«LinkedIn è uno strumento straordinario per far comprendere all’esterno il vostro ruolo, soprattutto in un momento di forte trasformazione per la vostra figura professionale. Un’evoluzione ben chiara a voi in questa sala, ma spesso non del tutto compresa all’esterno». Alessandro Gini, consulente e formatore LinkedIn, fondatore di up4business e Inspire Day, ha affrontato ai Digital360 Awards e CIOsumm.IT 2026 il tema della riconoscibilità professionale dei responsabili IT.
Il punto di partenza è l’uso della piattaforma nel corso della vita professionale: «Molti considerano ancora LinkedIn soltanto come il luogo in cui andare quando si deve cambiare lavoro. È certamente un grande alleato per questo scopo, ma spesso non nella modalità classica da “curriculum vitae digitale”, bensì in una veste molto più avanzata», osserva Gini.
Indice degli argomenti
Personal branding su LinkedIn: la metafora della città e i tre salti di paradigma per i CIO
Gini paragona LinkedIn a una città: i profili personali e le pagine aziendali sono gli edifici, i collegamenti sono le strade, le interazioni rappresentano il traffico. Curare soltanto il profilo, senza costruire una rete e partecipare agli scambi, significa lasciare un edificio isolato.
«Oggi siamo tutti spinti verso un’evoluzione: anche chi non si è mai occupato direttamente di comunicazione deve iniziare a curare la comunicazione di se stesso. Non per conto dell’azienda, ma per la propria carriera, il proprio posizionamento e l’aggiornamento continuo», ha chiarito il fondatore di up4business.
Un profilo che renda riconoscibili le competenze
Il profilo deve permettere a chi lo visita di capire rapidamente di cosa si occupa il professionista, quali competenze possiede e su quali progetti lavora. Bisogna passare dal concetto di profilo a quello di “landing page”. Gini ha suggerito di scegliere termini precisi e riconoscibili anche per agevolare la ricerca da parte di colleghi, selezionatori e potenziali interlocutori.
L’indicazione per i responsabili dei sistemi informativi è di intervenire subito sul sommario posizionato sotto il proprio nome: «Nella headline, non limitatevi a scrivere “CIO @ NomeAzienda”. Inserite parole chiave legate alle competenze che state sviluppando, alle sfide d’innovazione che guidate e al valore che portate», suggerisce Gini. Anche le immagini e i materiali selezionati contribuiscono alla presentazione professionale. Una fotografia coerente con il proprio ruolo, una copertina curata e la sezione “In Evidenza” possono dare visibilità ad articoli, interventi e progetti.
Contatti selezionati
Per Gini, la qualità della rete dipende dalla pertinenza degli interlocutori e dalla possibilità di confrontarsi con loro: «È molto meglio avere 300 collegamenti altamente qualificati con cui scambiare opinioni», puntualizza il consulente, suggerendo di selezionare le richieste di collegamento in base ai propri interessi professionali. L’obiettivo è passare dalle “connessioni”, alla “community”. «Il network non è un album di figurine, ma un gruppo di persone con cui interagire», commenta Gini.
E come gestire l’elevato numero di messaggi con commerciali che arrivano in casella? Gini risponde distinguendo le richieste personali dagli invii massivi: «Non dovete rispondere a tutti i messaggi. I messaggi di vendita massivi o spammosi non richiedono alcuna risposta. Non è sgarbato ignorarli». Il suggerimento è di concentrare l’attenzione sui messaggi pertinenti e sugli interlocutori con cui avviare un confronto.
L’esposizione pubblica e il rapporto con la voce aziendale
Molti CIO utilizzano LinkedIn come strumento di aggiornamento professionale, ma sono ancora relativamente pochi quelli che pubblicano contenuti con continuità. Tra le principali ragioni emergono il timore di condividere contributi percepiti come poco originali e la preoccupazione di generare un numero elevato di richieste e interazioni difficili da gestire. Per chi ricopre ruoli di responsabilità, infatti, una maggiore esposizione può tradursi in un significativo aumento di messaggi e contatti, non sempre pertinenti agli obiettivi professionali.
