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Digital enterprise: progetti e percorsi spiegati dai CEO

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Attualità

Digital enterprise: progetti e percorsi spiegati dai CEO

14 Giu 2017

di Valentina Bucci

Non è più tempo per trasformazioni graduali e mezze misure: per rimanere competitive le aziende devono rompere gli schemi tradizionali e abbracciare i nuovi modelli della digital enterprise. Ne hanno parlato a un recente evento Microsoft, con ZeroUno media partner esclusivo, gli Ad di Microsoft stessa, Avanade, Alpitour, doSolutions-Gruppo doBank e Ibs.

“Don’t just think Outside the Box: Destroy the Box”: rimanere competitive, per le aziende tradizionali significa oggi cambiare marcia, rompere con i modelli del passato e abbracciare i nuovi paradigmi tecnologici, organizzativi, culturali della “digital enterprise”. Questo è ciò che è emerso chiaramente durante il recente evento organizzato da Microsoft e Avanade ZeroUno presente come partner editoriale esclusivo dell’iniziativa – che ha visto la partecipazione di Bianca Granetto, Research VP, Gartner (tratta dalla sua presentazione la frase tra virgolette), Mauro Meanti, Ad, Avanade Italy, Carlo Purassanta, Ad di Microsoft Italia e gli amministratori delegati di Alpitour – Gabriele Burgio -, doSolutions-Gruppo doBank – Stefano Micheli – e Ibs – Eugenio Trombetta Panigadi.

Ecco alcuni spunti tratti dagli interventi di scenario:

 

1 – La “selezione naturale” delle imprese

Carlo Purassanta, Ad, Microsoft Italia

Purassanta ha sottolineato il forte darwinismo del business: “Comparando le aziende esistenti nel 1950 e quelle ancora presenti nel 2015, solo il 10% non è scomparso: restare on the edge è difficile per definizione; bisogna reinventarsi costantemente”; una selezione che peraltro è diventata oggi estremamente più rapida e che dunque impone alle realtà sforzi di rinnovamento importanti: “Dobbiamo riuscire ad attuare un rinascimento digitale”, spiega l’Ad, che è felice di cogliere negli ultimi 2 anni, nelle aziende italiane, segnali positivi, un cambiamento di marcia e di mentalità.

 

2 – Automazione intelligente

Mauro Meanti, Ad, Avanade Italy

Come attuare questa svolta in chiave digital? Secondo Meanti le imprese dovrebbero in primis sfruttare le potenzialità dell’Ai, da leggersi come Artificial Intelligence ma anche, più nello specifico, come Automazione Intelligente (“intelligente” perché risultato, come spiegato dall’Ad, “della capacità crescente che i computer avranno di imparare, prendere decisioni, aiutare le persone a svolgere le loro attività”); secondo Meanti è quest’ultimo il tema protagonista di questa era tecnologica e, in particolare, a fare la differenza saranno le applicazioni che si basano sul linguaggio naturale (si pensi alle chatbot che creano nuovi modelli di interazione azienda-cliente) e sulla personalizzazione dei servizi “che raggiungerà livelli inediti creando interazioni più significative e situazionalizzate”.

All’impegno per sfruttare l’Ai Meanti aggiunge altri tre suggerimenti:

  • partecipare alla Platform Economy: le aziende devono pensare alla possibilità di creare partnership strategiche con mega-piattaforme quali Amazon, Google, Uber e altre per entrare a far parte di ecosistemi che aprono nuove opportunità di business. Un esempio è General Motors “che – dice Meanti – stringendo un patto con Uber per offrire il proprio modello di leasing ai suoi autisti, è riuscita a guadagnare un importante market share”.
  • usare un modello DesignOps: si deve lavorare non solo sulle soluzioni ma su nuovi approcci allo sviluppo e alla realizzazione delle idee e delle soluzioni stesse, perchè questi processi divengano più rapidi e collaborativi (vedi il cosiddetto Design-driven engineering, o DesignOps, che combina i principi di Design thinking con quelli di modern engineering).
  • riflettere sugli effetti inattesi: mantenere sempre un atteggiamento etico rispetto ai propri utenti garantendo loro sicurezza e privacy.

 

3 – L’Italia tra luci e ombre

Bianca Granetto, Research VP, Gartner

Rispetto a questo digital journey, come si posiziona il nostro Paese?

Da un lato, ci sono i dati preoccupanti che ritraggono un Paese che mantiene nelle sue scelte un atteggiamento più tattico che strategico e che investe troppo poco in It: “La media mondiale cross industry della spesa It è del 3,5% del fatturato – dice Granetto – In Italia si spende la metà” (il dato si ritrova nella Figura 1, che riporta anche altri interessanti Key metrics che descrivono il trend di crescita in It spending a livello globale).

