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Sovranità dei dati, il 64% delle aziende è senza strategia


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La ricerca Everpure su 2.100 responsabili in otto Paesi rileva lacune nel controllo degli accessi e nella preparazione ai rischi geopolitici. Il 91% dei dirigenti teme conseguenze economiche e reputazionali per la propria organizzazione

Pubblicato il 14 ott 2026



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Punti chiave

  • sovranità dei dati: 91% dei dirigenti teme impatti finanziari e reputazionali, 88% la perdita del posto; 64% delle aziende senza strategia formale.
  • Divario operativo: 62% non ha visibilità sugli accessi; 56% senza piani per mitigare esfiltrazione o Denial of Service; scarse competenze e sostegno.
  • Scelte sui fornitori: 85% disposto a rinunciare a funzionalità per preferire fornitori locali o sovrani, 40% limita SaaS non nazionale; Everpure propone Sovereignty by Design.
Riassunto generato con AI


La possibilità di perdere il controllo sulle informazioni aziendali preoccupa i vertici delle grandi imprese. Secondo una ricerca Everpure, il 91% dei dirigenti intervistati teme conseguenze finanziarie e reputazionali per la propria organizzazione e l’88% ritiene che un problema di questo tipo potrebbe costargli il posto.

Il 64% delle aziende opera però senza una strategia formale di sovranità dei dati, necessaria per governare gli accessi alle informazioni e affrontare i rischi legati alle giurisdizioni straniere e alle interruzioni dei servizi.

I risultati arrivano dal Global Data Sovereignty Report 2026, presentato da Everpure. La ricerca, commissionata a Vanson Bourne e condotta a giugno 2026, ha coinvolto 2.100 dirigenti e responsabili IT di grandi aziende in Regno Unito, Francia, Germania, Australia, Giappone, Corea del Sud, Singapore e India. L’indagine confronta le intenzioni strategiche con il livello di preparazione operativa.

Accessi e continuità dei servizi, le lacune nella preparazione

Il 90% delle organizzazioni considera la sovranità dei dati una questione di business. Il rapporto individua tuttavia un divario fra la consapevolezza dei vertici e la capacità di gestire le minacce: molte aziende continuano a trattare il tema come un’attività ordinaria di cybersecurity o di conformità normativa.

Il 62% delle imprese non ha piena visibilità su chi può accedere ai dati, controllarli e gestirli. Il 56% è privo di piani per mitigare il rischio di esfiltrazione delle informazioni o di interruzione dei servizi legato a fattori geopolitici. Nel perimetro descritto dalla ricerca rientrano il trasferimento di dati imposto da autorità straniere e i potenziali incidenti di Denial of Service, cioè l’indisponibilità dei servizi.

Alla carenza di piani si aggiungono difficoltà organizzative. Il 56% ammette di non avere le competenze e la capacità necessarie per realizzare iniziative sulla sovranità; il 36% fatica a ottenere il sostegno del top management. La protezione dall’accesso extraterritoriale alle informazioni è indicata come priorità assoluta soltanto dal 9%.

«I responsabili aziendali sanno che la sovranità dei dati può mettere in gioco il loro posto di lavoro, eppure molti si concentrano ancora sui rischi sbagliati – afferma Alex McMullan, Chief Technology Officer, International di Everpure – La sovranità non riguarda semplicemente il luogo in cui i dati vengono archiviati, ma la possibilità di averne piena visibilità e pieno controllo grazie a una gestione dei dati moderna. Chi può accedere ai dati, quali giurisdizioni si applicano e se dati o servizi business-critical potrebbero subire interruzioni: sono queste le domande chiave che ogni organizzazione dovrebbe porsi».

Le scelte sui fornitori locali e sui servizi SaaS

La preoccupazione per il controllo delle informazioni si riflette anche nelle scelte sui fornitori. L’85% delle organizzazioni è disposto a rinunciare a funzionalità avanzate per lavorare con un provider locale o sovrano. Il 40% sta già limitando l’utilizzo di fornitori di software erogato come servizio, o SaaS, che si appoggiano a infrastrutture non nazionali.

Il tema coinvolge gli accessi, i trasferimenti e le giurisdizioni applicabili, oltre alla collocazione delle infrastrutture.

«La sovranità digitale è passata dall’essere un tema di compliance a una questione critica per il board aziendale – sottolinea Rahiel Nasir, Research Director and Lead Analyst, Worldwide Digital Sovereignty di IDC – Per i dirigenti, la sfida non consiste solo nel sapere dove sono ospitati i propri dati, ma nell’avere il controllo totale su tutti gli accessi e i trasferimenti di dati (inclusi tutti i metadati), nel disporre di una protezione garantita contro le richieste di accesso extraterritoriali e nel gestire i rischi IT e quelli legati ai fornitori alla luce delle incertezze geopolitiche».

Sovereignty by Design, controlli proporzionati al rischio

Everpure propone un approccio denominato Sovereignty by Design, che applica controlli e governance in base al rischio associato a ciascun insieme di dati, applicazione e carico di lavoro. Il modello parte dalle esigenze di business e dalla propensione al rischio della singola organizzazione, considerando il suo orientamento rispetto alla normativa.

La proposta sposta l’attenzione dalla sovranità nazionale a quella aziendale. L’obiettivo dichiarato è proteggere le risorse critiche dai rischi individuati, preservando la possibilità di utilizzare la flessibilità e la scalabilità dei provider globali di cloud e SaaS.

Secondo l’azienda, Everpure Data Intelligence supporta questo approccio attraverso l’individuazione, la classificazione e la contestualizzazione delle informazioni presenti sulla Everpure Platform, nei cloud pubblici, nelle applicazioni SaaS e nei sistemi di storage di terze parti. La visibilità sull’intero patrimonio informativo consente alle organizzazioni di decidere come governare e proteggere i propri dati.

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