Digital transformation, è meglio riderci su

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Digital transformation, è meglio riderci su

Aused, Associazione Utilizzatori Sistemi E tecnologie Dell’Informazione, ha organizzato a fine giugno una serata di improvvisazione comica allo storico cabaret milnese Zelig, per festeggiare con i soci il quarantesimo anniversario di attività. Lo spettacolo ha fatto emergere come i Cio percepiscono e affrontano il difficile processo di digitalizzazione del business oggi in atto

13 Lug 2016

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Da qualche anno, la digital transformation è diventata il tormentone del settore It e il più grande "grattacapo" degli addetti ai lavori: velocità, flessibilità, always-on, big data, customer journey, cloud, mobility, social media, analytics, Internet of Things… La tecnologia corre a ritmi da togliere il fiato e affollare la testa di pensieri, soprattutto per i Cio, che hanno l’onere e la responsabilità di tenere saldo il timone informatico e traghettare l’azienda verso il tanto auspicato cambio di rotta, con l’introduzione di business model e servizi innovativi.
Ma a volte, è meglio allentare la pressione e riderci su. Con questo spirito è nata la serata "Aused in Brodo: Improvvisando … l'innovazione digitale. Analisi semiseria delle nuove sfide", uno spettacolo comico promosso dall’Associazione Utilizzatori Sistemi E tecnologie Dell’Informazione con la collaborazione di EtiQube e Xerox presso lo Zelig, lo storico locale del cabaret milanese.

Il palco dello Zelig durante l'evento organizzato da Aused

“Questo evento – ha esordito Andrea Provini, Cio di Bracco Imaging e attuale presidente dell’Associazione – è solo il primo di una serie di incontri che abbiamo organizzato per festeggiare il quarantesimo anniversario di Aused. Dal 1976 discutiamo dei temi legati allo sviluppo e alla gestione dei Sistemi Informativi, nonché del ruolo del Chief Information Officier che continuiamo a descrivere ‘in crisi’ [in bilico tra le mansioni tecniche / operative e una posizione più strategica all’interno dei board aziendali, ndr] e che invece sembra non cambiare mai. A volte serve ironia per affrontare situazioni complesse ed è proprio nella capacità di ridere e ‘improvvisare’ [rispondere proattivamente a eventi imprevisti, ndr] che abbiamo individuato la liaison con lo Zelig. Dopotutto, quando si parla di digital transformation c'è sempre da ridere”.
La figura del Cio, infatti, è da lungo tempo al centro del dibattito, in attesa del tanto auspicato “balzo strategico” sulla spinta della digitalizzazione: cloud, big data, mobility, social media e infine IoT stanno elevando la tecnologia a elemento fondante per il business e il Responsabile It dovrà assumere un ruolo di guida e abilitatore dell’innovazione all’interno dell’azienda, con un posto di rilievo nella stanza dei bottoni.

Un momento di networking durante l'evento organizzato da Aused

Lo spettacolo allo Zelig ha messo in evidenza tutto il fermento, la preoccupazione e l’urgenza legati alla rivoluzione digitale. A inizio serata è stato chiesto ai partecipanti (in prevalenza Responsabili dei Sistemi Informativi, soci di Aused) di rispondere a un questionario, dove veniva anche chiesto di descrivere con un aggettivo il concetto di “digital transformation” e di citare la frase più ricorrente pronunciata al lavoro. Interessante è stato notare i concetti emersi: la digitalizzazione è “rilevante”, “veloce”, “dovunque”, “motivante”, “dirompente”, “complicata”, quindi viene percepita come una sfida enorme ed inevitabile, che richiede sforzo e impegno, ma anche stimolante. Lo spirito con cui il cambiamento viene affrontato dai protagonisti dell’Ict si riassume in queste citazioni: “Lavoriamo per un obiettivo comune”, “Ci sono delle novità?”, “Non guardate al quarter”; si nota la pressione verso il nuovo, la necessità di agire rapidamente, con orizzonti temporali ridotti, la sensazione di navigare a vista ma comunque all’interno di un disegno collettivo e coerente, che deve coinvolgere l’organizzazione tutta e non solo l’It.
Saranno in grado i nostri eroi, tra sudori freddi e notti insonni, di condurre il vascello oltre la deriva digitale verso il tanto agognato happy ending? Una cosa è certa: in questa Odissea, tra soft-skill, know-how e competenze varie, al Cio Ulisse non deve mancare un po’ di sana autoironia.

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