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Da HPE un set di tool e servizi per riposizionare le applicazioni

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Attualità

Da HPE un set di tool e servizi per riposizionare le applicazioni

Hewlett Packard Enterprise ha lanciato HPE Right Mix Advisor, un set di tool, expertise e una metodologia che permette di visualizzare tutte le applicazioni implementate e, considerati gli obiettivi di business e i trade-off accettabili, riallocare le app sulle giuste piattaforme target

19 Mar 2019

di Riccardo Cervelli

Troppo spesso le applicazioni delle aziende che abbracciano la digital economy non si trovano sule piattaforme tecnologie ideali per ottenere agilità, flessibilità, apertura e il migliore ritorno sugli investimenti (ROI). “Il 70% delle aziende – dichiara a ZeroUno Erik Vogel, Global Vice President for Hybrid IT and Cloud di HPE Pointnext, la parte servizi di HPE (Hewlett Packard Enterprise) – non è soddisfatto dai risultati di business ottenuti dai modelli di hybrid IT implementati”.

Erik Vogel, Global Vice President for Hybrid IT and Cloud di HPE Pointnext

L’hybrid IT è l’arena in cui HPE si appresta a competere con la nuovissima offerta denominata HPE Right Mix Advisor, un set formato da competenze integrate, ecosistema di strumenti software e metodologie di migrazione che aiutano le aziende a determinare e profilare tutto il proprio portafoglio di applicazioni per costruire un piano che consenta di posizionarle sulle piattaforme più appropriate tra cloud pubblico, cloud privato e infrastruttura IT tradizionale: “Il principale problema delle aziende che nel corso degli anni hanno implementato applicazioni in piattaforme eterogenee quali data center on-premises, private cloud, public cloud, infrastrutture hardware dedicate – continua Vogel – è che i progetti di innovazione hanno dovuto fare leva su tecnologie e processi IT tradizionali, che non hanno consentito di raggiungere una visione esaustiva e olistica del portafoglio applicativo, delle infrastrutture coinvolte e delle varie interdipendenze fra gli elementi dell’ecosistema IT”.

Business dinamico, IT dinamico

La complessità dell’IT delle aziende di oggi (dalle piccole alla più grandi, entrambe nel mirino della soluzione HPE Right Mix Advisor), non è che il riflesso della complessità della digital economy. Ma mentre questa si evolve in modo rapido, i dipartimenti IT delle aziende non riescono a modernizzare le applicazioni e a individuare le piattaforme migliori per queste con un ritmo paragonabile. Di qui lo sforzo di HPE, compiuto soprattutto nell’ultimo biennio attraverso acquisizioni, nuove partnership e ri-architettura di toolkit esistenti, di introdurre una soluzione quale HPE Right Mix Advisor: “Questa offerta – chiarisce Vogel – si basa su tre pilastri: tool basati su sistemi esperti, expertise di HPE e una metodologia di successo”. HPE ha potenziato il proprio toolkit dedicato alla valutazione e alla portabilità dei workload integrandovi i tool derivanti dalle acquisizioni di Cloud Technology Partners e RedPixie, per poi ri-architettarlo in modo da aprirlo come piattaforma per integrarvi la proprietà intellettuale di un ecosistema di partner come iQCloud di iQuate e XYZ di ServiceNow allo scopo di implementare le capacità di discovery automatico di HPE Right Mix Advisor. iQCloud è stato creato per creare una visione olistica di dati, applicazioni e infrastruttura IT in un arco di tempo molto breve grazie all’automazione”.

La soluzione HPE Right Mix Advisor

Expertise e metodologia in gioco

HPE Right Mix Advisor utilizza iQCloud per raccogliere automaticamente i dati sullo scenario di workload/app e sulle relative dipendenze: “In passato – sottolinea Vogel – per ottenere questi dati le aziende avrebbero dovuto ricorrere a svariati set di tool, centinaia di interviste e questionari protratti nell’arco di diversi mesi. Una volta effettuata la raccolta dei dati, gli esperti HPE possono scoprire elementi di informazione necessari per sviluppare, insieme a CIO e IT manager, una roadmap di alto livello. Un processo composto da questionari automatizzati, che utilizzano informazioni real-time e benchmark, e che consentono agli utenti anche di indicare quali tipi di trade-off (ad esempio fra prestazioni e costi, fra latenze e sicurezza) ritengono accettabili. Questo processo conduce a una profilazione delle applicazioni che potrebbe suggerire o un requisito di modernizzazion, il mantenimento dell’applicazione sull’infrastruttura attuale, o il ritiro dell’applicazione”.

Le sperimentazioni effettuate con HPE Right Mix Advisor presso alcuni clienti hanno prodotto piani chiari e accelerati per i clienti nell’arco di 2-3 mesi laddove, in precedenza, i clienti enterprise avevano dovuto lavorare con difficoltà per 12-24 mesi”. Un aspetto molto importante di Right Mix Advisor, oltre ai tool e alla capacità di consulenza dei professionisti di HPE , anche una metodologia che prevede di effettuare proof-of-concept (POC) si applicazioni cosiddette “first-mover”. Si tratta di applicazioni in grado di produrre ritorni in tempi rapidi. “Grazie a questa metodologia – conclude Vogel – i clienti sono riusciti a mettere a punto POC con esiti positivi in poche settimane invece che in mesi”. Vogel garantisce che la soluzione non porta a raccomandazioni di specifici hardware e vendor. Diverso il caso delle piattaforme cloud, in quanto i tool rilevano le scelte già effettuare e gli skill disponibili presso le aziende e, su questa base, gli esperti di HPE possono offrire consigli più mirati.

Riccardo Cervelli

Giornalista

Nato nel 1960, giornalista freelance divulgatore tecnico-scientifico, nell’ambito dell’Ict tratta soprattutto di temi legati alle infrastrutture (server, storage, networking), ai sistemi operativi commerciali e open source, alla cybersecurity e alla Unified Communications and Collaboration e all’Internet of Things.

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