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Intelligence real time in volo contro i crimini ambientali ed economico-finanziari. Un accordo tech tra GDF-CNR

Braccio operativo, la GDF. Cervello scientifico, il CNR. Unendo mezzi e sensori all’avanguardia della prima con la potente capacità di analisi dati ML-based del secondo, si può possono contrastare i crimini ambientali più efficacemente e tempestivamente, intercettando anche gli illeciti arricchimenti di chi gestisce in modo criminale varie forme di aggressione al territorio. È questo il senso del protocollo di intesa firmato tra i due soggetti, entrambi attenti all’ottimizzazione di tempi e risorse. Oltre alla difesa dell’ambiente, li unisce infatti anche l’urgenza di sfruttare al meglio ogni ora, dato e spostamento per non sprecare risorse pubbliche. Un’ambizione da condividere con la PA per creare un triangolo virtuoso ad alto impatto sociale, oltre che ambientale. 

Pubblicato il 03 Ott 2022

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Il “mercato” dei crimini ambientali è uno dei più redditizi, Secondo l’Interpol, a livello globale vale tra i 110 e i 281 miliardi di dollari. Il climate change è uno dei pericoli più imminenti per l’economia: secondo un’analisi di S&P nei prossimi trent’anni manderà in fumo il 4% del PIL mondiale. Cifre che fanno riflettere, ma non sempre passare all’azione sul proprio territorio, pur sapendo dal rapporto Ecomafia 2021 di Legambiente che in Italia si registrano 4 reati ambientali ogni ora, soprattutto di inquinamento.

Una combinazione di “effetto struzzo” e sindrome NIMBY paralizzante, ma con alcune incoraggianti eccezioni. Guardia Di Finanaza e CNR hanno infatti appena deciso di intensificare la propria collaborazione tecnologica e scientifica proprio per opporsi a questi fenomeni con maggior coordinamento. E quindi con più efficacia.

“È un allarme che sembra lontano, ma è strettamente collegato a ciò che avviene sul nostro territorio. Ci sono rifiuti illecitamente rilasciati nella nostra area che sfuggono, impattando altrove. Tutti devono quindi fare la propria parte. Anche in Italia servono azioni mirate, regolari e coordinate” spiega Vito Uricchio dirigente dell’Istituto di Ricerca Sulle Acque del CNR.

“Dual use” di strumenti, triplici vantaggi

Al centro del protocollo d’intesa firmato in estate c’è un monitoraggio ambientale sistematico, da effettuare coniugando le potenzialità operative e tecnologiche della GDF e le competenze scientifiche e di ricerca del CNR.

“Come braccio operativo di osservazione del territorio, possiamo offrire mezzi all’avanguardia, completa copertura su mare e terra e intensi ritmi di raccolta informazioni. Ci servono però le skill per interpretarle e valorizzarle. L’intesa con il CNR si innesta in un più ampio piano di ottimizzazione del nostro operato. Ogni ora di volo su terra o mare deve essere utile a una pluralità di stakeholder. Mentre perseguiamo i nostri scopi possiamo infatti raccogliere dati per altri soggetti in grado di utilizzarli, anche per scopi predittivi” racconta il Gen. B. Christian Tettamanti, Capo della Centrale Operativa del Comando Generale della Guardia di Finanza.

“Dual use” e “zero sprechi” quindi, per i mezzi della GDF che, anche durante semplici trasferimenti potranno raccogliere informazioni per obiettivi ambientali o metodologici. Un doppio risparmio per le risorse pubbliche. Nell’immediato, in termini di investimenti in infrastrutture e strumenti, in futuro per lo stop allo spreco di denaro pubblico legato ai crimini ambientali individuati.

Collaborando già da 20 anni su alcuni specifiche aree, con questa firma GDF e CNR introducono importanti innovazioni sul piano tecnologico, organizzativo e gestionale per interagire con i dati in modo più rigoroso. Per la GDF ciò significa supportate con una maggior valenza scientifica le evidenze acquisite durante le missioni di volo, potenziandone la rilevanza anche in sede processuale. Più efficacia in tribunale, quindi, grazie alle competenze del CNR, ma anche monitoraggio tempestivo e prevenzione contro ecomafie attive soprattutto nello sversamento abusivo di inquinanti sui territori e nella pesca illegale.

Sempre in ottica di ottimizzazione, i grandi volumi di dati raccolti, anche se poco rilevanti per un giudice, costituiscono un patrimonio su cui investire nel tempo. Possono infatti contribuire alla ricerca scientifica e fornire una lettura dei fenomeni criminali più profonda e prospettica.

Sensori, algoritmi e software all’avanguardia, integrabili dalla nascita

La reciproca conoscenza, anche tecnologica, già esistente ha eliminato ogni timore legato all’interoperabilità tra gli strumenti condivisi. “Sono stati tutti realizzati apposta per abbattere ogni difficoltà tecnica. Il nostro nasce già come sistema integrato e integrabile, abbiamo lavorato in anticipo in un’ottica di co-progettualità strategica e infrastrutturale” racconta infatti Tettamanti.

