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Digital business, quali i fattori determinanti per una corretta strategia

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Digital business, quali i fattori determinanti per una corretta strategia

13 Giu 2016

di Arianna Leonardi

In un confronto aperto, l’Executive Cocktail, promosso da ZeroUno e Digital4Trade in collaborazione con Avnet ed Emc, ha definito gli ingredienti di una corretta strategia digitale: accanto alle tecnologie, servono visione d’insieme, cambio dei modelli culturali e organizzativi, stretta collaborazione tra Lob, It e partner.

La digital strategy come percorso congiunto tra aziende e sistema dell’offerta ha portato sul tavolo di un recente Executive Cocktail, promosso da ZeroUno e Digital4Trade in collaborazione con Avnet ed Emc, interessanti considerazioni. Sotto i riflettori, l’urgenza di flessibilizzare le infrastrutture per supportare le richieste del business e la necessità di uno shift organizzativo / culturale per massimizzare il valore delle nuove tecnologie a vantaggio del consumatore. “Oggi il cliente deve essere al centro di ogni strategia – sostiene Stefano Uberti Foppa, Direttore di ZeroUno e chairman dell’evento – e con questa finalità Lob e It devono collaborare per fornire un’esperienza utente positiva. In questo contesto, le linee di business hanno la necessità di perseguire un approccio bimodale, offrendo una risposta puntuale ai bisogni contingenti, ma anche guardando alle future trasformazioni dei modelli competitivi e di business. Anche l’It deve essere bidirezionale, facendo evolvere contemporaneamente le infrastrutture informative verso nuovi criteri di agilità. I due team It, preposti rispettivamente alla Business Innovation e all’evoluzione architetturale, devono operare sinergicamente per restituire la flessibilità necessaria a traguardare i nuovi servizi digitali”.

L’Italia verso la digitalizzazione

Marta Valsecchi, Direttore dell’Osservatorio Internet Media della School of Management del Politecnico di Milano

Su questi temi riflette anche Marta Valsecchi, Direttore dell’Osservatorio Internet Media della School of Management del Politecnico di Milano, esordendo con una lista di tecnologie che stanno cambiando radicalmente le abitudini di acquisto e interazione con i consumatori: dall’e-commerce al digital signage, dai mobile payment alla multicanalità. “Mettere il cliente al centro non significa agire solo sul front-end – ammonisce però Valsecchi – non basta fornire una nuova app per restituire valore all’utente. I progetti vanno ragionati di concerto con l’It e all’interno di una strategia digitale complessiva mirata ad aggiungere valore”.

In Italia, comunque, si respira aria di innovazione: nel 2015, il mercato cloud ha raggiunto quota 1,5 miliardi di euro (+25%); 800 milioni di euro (+14%) è stata la spesa in tecnologie di business intelligence e big data; gli investimenti nell’IoT hanno toccato i 2 miliardi di euro (+30%). La mobility è un altro grande trend: sono mobile worker il 56% dei lavoratori italiani (13 milioni); le aziende spendono circa 1 miliardo di euro per sviluppare app per utenti interni e clienti finali. Infine, l’e-commerce è in ascesa (+16%): gli acquisti sul web valgono 16,6 miliardi di euro e 18 milioni sono i connazionali che comprano online.

“Oggi – commenta Valsecchi – il digitale è vitale per la competitività delle aziende, ma deve essere perseguito in ottica strategica e non per singole sperimentazioni. Cruciale è la cooperazione tra It e Business che può essere perseguita attraverso una figura di coordinamento come il Chief Digital Officer o team interfunzionali. Altro fattore chiave è il ridisegno dei processi e del backend, per abbattere i silos aziendali e agire all’unisono”.