Un altro aspetto riguarda il rapporto tra identità personale e ruolo aziendale. Nel caso delle figure apicali, post e commenti pubblicati a titolo individuale possono essere interpretati come espressione della cultura, delle posizioni o delle strategie dell’organizzazione di appartenenza. «Questo apre il tema enorme della “zona grigia” tra brand personale e corporate su cui LinkedIn ha costruito gran parte del suo successo – commenta Gini -. È uno strumento individuale con impatti aziendali. Per evitare rischi basta seguire poche regole di buon senso nelle prese di posizione e attenersi alla social media policy aziendale, ove presente».
LinkedIn offre inoltre l’opportunità di avviare nuove relazioni professionali e ampliare la propria rete di contatti. Sebbene la piattaforma mantenga una forte connotazione professionale, commenti e interazioni sui contenuti possono rappresentare il primo passo verso conversazioni più approfondite, che possono poi proseguire attraverso canali più diretti.
Una routine quotidiana per partecipare con continuità
Anche la gestione del tempo rappresenta una sfida ricorrente. Una presenza efficace sulla piattaforma non richiede necessariamente un impegno gravoso: dedicare ogni giorno pochi minuti ad attività pianificate, come commentare contenuti rilevanti, condividere esperienze o interagire con la propria rete, può contribuire a costruire autorevolezza e visibilità nel tempo. «L’obiettivo non è scrollare passivamente il feed come su Instagram o TikTok, ma sapere esattamente quali azioni strategiche compiere in quel quarto d’ora per portare valore al proprio personal brand», ha spiegato Gini.
I commenti come occasione di confronto
Una delle attività suggerite è commentare i contenuti altrui con osservazioni pertinenti. Per Gini, questa partecipazione può essere più utile alla costruzione di relazioni rispetto alla pubblicazione di post limitati a segnalare la propria presenza a un evento.
Un commento argomentato apre uno scambio con l’autore e può rendere visibili le competenze del manager ad altri lettori. Durante la sessione, i partecipanti sono stati invitati a intervenire sotto il post ufficiale dell’evento e a osservare le visualizzazioni ottenute dai propri commenti.
Raccontare come si è affrontato un progetto
Per i contenuti pubblicati sul proprio profilo, Gini ha distinto quattro categorie.
- Post promozionali. Utilizzati per condividere traguardi, riconoscimenti, premi o progetti aziendali e personali. Utili per il brand, ma rischiano spesso di risultare autoreferenziali, ottenendo reazioni formali senza trasferire un reale valore ai lettori.
- Post di aggiornamento. Servono a mostrare che si è informati su novità normative, tecnologiche o articoli di settore. Pur facendo circolare informazioni utili, si limitano spesso a riportare contenuti altrui.
- Post educativi. Rappresentano la categoria fondamentale per fare la differenza nel personal branding. Consistono nel condividere le proprie conoscenze ed esperienze pratiche, dimostrando come si lavora e posizionandosi come esperti nel proprio campo
- Post di coinvolgimento. Ispirati alle dinamiche dei social di intrattenimento, puntano a generare interazione (es. resoconti fotografici di eventi o contenuti orientati ai “like”) oppure a sfruttare temi divisivi e polemici per catturare l’attenzione e spingere gli utenti a schierarsi.
È sui post educativi che Gini ha invitato i manager a concentrarsi: «È la categoria regina per il personal branding. Non si tratta di fare lezioni teoriche (how-to), ma di raccontare la propria esperienza professionale: come avete affrontato una sfida specifica (I-how). Ad esempio, raccontare il percorso di adozione dell’AI o l’ingresso nei board aziendali in modalità building in public. Dimostra sul campo le vostre competenze reali».
