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I trend di spesa Ict per il 2017: i tre fenomeni in atto e le priorità emergenti

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Mercati

I trend di spesa Ict per il 2017: i tre fenomeni in atto e le priorità emergenti

27 Feb 2017

di Patrizia Fabbri

La gestione dell’innovazione digitale è una priorità per le aziende Italiane: l’andamento del budget Ict, con una crescita del peso degli investimenti, rispetto alle spese correnti, e di budget specificatamente dedicati all’innovazione sono indicatori evidenti che emergono dalla survey 2016 “Priorità dell’innovazione digitale per le imprese nel 2017: trend di investimento” della Digital Transformation Academy del Politecnico di Milano

Sono tre le tendenze che principalmente emergono dalla Survey 2016 Priorità dell’innovazione digitale per le imprese nel 2017: trend di investimento della Digital Transformation Academy della School of Management del Politecnico di Milano che, insieme alle prospettive per l’anno appena iniziato, ha analizzato l’evoluzione del budget ICT nelle aziende intervistate (205 Chief Information/Innovation Officer) nel 2016 rispetto all’anno precedente:

  1. la gestione dell’innovazione digitale, come già nel 2016, rimane la priorità per le imprese italiane e per la Pubblica Amministrazione anche per l’anno in corso;
  2. nel 2016 è aumentata leggermente la percentuale di investimenti in innovazione rispetto alla spesa corrente, che è scesa al 66%;
  3. nel 39% delle imprese intervistate, oltre al budget della Direzione ICT, è presente un budget dedicato all’innovazione digitale in altre Direzioni, che nell’8% dei casi è comparabile o superiore a quello della Direzione ICT.

Il budget ICT cresce, ma si “spalma” anche in altre Direzioni dell’azienda

Figura 1: Budget in Innovazione Digitale
Fonte: Survey Innovation 2016, Osservatori Digital Innovation Politecnico di Milano. Panel 185 rispondenti

Dopo due anni di staticità, nei quali si era registrata una riduzione del rapporto tra budget ICT e fatturato (2,1% sia nel 2014 sia nel 2015; 2,5% nel 2013), nel 2016 la Survey rileva un’inversione di tendenza, registrando un incremento dello 0,3% e assestandosi quindi su 2,4%. Sebbene il rapporto indichi ancora un riconoscimento dell’ICT come fattore determinante di sviluppo inferiore rispetto a quanto avviene in altri paesi (per avere un parametro di riferimento, ricordiamo che nel 2015 nel Nord America si registrava in media un rapporto del 3,5%, dati Gartner), è importante segnalare il cambio di marcia, soprattutto se questo dato viene abbinato alla 3° tendenza prima evidenziata (budget dedicato all’innovazione digitale “esterno” alla Direzione ICT). Per quanto riguarda il rapporto tra spese correnti e investimenti in innovazione, se in media si assiste a una riduzione delle prime dal 68,6% nel 2015 al 66%, è interessante rilevare che nelle grandissime aziende (oltre 1.000 dipendenti) questa percentuale cala ulteriormente, giungendo al 62%: “Tale dato – scrivono gli analisti del Politecnico – può essere ricondotto da un lato alla presenza sempre più frequente in questa categoria di aziende di unità dedicate all’innovazione, spesso dotate di un budget specifico dall’altro, alla maggiore disponibilità complessiva di risorse finanziarie, che rende quindi più agevole far crescere in proporzione anche la componente destinata all’innovazione; e infine alla maggior consapevolezza maturata rispetto all’importanza di investimenti, anche per sperimentazioni, in innovazione digitale”.

Il 3° trend, che vede la presenza di un budget dedicato all’innovazione digitale in altre Direzioni (figura 1), è quello che maggiormente evidenzia un allineamento tra l’attribuzione di budget e quel cambiamento organizzativo verso il quale le aziende si devono orientare affinché l’innovazione sia parte indissolubile e strutturale della strategia aziendale; si legge infatti nel Report della Survey: “Non lo vediamo come un segno di riduzione a commodity o di perdita di controllo delle Direzioni ICT, ma come evidenza concreta di quanto il Digitale non sia più inteso in azienda come elemento tecnico-specialistico, bensì come leva fondamentale e indistinguibile del business stesso e della sua evoluzione. Questo dato ci anticipa anche che, se da un lato è alta la consapevolezza del valore strategico dell’innovazione digitale presso le aziende, dall’altro si aprono nuove sfide per rivederne la governance e i possibili modelli organizzativi”.

