo capacità di archiviazione. Questo spiega in parte il perché oggi si possa acquistare cloud storage a tariffe come 0,02 dollari per Gigabyte al mese. C’è chi ha capito, insomma, che nell’era del customer, chi è in grado di archiviare e restituire più velocemente le informazioni utili per competere, si assicura un solido e crescente business futuro. Per questa ragione, anche i dipartimenti I&O delle aziende, dovrebbero adottare sempre di più un approccio cloud storage al proprio interno, da integrare con quello esterno in un’ottica hybrid cloud. Un modello secondo cui i private cloud dovrebbero rispondere alle necessità di processing e di storage più continuative, mentre quelli public dovrebbero costituire un bacino di riserva cui attingere a fronte di picchi di esigenze computazionali e di archiviazione, oppure per attività di sviluppo e testing impegnative.

Già, ma perché dovrebbe essere opportuno un approccio stile cloud storage invece di uno tradizionale? La ragione principale, si desume dal report di Forrester, è che le aziende stanno passando dall’era dei “Systems of Record” a quello dei “Systems of Engagement” e delle mobile application. Finora, in altre parole, la maggior parte dei processi aziendali era rigidamente codificata e si basava in massima parte sul supporto di piattaforme applicative come gli Erp o i software Crm on premise, i quali ricevono, elaborano e restituiscono, con una certa regolarità, informazioni memorizzate su sistemi storage facilmente dimensionabili e gestibili. I Systems of Engagement, invece, sono categorie di applicazioni scelte e utilizzate sempre più direttamente dalle Line of Business (Lob) e dagli utenti finali: per esempio perché ritenuti più efficienti per analizzare, comprendere e interagire con clienti, partner o gli stessi colleghi. Questi Systems of Engagement, insieme ai device mobili, su cui spesso sono essi stessi installati, generano una crescente quantità di informazioni da memorizzare o da accedere, che mettono a dura prova le infrastrutture storage (figura 1).

Figura 1 – Systems of Engagement sono la più grande sfida per l’ifrastruttura di Storage. Fonte: Forrester

Abbattere i silos e garantire maggiori prestazioni a tutti

Perché l’avvento dei Systems of Engagement e della mobility è così sfidante per le infrastrutture storage? La ragione sta nel fatto che, mentre nell’epoca dei Systems of Record era molto più semplice per i responsabili delle infrastrutture decidere dove prevedere sistemi primary storage (o tier one) “a performance” (cioè più veloci ma anche più costosi) e installare risorse storage più “capacitative” e meno costose (secondary storage o tier two) per l’archiviazione dei dati acceduti meno frequentemente, oggi diventa sempre più complicato capire quali applicazioni richiederebbero l’uno o l’altro tipo di storage. Sempre più spesso, non sono solo le applicazioni Online transaction processing (Oltp) a richiedere alte performance, ma anche sistemi analitici real time di big data e applicazioni front end utilizzate in Virtual Desktop Infrastructure o sui device mobili. Prevedere semplicemente un maggiore ricorso del primary storage per tutti questi tipi di applicazioni, può portare a riempire i sistemi tier one di dati poco o per nulla acceduti (fino all’80% della capacità disponibile, secondo Forrester), con almeno due conseguenze: un degrado delle performance complessive e un aumento del costo dello storage.

La soluzione a questi problemi, in definitiva, è eliminare i silos in cui sono ancora suddivisi i sistemi storage e prevedere infrastrutture condivise per un maggior numero possibile di applicazioni e dati (almeno quelle che manifestano range simili di performance richieste). Integrati a questi sistemi devono essere previsti sistemi in grado di effettuare il provisioning più rapido e flessibile di performance e capacità. Nel recente passato (senza modificare molto il nucleo delle infrastrutture storage costituito da sistemi high end, per le applicazioni e i dati transazionali, e sistemi midrange per il back up, l’archiviazione e la business intelligence tradizionale) secondo Forrester le aziende hanno innovato lo storage solo in alcuni ambiti di frontiera. Solo per certe applicazioni molto time-intensive sono stati aggiunti sistemi all-flash memory, mentre per l’archiviazione di crescenti moli di dati non strutturati sono stati introdotti sistemi di object storage. Oggi la società di analisi consiglia ai responsabili delle infrastrutture di ridurre a due i layer storage e di ridurre da ore a minuti i tempi di provisioning delle capacità e delle performance richieste. Per raggiungere questi obiettivi sono necessari sistemi primary storage più performanti per le virtual machine e i workload “hot” (cioè acceduti più frequentemente) e sistemi più cost-effective (quali Nas o object storage) per i dati cold. Il tutto da gestire con l’ausilio di software di orchestrazione e provisioning sempre più sofisticati e di una rafforzata collaborazione fra It e business.

Riccardo Cervelli
Giornalista

57 anni, giornalista freelance divulgatore tecnico-scientifico, nell’ambito dell’Ict tratta soprattutto di temi legati alle infrastrutture (server, storage, networking), ai sistemi operativi commerciali e open source, alla cybersecurity e alla Unified Communications and Collaboration e all’Internet of Things.

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