Il criterio suggerito è scegliere esperienze di cui si possano spiegare le decisioni, le difficoltà e i risultati. Per un responsabile IT significa rendere comprensibile il proprio contributo ai progetti e offrire agli interlocutori elementi concreti su cui confrontarsi.
FAQ: CIO & Innovation
Come sta evolvendo il rapporto tra CIO e CISO nelle organizzazioni moderne?
Il rapporto tra CIO e CISO sta evolvendo verso una collaborazione strategica sempre più convergente. Secondo le analisi di IDC e Check Point Research, i ruoli tradizionalmente distinti potrebbero trasformarsi in figure alleate e sinergiche, fino a prospettare una leadership integrata. Questa evoluzione riflette la necessità di affrontare in modo coordinato le sfide di sicurezza emergenti nel contesto della trasformazione digitale.
Qual è il tema centrale dei Digital360 Awards e CIOsumm.IT 2025?
Il tema centrale dei Digital360 Awards e CIOsumm.IT 2025 è “L’essenziale nel digitale: cosa conta veramente nell’era dell’AI”. L’evento esplorerà cosa rimane fondamentale per l’essere umano nell’era dell’intelligenza artificiale, invitando i CIO a riscoprire le proprie capacità distintive non replicabili dalle macchine, come la leadership visionaria, l’intuizione strategica e l’attitudine a costruire relazioni. Il concetto di essenzialità viene definito come la capacità di focalizzarsi sulle priorità autentiche, investendo le risorse nelle iniziative che contano davvero.
Quali sono le competenze più importanti per un CIO moderno?
Per un CIO moderno, la competenza più importante è la capacità di gestire gli stakeholder, che supera di gran lunga la pura competenza tecnica. A seguire, sono fondamentali la comprensione dei processi aziendali e la conoscenza del modello di business. Questo riflette un cambiamento di paradigma: il CIO contemporaneo è sempre più un manager trasversale, un architetto di relazioni e processi, piuttosto che un esperto di specifiche tecnologie. Questa evoluzione conferma la trasformazione del ruolo verso una figura di sintesi tra tecnologia, business e relazioni umane.
Come impatterà l’intelligenza artificiale sul ruolo del CIO?
Secondo la maggioranza dei CIO, l’impatto dell’AI sul loro ruolo sarà rilevante. I principali benefici attesi includono l’aumento della produttività e il recupero di tempo per attività a maggior valore aggiunto, come l’innovazione e lo sviluppo del business. Un effetto interessante è anche la possibilità di internalizzare attività prima affidate a fornitori esterni, grazie alle capacità dell’intelligenza artificiale. Questo cambiamento spinge i CIO a concentrarsi su ciò che è realmente essenziale, distinguendo l’innovazione utile da quella accessoria e mantenendo un equilibrio tra hype tecnologico e concretezza operativa.
Chi è e cosa fa un CIO Chief Information Officer?
Il Chief Information Officer(CIO) è una figura chiave nell’organigramma aziendale moderno, responsabile della gestione e dell’implementazione delle tecnologie dell’informazione per supportare gli obiettivi di business.
Quando nasce il ruolo del CIO?
La figura del Chief Information Officer è emersa negli anni ’80, evolvendo da un ruolo puramente tecnico a una posizione strategica che influenza direttamente le decisioni aziendali e guida la trasformazione digitale.
Quali sono le responsabilità chiave del CIO moderno?
Il CIO moderno si occupa di allineare la strategia IT con gli obiettivi aziendali, gestire il budget IT, garantire la sicurezza dei dati e guidare l’innovazione tecnologica all’interno dell’organizzazione.
Quali competenze essenziali ha un CIO di successo?
Un responsabile della funzione aziendale tecnologie dell’informazione e della comunicazione di successo deve possedere un mix equilibrato di competenze tecniche, manageriali e strategiche per guidare efficacemente la trasformazione digitale dell’azienda.
Quali abilità tecniche sono richieste al Chief Information Officer?