Figura 2: Propensione di spesa Ict
Fonte: Survey Innovation 2016, Osservatori Digital Innovation Politecnico di Milano. Panel 185 rispondenti

Nella previsione di spesa ICT per il 2017, si rileva un aumento del budget nel 32% dei casi; dall’analisi del trend della spesa ICT che mette a confronto le risposte del 2015 con quelle del 2016 risulta che il tasso medio di crescita è tra lo 0,5% e lo 0,6% (figura 2), in linea quindi con quello delle altre economie mature. È però interessante per questi dati effettuare la comparazione dimensionale: a trainare la crescita sono principalmente le grandi imprese (251-1.000 dipendenti) con un tasso del 2,7% mentre nelle grandissime (oltre 1.000 dipendenti) si ha un tasso di crescita leggermente negativo (-0,3%). Se quest’ultimo dato può risentire ancora dell’effetto di attività di razionalizzazione e consolidamento, dall’altro, come abbiamo già rilevato, sempre più spesso in queste aziende (soprattutto quelle che in valori assoluti hanno i budget più consistenti) esistono budget di innovazione digitale non allocati nella Direzione ICT ma afferenti ad altre funzioni aziendali. Pertanto un calo del budget della Direzione ICT, come abbiamo già scritto, non rappresenta di per sé un dato negativo, ma può essere determinato dalla riduzione dei costi di gestione e legacy e questo non significa certo frenare l’Innovazione.

Le priorità di innovazione digitale nelle aziende per il 2017

Figura 3: Le priorità di innovazione digitale nel 2017 per le imprese italiane
Fonte: Survey Innovation 2016, Osservatori Digital Innovation Politecnico di Milano. Panel 185 rispondenti

La figura 3 evidenzia le principali aree di investimento indicate dalle aziende italiane per il 2017; meritano un approfondimento le prime sei aree la cui priorità è indicata da più del 20% dei rispondenti.

La prima, Consolidamento applicativo, dello sviluppo e del rinnovamento dei sistemi Erp ha scalato ben 4 posizioni rispetto allo scorso anno e indica un impegno delle imprese verso una nuova modalità di governance del parco applicativo aziendale, che, si legge nel Report del Politecnico, “impatta non solo sul portafoglio applicativo, ma anche sull’architettura applicativa e sulle metodologie e i processi interni alla Direzione ICT: il 75% delle Direzioni ICT sta portando avanti una revisione del modello di governance delle proprie applicazioni per tenere il passo con la trasformazione digitale. Il 66% delle aziende investe una quota rilevante del budget in iniziative di razionalizzazione dell’architettura informativa, investimenti che si riflettono anche nell’organizzazione delle risorse umane dedicate all’evoluzione della Enterprise Architecture: il 59%, infatti, ha inserito unità organizzative apposite o figure con competenze specifiche”.

Al secondo posto non poteva che esserci tutto il grande tema dei dati e della loro analisi,  Business Intelligence, Big Data e Analytics, posizionamento che conferma la rilevazione dell’Osservatorio Big Data Analytics & Business Intelligence che indica una crescita del 15% di un mercato che ha ormai raggiunto i 900 milioni di euro. Il tema della  Digitalizzazione e dematerializzazione risulta ancora in vetta alla classifica (in parità con la priorità precedente), evidenziando il fatto che il grado di digitalizzazione delle imprese italiane appare ancora limitato.

“Agire su sistemi di Crm è vitale con particolare riferimento al tema della multicanalità – commentano gli analisti del Politecnico relativamente alla quarta priorità evidenziata,  Sviluppo e Rinnovamento dei sistemi Crm -: la sempre maggiore mole di dati oggi a disposizione permette un’accurata e intelligente profilazione dei clienti, tale da prevederne il comportamento di navigazione e acquisto, e identificare azioni per rendere le relazioni maggiormente positive e durevoli. La multicanalità ha infatti cessato di rappresentare un fattore occasionale o opzionale all’interno del customer journey : il 60% della popolazione italiana al di sopra dei 14 anni perfeziona il processo di acquisto attraverso un mix di touchpoint digitali e tradizionali”. Come risulta dai dati dell’Osservatorio eCommerce B2c, l’eCommerce B2c continua a crescere anche nel 2016: +18% per un giro d’affari che sfiora i 20 miliardi di euro. È un andamento coerente con l’inserimento delle soluzioni di eCommerce tra le principali priorità del 2017, a parità con quelle di Mobile Business con l’introduzione massiccia di app verticali a supporto del business. Infine si rileva un ultimo dato degno di nota: nonostante si parli ancora di un impegno limitato, crescono gli investimenti in Smart Manufacturing e IoT che nel 2016 raggiungevano, insieme, solo il 7% mentre quest’anno raccolgono una previsione di spesa del 17%.

Patrizia Fabbri
Giornalista

Patrizia Fabbri è giornalista professionista dal 1993 e si occupa di tematiche connesse alla trasformazione digitale della società e delle imprese, approfondendone gli aspetti tecnologici. Dopo avere ricoperto la carica di caporedattore di varie testate, consumer e B2B, nell’ambito Information Technology e avere svolto l’attività di free lance per alcuni anni, dal 2004 è giornalista di ZeroUno.

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