Giacomo Tomezzoli, Operating Marketing Manager di Nexive

Giacomo Tomezzoli, Operating Marketing Manager di Nexive, offre un esempio concreto di digital transformation e riorganizzazione interna per operare in logica sempre più customer-centric. Attiva nel settore dei servizi postali, la società (30mila clienti business, 230 milioni di fatturato) ha seguito un percorso verso la multicanalità per supportare le esigenze in divenire del cliente: “Con un mercato postale in continua evoluzione, abbiamo  sviluppato nuovi modelli di business. L’esempio più recente è quello della giacenza digitale, un servizio online che arricchisce in maniera unica il nostro prodotto di raccomandata tradizionale con un servizio di tracciabilità online che permette di migliorare l’esperienza di tutti i destinatari e di migliorare l’efficacia di recapito a beneficio di tutti i mittenti. Abbiamo così coniugato mondo fisico e digitale. La nostra è una storia di innovazione continua, che prende avvio dalle esigenze del cliente e dalla stretta collaborazione di It, Business/Marketing e Operations, facilitata da figure di demand management”.

La presentazione di Tomezzoli mette in luce un aspetto importante del business moderno: l’innovazione non nasce soltanto dall’interno dell’azienda, ma dalla collaborazione con una pluralità di player, di cui l’azienda beneficia nello sviluppo delle sue attività: dai partner tecnologici, alle startup, ai clienti, al mondo della ricerca.

It veloce per supportare il business

La parola passa alle aziende presenti in sala a commentare il tema dell’innovazione che richiede necessariamente un cambio di mindset. “Avere una strategia digitale – sostiene Alessandro Tiretta, Ceo & Founder di Retapps, startup italiana specializzata in soluzioni tecnologiche per il settore retail – significa modificare organizzazione, processi, competenze. La tecnologia da sola non basta”.

“Molti Cio – aggiunge Matteo Veneziani, Direttore Sistemi Informativi di Ilva – non riescono a dimostrare i vantaggi di business della tecnologia, ma solo i benefici di costo. In diversi casi, il Cio è a riporto del Cfo, ma l’innovazione non si ottiene guardando esclusivamente al Roi”. Veneziani sottolinea poi un altro fattore decisivo del fare innovazione: un partner disposto a dividere il rischio con il cliente.

Bernardo Palandrani, Channel Sales Director di Emc Italia

Il commento di Bernardo Palandrani, Channel Sales Director di Emc Italia, racconta, nella propria esperienza di vendor che incontra tantissime aziende, di responsabili It disintermediati dalle Lob perché non hanno saputo sviluppare una sufficiente velocità di risposta alle richieste del business: “Esistono tuttavia sistemi convergenti, che integrando componenti computazionali, storage e di rete, possono restituire nuova flessibilità alle infrastrutture [e quindi un’accelerazione del time to market, ndr], riducendo spazi, complessità, costi e liberando risorse It”.

Andrea Massari, Country Manager di Avnet per l’Italia

Andrea Massari, Country Manager di Avnet per l’Italia, chiarisce il ruolo del distributore come anello di congiunzione tra vendor e partner: “Il nostro compito è educare i partner, spiegare loro come funzionano nuove tecnologie e soprattutto come diffonderle correttamente sul mercato. Non si tratta solamente di trasferire informazioni tecniche, ad esempio per la configurazione e implementazione del prodotto, ma anche di capire insieme come porsi rispetto all’utente finale e quali interlocutori aziendali coinvolgere sui progetti (ad esempio, cercando il supporto dell’It e non relazionandosi solo con il Marketing che ha richiesto lo sviluppo di una app). Bisogna aiutare il cliente a capire come sfruttare il potenziale delle tecnologie e quali vantaggi competitivi e di business possono offrire, senza guardare unicamente al Roi. Testare rapidamente nuove soluzioni limitatamente ad alcuni processi può servire per valutare la bontà di una soluzione e decidere se estenderne l’adozione”.

Mariagiulia Haag, Responsabile Inbound Marketing di IgpDecaux, fornisce invece un altro esempio di digitalizzazione e collaborazione It-Business: “Il digitale sta entrando sia nello sviluppo dei nostri prodotti (supporti fisici per l’advertising nelle città) sia nella gestione dei contatti con i clienti [customer relationship management, ndr], il che richiede inevitabilmente l’allineamento di It e Lob: Marketing, Vendite e Sistemi Informativi sono tutti anelli indispensabili della stessa catena ed è stata istituita un’apposita unit di demand management per favorire la collaborazione”.

