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Ferrovie dello Stato Italiane: innovare garantendo la massima sicurezza

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Ferrovie dello Stato Italiane: innovare garantendo la massima sicurezza

15 Dic 2016

di Patrizia Fabbri

Coniugare una cultura dell’innovazione tecnologica che significa sperimentare (e quindi anche sbagliare) con le stringenti esigenze di sicurezza, informatica e in generale, di una realtà come Ferrovie dello Stato Italiane: un compito complesso che l’azienda sta compiendo anche aprendosi all’esterno, facendo open innovation. Franco Stivali, Responsabile Innovazione dell’azienda spiega a ZeroUno criticità e opportunità di questo percorso

In un’azienda come Ferrovie dello Stato Italiane, dove sicurezza non è un termine generico, ma riguarda la vita stessa delle persone, il concetto di innovazione, sia dal punto di vista tecnologico sia per quanto riguarda la revisione dei modelli organizzativi, richiede necessariamente profonde riflessioni. Ne abbiamo parlato con Franco Stivali, Responsabile Innovazione dell’azienda, durante il convegno Open Digital Innovation: imprese e startup insieme per ridisegnare il futuro, organizzato da Digital Transformation Academy, nata dalla collaborazione tra Mip Cefriel, Osservatorio Startup Hi-tech, che vede la School of Management del Politecnico di Milano collaborare con Italia Startup, e Osservatorio Startup Intelligence.

ZeroUno: Come si concretizza nella sua azienda il concetto di Open Innovation?

Franco Stivali: Siamo all’inizio di un percorso che si sta sviluppando contemporaneamente a un nuovo piano di impresa che vede Ferrovie dello Stato spostarsi da semplice operatore ferroviario a operatore di mobilità integrata, con un’apertura anche all’attività internazionale. È importante sottolineare questo aspetto perché ci troviamo a fare il cambiamento nel cambiamento e la nostra struttura deve essere da una parte motore di questa trasformazione, ma dall’altra essere anche in grado di recepire quello che ci viene richiesto per realizzare un piano industriale molto impegnativo.

Detto questo, il concetto di Open Innovation, di apertura all’esterno, per noi è fondamentale, è l’unico modo per acquisire velocità recuperando anche molto spazio che, nei confronti dei competitor, non abbiamo sempre presidiato come avremmo voluto [all’avanguardia nelle tecnologie ferroviarie, Ferrovie dello Stato registra invece un certo ritardo nell’utilizzo di tecnologie digitali avanzate nell’ambito del customer care, della valorizzazione della customer experience ecc. ndr]. La relazione con fornitori innovativi, la partecipazione a progetti a livello europeo di ampio respiro in tema di mobilità, la continua relazione con enti di ricerca e università, la collaborazione con le startup, fare open innovation appunto, ci consentono di compiere più rapidamente il percorso. In particolare crediamo molto nella contaminazione con le startup.

ZeroUno: Ma quali sono le criticità a integrare all’interno di un’azienda così strutturata come Ferrovie dello Stato il supporto delle startup?

Stivali: Non vedo grandi difficoltà. È più difficile permeare della cultura dell’innovazione tutta l’azienda che non innestare “focolai” di innovazione al suo interno. Sono convinto che queste piccole realtà, posizionate in punti strategici che hanno grande fame di innovazione, saranno molto ben accette, magari più di un grande disegno strategico di gruppo. E da questi “semi” si potrà avere una propagazione su tutta l’azienda.

ZeroUno: Ma l’azienda non è solo innovazione, ci sono processi che devono avere una solida governance e dove la sperimentazione è molto limitata. Gartner, dopo avere introdotto il concetto di bimodal IT riferendosi alle diverse infrastrutture tecnologiche, oggi parla di organizzazione bimodale. È possibile pensare a una doppia velocità anche per un’azienda così complessa come Ferrovie dello Stato?

