Trasformazione digitale e sviluppo sostenibile: due obiettivi italiani ed europei che vanno perseguiti insieme

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Trasformazione digitale e sviluppo sostenibile: due obiettivi italiani ed europei che vanno perseguiti insieme

La scelta fra una vigorosa ripresa economica dopo il lock-down e la sostenibilità ambientale e sociale è una falsa alternativa. Si dovrà invece riflettere su come riuscire a mantenere insieme i due aspetti, andando al contempo a superare su nuove basi una governance globale che, con il COVID19, ha rivelato tutte le sue fragilità. Quale ruolo possono svolgere le tecnologie digitali in questo contesto?

01 Lug 2020

di Elisabetta Bevilacqua

I punti di riferimento per uno sviluppo sostenibile, indispensabile anche per definire una strategia italiana di ripresa, restano da un lato l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile formulata dall’ONU nel 2015 e dall’altro il Green Deal europeo, varato in concomitanza all’insediamento della nuova Commissione Europea, a fine 2019.

L’Agenda 2030, entrata in vigore il 1° gennaio 2016, ha come punto di partenza la valutazione di insostenibilità dell’attuale modello di sviluppo, non solo sul piano ambientale, ma anche su quello economico e sociale. Tutti i Paesi sono dunque chiamati a contribuire senza più distinzione tra Paesi sviluppati, emergenti e in via di sviluppo e a impegnarsi, pur con le diverse specificità, a definire una propria strategia di sviluppo sostenibile che veda coinvolte tutte le componenti della società, le imprese, il settore pubblico, la società civile, le associazioni, le università e la ricerca…

Obiettivi di Agenda 2030

Per monitorare il processo di cambiamento del modello di sviluppo, Agenda 2030 ha definito un sistema basato su 17 Obiettivi, 169 Target e oltre 240 indicatori, sulla base dei quali verrà valutato periodicamente, in sede Onu, ciascun Paese e sottoposto al giudizio delle opinioni pubbliche nazionali e internazionali.

Gli obiettivi si articolano sulle tre dimensioni dello sviluppo sostenibile: crescita economica, inclusione sociale, tutela dell’ambiente. Per esemplificare alcuni dei 17 goal, ne elenchiamo alcuni più strettamente connessi ai temi tipici di ZeroUno:

Goal 9 – imprese, innovazione e infrastrutture, che punta a costruire un’infrastruttura resiliente e promuovere innovazione e industrializzazione equa, responsabile e sostenibile (figura 1);

goal 9
figura 1

Goal 11 – città e comunità sostenibili, per rendere le città e gli insediamenti umani inclusivi, sicuri, duraturi e sostenibili (figura 2);

Goal 11
figura 2

Goal 12 – punta a garantire modelli di produzione e di consumo sostenibili (figura 3).

Goal 12
figura 3

L’Italia, come la totalità dei Paesi che hanno aderito ad Agenda 2030, ha presentato la Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile, varata a dicembre 2017, che definisce le linee direttrici delle politiche economiche, sociali e ambientali per il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile entro il 2030.

Per monitorare l’attuazione a livello italiano della strategia per lo sviluppo sostenibile e l’attuazione degli obiettivi di Agenda 2030, è stata creata la Commissione nazionale per lo sviluppo sostenibile, presieduta dal Presidente del Consiglio con la partecipazione dei ministri e rappresentanze delle amministrazioni locali, oltre a vari comitati e una cabina di regia.

Green Deal europeo: obiettivi e investimenti

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Il Green Deal rappresenta la tabella di marcia per rendere sostenibile l’economia dell’UE da raggiungere trasformando le sfide ambientali in opportunità in tutti i settori, con l’obiettivo al 2050 di una UE a impatto climatico zero. Per farlo è necessario promuovere l’uso efficiente delle risorse anche grazie a all’economia circolare, ripristinare la biodiversità e ridurre l’inquinamento, definendo gli investimenti necessari e gli strumenti di finanziamento disponibili per garantire una transizione giusta e inclusiva.

Tutti i settori economici dovranno essere coinvolti con le seguenti azioni:

  • investire in tecnologie rispettose dell’ambiente;
  • sostenere l’industria nell’innovazione;
  • introdurre forme di trasporto privato e pubblico più pulite, economiche e sane;
  • decarbonizzare il settore energetico;
  • garantire una maggiore efficienza energetica degli edifici;
  • collaborare con i partner internazionali per migliorare gli standard ambientali mondiali.

GreenDeal investimenti

Il piano di investimenti del Green Deal europeo

La pandemia è piombata imprevista su questo scenario, andando in parte a modificarne la prospettiva. La via è indicata dalla commissaria all’energia Kadri Simson nella cerimonia di apertura di della EU Sustainable Energy Week, il primo evento dopo il lancio del Green Deal, in cui ha colto l’occasione per affrontare la risposta alla pandemia in un mondo globalizzato. “Penso che ci siano due modi di guardare alla situazione del nostro settore [ndr: energia]: come a una minaccia o a un punto di svolta”, ha detto.

Nel primo caso l’obiettivo consiste nel riparare i danni di una crisi economica confrontabile con quella del ’29.

Nel secondo caso si tratta non tanto scegliere il ritorno alla normalità, ricordando che la normalità significa proseguire con il riscaldamento globale, quanto “cogliere l’opportunità di riavviare la nostra economia mentre accentuiamo gli sforzi per un’energia pulita”.

Il ruolo delle tecnologie digitali per il Green Deal

Le tecnologie digitali sono un fattore abilitante fondamentale per conseguire gli obiettivi di sostenibilità del Green Deal in diversi settori. Possono ad esempio migliorare l’efficienza energetica attraverso gli smart building e l’utilizzo dei trasporti pubblici basati su sistemi intelligenti, mentre si è verificato, durante l’emergenza, che lo smart working e gli eventi virtuali possano ridurre significativamente i consumi energetici e l’inquinamento prodotti dai trasferimenti.

La Commissione metterà dunque in campo misure finalizzate a garantire che le tecnologie digitali (intelligenza artificiale, G5, cloud e edge computing, IoT…) possano accelerare e rendere più efficaci le politiche messe in campo per affrontare i cambiamenti climatici e proteggere l’ambiente. Vengono inoltre considerate le opportunità che la digitalizzazione offre per il monitoraggio a distanza dell’inquinamento atmosferico e idrico, per l’ottimizzazione delle modalità di utilizzo dell’energia e delle risorse naturali.

La Commissione stima però ancora troppo elevata l’impronta ambientale del settore ICT che rappresenta circa il 5-9% del consumo di energia elettrica mondiale e oltre il 2% delle emissioni complessive. A politiche invariate, si stima di poter arrivare fino al 14% entro il 2040, mentre l’Europa ha bisogno di un settore digitale che ponga al centro la sostenibilità. Il Green Deal punta dunque a iniziative per migliorare l’efficienza energetica dei centri di dati e delle telecomunicazioni con l’obiettivo di portarli alla neutralità climatica entro il 2030.

Elisabetta Bevilacqua

Giornalista

Sono attiva dal 1989 nel giornalismo hi-tech, dopo esperienze in uffici studi di grandi gruppi e di formazione nel settore dell’informatica e, più recentemente, di supporto alle startup. Collaboro dal 1995 con ZeroUno e attualmente mi occupo soprattutto di trasformazione digitale e Industry 4.0, open innovation e collaborazione fra imprese e startup, smart city, sicurezza informatica, nuove competenze.

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