Un momento di confronto durante l’Executive Cocktail

Marian Ghita, It Department di Olympus, testimonia invece il cambio di passo del team informativo: “L’It sta guadagnando un ruolo sempre più strategico all’interno dell’azienda ed esiste una figura di demand management che favorisce il dialogo con il business. Come It cerchiamo di soddisfare le richieste con la velocità adeguata, anche indicando dei partner qualora non avessimo in casa le risorse e le competenze necessarie, svolgendo così un ruolo da intermediari”.

“Questa è la chiave di volta – suggerisce Valsecchi -: per garantire innovazione alla giusta velocità, l’It deve sviluppare competenze interne, ma anche sapersi circondare di partner adeguati”.

“L’It e gli stessi partner – interviene Massari – non possono essere tuttologi delle tecnologie, ma piuttosto collaborare in un ecosistema più ampio, basato su competenze specifiche”.

Nuove competenze e supporto dei partner

A proposito di skill, Veneziani sottolinea l’esigenza di riconvertire in aree strategiche le persone It liberate da lavori a basso valore grazie all’introduzione di tecnologie più efficienti, nonché la necessità del Cio di assurgere al ruolo di orchestratore di servizi. Valsecchi ritiene che la consumerizzazione abbia permesso alle persone It di acquisire competenze aggiuntive, oltre a quelle pertinenti alla loro mansione, facilitando la riallocazione delle risorse.

Barbara Sacchi, Head of eServices Gtb – Cash Innovation di UniCredit Group racconta: “Non è l’intera azienda che innova, ma ci sono piccole isole che spingono verso la creazione di nuovi servizi. Nel nostro caso, l’It ci supporta nel calare le idee nella realtà, valutando elementi di security, compliance, customer experience che possono ostacolare la commercializzazione del prodotto”.

Massari e Valsecchi portano l’attenzione sulla necessità di formare il personale interno e la rete vendite perché percepiscano il valore delle nuove tecnologie introdotte in azienda e sappiano promuoverle anche al cliente.

In chiusura, Palandrani evidenzia l’importanza di evoluzione culturale e organizzativa anche da parte dei vendor, che devono offrire una visione dall’alto della digitalizzazione, che vada oltre la fornitura della singola soluzione. “Le aziende – conclude Massari – si stanno muovendo verso l’innovazione ed è un ciclo a cui noi come distributori, insieme a vendor e partner, dobbiamo imparare a partecipare”.


Sistemi iperconvergenti da Avnet e Emc

Avnet Technology Solutions è tra i maggiori distributori mondiali di soluzioni It, soluzioni di enterprise computing, servizi e prodotti software e hardware. La multinazionale si indirizza a Independent Software Vendor, Direct Mail Retailer, Original Equipment Manufacturer, Service Provider, Società di Consulenza, System Builder, System Integrator, Value-Added Reseller. Tra i brand distribuiti, Emc è una società specializzata nella fornitura di prodotti, servizi e soluzioni per la gestione e la memorizzazione delle informazioni. Costituita nel 1979 e recentemente acquisita da Dell, acquisizione che ha portato alla nascita della nuova Dell Emc (vedi articolo EMC World 2016: riflettori sulla nuova Dell EMC) l’azienda fornisce infrastrutture per le informazioni, con l’obiettivo di supportare le aziende a garantire la sicurezza, la protezione e la disponibilità continua dei dati. In particolare, Avnet supporta Emc per il posizionamento delle appliance di Hyper-Converged Infrastructure, che integrano funzionalità di computing, storage e virtualization in un’unica soluzione. I sistemi iperconvergenti possono essere gestiti attraverso una console di management centralizzata e scalare agilmente per supportare le esigenze di business in divenire. I target di riferimento sono società del midmarket, aziende di fascia enterprise e Managed Service provider, che necessitano di maggiore agilità infrastrutturale per supportare le esigenze del business digitale.

Arianna Leonardi

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