Le competenze tecniche fondamentali includono una profonda comprensione delle architetture IT, dei sistemi di sicurezza, del cloud computing e delle tecnologie emergenti come l’IA e l’IoT.
Quali sono le soft skills critiche per la leadership IT?
Le soft skills essenziali per un CIO includono capacità di leadership, comunicazione efficace, pensiero strategico e abilità nel gestire il cambiamento organizzativo.
Il CIO è un ruolo ponte tra IT e business?
Il CIO moderno funge da intermediario tra il dipartimento IT e le altre funzioni aziendali, traducendo le esigenze di business in soluzioni tecnologiche e viceversa.
Quali sono le fasi di allineamento delle strategie IT con gli obiettivi aziendali?
Il CIO deve assicurare che le iniziative IT supportino e potenzino gli obiettivi strategici dell’azienda, massimizzando il ritorno sugli investimenti tecnologici.
Con chi collabora il CIO?
La collaborazione con
e altri dirigenti è cruciale per il CIO per garantire che la tecnologia sia integrata in tutte le aree dell’azienda e supporti la visione complessiva.
Quali sfide deve affrontare un CIO?
I responsabili della funzione aziendale tecnologie dell’informazione e della comunicazione moderni devono affrontare sfide complesse come la rapida evoluzione tecnologica, la crescente minaccia alla sicurezza informatica e la necessità di innovazione continua.
Qual è l’impatto del CIO sulla competitività aziendale?
Un CIO efficace può aumentare significativamente la competitività aziendale attraverso l’implementazione strategica di tecnologie che migliorano l’efficienza e creano vantaggio competitivo.
Come evolverà il ruolo del CIO?
Il ruolo del CIO continuerà ad evolversi, con un focus crescente sull’innovazione, la trasformazione digitale e la creazione di valore attraverso la tecnologia.
Quali tendenze influenzeranno la posizione del Chief Information Officer?
Tecnologie come l’IA, il machine learning, l’edge computing , gli IIoT e la blockchain stanno ridefinendo il panorama IT e il ruolo del CIO nel guidare la loro adozione.
Come cambieranno le responsabilità del CIO?
Si prevede che il CIO assumerà un ruolo ancora più strategico, con maggiore influenza sulle decisioni di business e un focus sulla creazione di valore attraverso l’innovazione digitale.
Come diventare un CIO?
Il percorso verso la posizione di responsabile della funzione aziendale tecnologie dell’informazione e della comunicazione richiede una combinazione di esperienza tecnica, competenze manageriali e una profonda comprensione del business.
Quali sono le qualifiche ed esperienze necessarie per aspirare al ruolo di CIO?
Tipicamente, un responsabile della funzione aziendale tecnologie dell’informazione e della comunicazione ha una solida formazione in informatica o ingegneria, spesso accompagnata da un MBA, e una vasta esperienza in ruoli IT di crescente responsabilità.
Quali sono i principali consigli per professionisti IT che mirano alla posizione di Chief Information Officer?
I professionisti IT aspiranti responsabile della funzione aziendale tecnologie dell’informazione e della comunicazione dovrebbero cercare opportunità per ampliare la loro comprensione del business, sviluppare competenze di leadership e acquisire esperienza in progetti di trasformazione digitale.
Come il CIO misura il proprio successo?
Il successo di un responsabile della funzione aziendale tecnologie dell’informazione e della comunicazione può essere misurato attraverso una serie di KPI che riflettono sia l’efficacia operativa dell’IT che il suo impatto sul business.
Indicatori di performance per valutare l’efficacia del CIO
Alcuni KPI chiave includono il ROI degli investimenti IT, i tempi di implementazione dei progetti, la soddisfazione degli utenti e il contributo dell’IT alla crescita dei ricavi.
Bilanciamento tra innovazione e stabilità operativa
Un CIO di successo deve trovare il giusto equilibrio tra l’introduzione di innovazioni e il mantenimento di operazioni IT stabili e affidabili.































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