Stivali: Assolutamente sì, ma dobbiamo trattare questo aspetto con molta attenzione; non bisogna dimenticare l’ambito nel quale operiamo. Noi siamo un’impresa ad altissimo contenuto tecnologico, ma paradossalmente abbiamo una scarsa cultura dell’innovazione in senso lato. Le motivazioni sono tante e di diverso tipo, ma su tutte quella più importante è che operiamo in un ambiente fortemente normato, dove la sicurezza informatica, e non solo, è un must doverosamente sentito in modo molto forte in tutti gli ambienti aziendali. Questo ci impone di “rimanere nei binari” anche in senso metaforico, con una limitata propensione alla sperimentazione di nuovi modelli, mentre il concetto di “uscire dai binari” è tipico dell’innovatore. Vi è quindi una specie di conflitto psicologico tra l’appetito tecnologico verso le novità che ci fa essere una delle aziende più innovative in ambito ferroviario in Europa e una certa resistenza a modificare i modelli organizzativi. Ma quello dell’organizzazione bimodale è un concetto che, con la dovuta attenzione per i motivi che ho detto, può essere applicato anche a Ferrovie dello Stato.

ZeroUno: Tecnologie che permetteranno al mondo fisico e a quello virtuale di confluire, smart machine, machine learning e tutta una serie di attività che potranno essere compiute grazie all’interazione tra macchine senza l’intervento umano; le nuove piattaforme e architetture che possono supportare il business digitale. Questi sono i tre grandi mega trend identificati da Gartner all’inizio dell’anno. Quali secondo lei impattano su Ferrovie dello Stato?

Stivali: Ferrovie dello Stato è impattata da tutti e tre questi trend, ma quello che sicuramente la coinvolge maggiormente è tutto il mondo IoT connesso con quello delle smart machine / machine learning. È evidente che quando viaggiamo a 300 km/orari l’interazione uomo-macchina è già cambiata, stiamo parlando di macchine che necessariamente sono intelligenti. Oggi stiamo ampliando questo concetto a tutto l’aspetto manutenzione: il treno sta diventando un macchinario sempre più complesso e senziente, che “si rende conto “, attraverso i sensori collocati al proprio interno, di tutto quello che sta succedendo e che gli potrà succedere, e questo ci consente di attivare procedure manutentive, di sostituzione ecc. È chiaro che un cambiamento di questo tipo sul treno porta con sé anche un cambiamento architetturale dell’infrastruttura tecnologica che deve essere in grado di rispondere con altrettanta flessibilità e agilità alle sollecitazioni che arrivano dalla macchina stessa.

ZeroUno: Lo sviluppo di prodotti e servizi basati sulla customer experience è il mantra di questi anni, ma perché si riesca ad attuarlo è necessario approcciare architetture di data management evolute ed essere in grado di gestire l’enorme mole di dati disponibile grazie anche all’evoluzione tecnologica di cui abbiamo parlato. Cosa significa lavorare in un’ottica Data Driven senza essere sopraffatti dalla quantità di dati a disposizione?

Stivali: Noi ci troviamo a fronteggiare il tema dei dati da due punti di vista: da un lato abbiamo tutta quella mole di informazioni e dati prodotta dal sistema di macchine intelligenti di cui parlavo prima, i dati che provengono dal campo che devono essere raccolti, gestiti e analizzati per fare in modo che tutto funzioni perfettamente; dall’altro c’è una massa di dati enorme che deriva dai nostri clienti, dai loro comportamenti di acquisto, dalle loro scelte, dalla customer experience, insomma, che sono fondamentali per offrire un servizio migliore e sempre più personalizzato sulle specifiche esigenze.

Sul primo abbiamo un’esperienza consolidata nella quale rientra anche quella cultura della sicurezza a cui accennavo. Il secondo è quello su cui dobbiamo lavorare di più e dove non è sufficiente dotarsi di soluzioni idonee: si tratta di un approccio prima di tutto culturale e organizzativo ed è questo l’aspetto sul quale ci stiamo impegnando a fondo.

Patrizia Fabbri
Giornalista

Patrizia Fabbri è giornalista professionista dal 1993 e si occupa di tematiche connesse alla trasformazione digitale della società e delle imprese, approfondendone gli aspetti tecnologici. Dopo avere ricoperto la carica di caporedattore di varie testate, consumer e B2B, nell’ambito Information Technology e avere svolto l’attività di free lance per alcuni anni, dal 2004 è giornalista di ZeroUno.

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