In questa data value chain contro i crimini ambientali, la raccolta è affidata alla GDF che registra immagini nel visibile con un’altissima risoluzione, prossima al centimetro. È quella che serve per effettuare misure areali, volumetriche e lineari non ottenibili con le informazioni da satellite. A bordo dei propri mezzi ha anche sensori iperspettrali e termici. I primi colgono gamme di frequenza caratteristiche per singoli oggetti o materiali per identificare fenomeni emergenziali di inquinamento o di fuga di pennacchi inquinanti, con maggiori dettagli.

Il secondo tipo di sensori misura invece le differenze di temperatura con una precisione di 1/25 di grado, aiutando a perseguire fenomeni legati al riscaldamento di materiali o alla presenza di biomasse, per esempio.

Quando arrivano nei laboratori del CNR, i dati vengono analizzati attraverso complesse tecniche basate su intelligenza artificiale e machine learning con valenza anche predittiva. L’output restituito agli alleati in divisa è una mappa densa di informazioni per l’identificazione e la localizzazione di fenomeni di loro interesse. La priorità riguarda i contaminanti: al mondo ne esistono 450 mila, che da satellite sono indistinguibili. Grazie all’azione congiunta GDF-CNR, però, e alle valutazioni spettroradiometriche a terra e analitiche in laboratorio, in alcuni casi possono essere riconosciuti. “Abbiamo costruito banche dati che collegano le analisi chimiche di matrici ambientali con le firme spettrali di specifici inquinanti. Per esempio, con le informazioni raccolte in volo possiamo rilevare e riconoscere la presenza di sversamenti di idrocarburi. Utile sia in termini di contrasto che di bonifica” spiega Uricchio.

In sintesi, il binomio GDF-CNR consente in prima battuta di individuare e contrastare il reato-mezzo (ambientale) per perseguire attraverso l’attività investigativa delle Fiamme Gialle, il reato-fine economico-finanziario. Quello che altera l’economia legale e genera significativi patrimoni illegali per la criminalità. Doppio valore in ogni volo, ora, spostamento, come promesso nell’accordo. Ma può diventare triplo quando si riesce a impattare anche sulle politiche del territorio e sulla società che paga il prezzo dei crimini ambientali perseguiti.

Un esempio emblematico è quello di Taranto, dove un’azione congiunta ha permesso l’individuazione di 183 scarichi abusivi sulla costa, con azioni integrate di terra, in mare e con voli notturni. Tutti siti chiusi e sequestrati grazie alla collaborazione con il Commissario Straordinario per le Bonifiche di Taranto, impegnato a risanare un territorio decisamente compromesso dal punto di vista ambientale.

Mezzi della Guardia di Finanza in azione, con a bordo sensori per la raccolta dati svolta in collaborazione con il CNR

Una rete per la difesa dell’ambiente da ampliare. PA la prima da coinvolgere

Grandi o piccole che siano le sfide, l’idea della GDF è di creare una rete ampia, interdisciplinare e modulare di soggetti e competenze attorno ai propri strumenti, uniti per uno scopo comune: ottimizzare risorse e capacità già disponibili per presidiare il più ampio novero possibile di interessi della collettività attraverso il contrasto dei crimini ambientali, la corretta destinazione di risorse pubbliche, la lotta contro le eco-mafie, la tutela della salute dei cittadini, la gestione più consapevole del territorio. “Da qui la vera portata innovativa dell’accordo di collaborazione, quella legata ai risvolti di utilità sociale a 360° del progetto” tiene a sottolineare il Capo della Centrale Operativa GDF.

“Nei prossimi mesi l’ambizione è quella di affinare le modalità di collaborazione ed estenderla a nuovi ambiti operativi e ad altri team coinvolti per coprire più sedi e settori” aggiunge il Col. pil. Stefano Bastoni, antesignano del telerilevamento in GDF. Una rete in cui ciascuno continua a fare ciò che sa fare al meglio, nel caso della GDF aggredire il reato ambientale per colpire quello finanziario sotteso. Per il CNR è invece trarre sempre maggior valore dalle informazioni ricevute per perseguire ambiziosi traguardi anche nella ricerca scientifica. “Puntiamo a un’evoluzione continua nell’elaborazione dati per rispondere alle nuove esigenze che la GDF ci segnala regolarmente. Sono stimolanti, spingono i nostri informatici a creare nuove funzionalità per il software, che già oggi è in grado di supportare strategie di intelligence direttamente in volo. Si possono infatti collegare in real time una serie di informazioni aggiuntive, su precedenti sequestri e specifici soggetti, oppure sulla presenza di vincoli ambientali dell’area, criticità, incendi. Così minimizziamo i tempi di attesa nell’azione della GDF”.

Mentre affinano e potenziano la propria data value chain già ben rodata, su terra e in volo, CNR e GDF collaborano anche in alta montagna. In questo caso niente dati, finora, ma scambio di competenze per imparare a operare in ambienti estremi. Presso la Scuola Alpina di Predazzo della Guardia di Finanza, il suo team interno di specialisti del soccorso alpino collabora infatti con i ricercatori del CNR interessati. Una condivisione di conoscenze scientifiche e operative che guarda a future missioni congiunte, includendo anche il reparto cinofilo, il solo in grado di individuare alcuni marker potenzialmente strategici.

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