Figura 1 – IT Key Metrics relative al 2017 – Fonte: Gartner

Dall’altro lato c’è però, punto positivo, la predisposizione italiana alla collaborazione in chiave business: se è vero, come ha sottolineato Meanti, che è importante partecipare alla Platform Economy e cercare partner strategici per cogliere nuove opportunità, le imprese italiane hanno il vantaggio, come dice Granetto, “di essere estremamente ecosistemiche, già nel paradigma pre-digital” (Figura 2); complice la crisi, che ha spinto molte realtà a cercare opportunità nuove, aprendosi anche all’estero, queste hanno saputo trovare partner con cui collaborare (venditori, agenti, distributori, ecc) e creare una rete che, automatizzata, innervata della tecnologia necessaria ad abilitare lo scambio e la valorizzazione dei dati di tutti gli attori che partecipano all’ecosistema, può avere un forte potenziale competitivo; questa rete potrebbe rappresentare la strada per attivare partnership più importanti, anche con le mega-piattaforme di cui prima si è parlato.

Figura 2 – Partecipazione delle imprese all’ecosistema digitale: lo scarto positivo dell’Italia rispetto ai dati globali – Fonte: Gartner

Ricordiamo infine brevemente, a marcare un altro scarto tra dati italiani e globali, la particolare attenzione che le aziende del nostro Paese stanno ponendo sui capitoli Iot e Machine Learning (Figura 3).

 

L’opinione degli AD

I tre casi utente si sono invece confrontati in una tavola rotonda – moderata da Stefano Uberti Foppa, Direttore, di ZeroUno – da cui sono emerse soddisfazioni, sfide e criticità che hanno contraddistinto i percorsi in chiave digitale delle tre note aziende.

 

 

Figura 3 – Tecnologie di maggiore impatto nei prossimi 5 anni – Fonte: Gartner

Alpitour: un nuovo rapporto azienda-cliente

Burgio ha spiegato il percorso di un’azienda che negli ultimi 5 anni ha cambiato radicalmente il proprio modo di rapportarsi al mercato attivando anche un dialogo diretto – e non solo intermediato dalle agenzie – con i propri clienti finali. Nella realizzazione di questo dialogo la tecnologia ha avuto un ruolo fondamentale: l’azienda ha iniziato a raccogliere i dati dei clienti finali e a sfruttarli per attivare campagne marketing, proporre contenuti di interesse (es. disponibili su Spotify le colonne sonore dei villaggi), sfruttare le potenzialità dei social. Uno sforzo che ha aiutato l’azienda a mantenersi competitiva all’interno di un mercato, quello del turismo, che ha visto nascere negli ultimi anni non pochi competitor.

Gabriele Burgio, Presidente e Ad, Alpitour

Il reparto It è stato fisicamente trasferito di fianco all’ufficio dell’Ad, per migliorare le dinamiche collaborative tra i due settori, ma non solo: “È stato anche un modo per trasmettere simbolicamente il nuovo valore che il digitale avrebbe assunto in azienda”, dice Burgio, che quindi sottolinea l’importanza che ha generare nelle persone coinvolgimento rispetto al percorso di trasformazione: “La prima chiave di successo è riuscire a conciliare il team: a volte basta un piccolo progetto ben riuscito per creare un engagement che permette poi di farsi seguire dalle persone molto facilmente”.

 

doSolutions-Gruppo doBank: core in cloud, nonostante la compliance

Stefano Micheli, Ad, doSolutions – Gruppo doBank

Micheli ha raccontato gli sforzi fatti dall’azienda – realtà specializzata nel settore del recupero crediti – nella raccolta e valorizzazione dei dati guidata dall’obiettivo di meglio indirizzare i processi decisionali aziendali, automatizzare i i workflow e flessibilizzare l’infrastruttura: “Il board ha avuto il coraggio di spostare tutto il core sul cloud, l’unico a poterci consentire di lavorare con i dati in modo efficace, sfruttando una potenza di calcolo e una flessibilità irraggiungibile con l’on premise”, dice l’Ad, che quindi segnala tra le difficoltà maggiori la gestione degli aspetti di compliance: “La pressione normativa tipica del mondo finanziario limita molto la capacità di innovazione; spesso l’introduzione di idee e strumenti nuovi viene penalizzata dalla valutazione degli impatti in termini appunto di conformità normativa”. Micheli sottolinea poi l’importanza di lavorare sull’orchestrazione: “Sempre più avremo a che fare con paradigmi multipli: alcune componenti saranno sulla nuvola, altre in house, altre verranno gestite in partnership. Diverrà fondamentale saper orchestrare e coordinare questo tipo di architettura”. Inoltre la declinazione tecnologica di doBank si estende molto anche all’analisi dei “big data” oggi presenti e fondanti l’essenza stessa del suo business. “Da una continua analisi dei dati si generano quasi automaticamente idee per sviluppare nuovi servizi da proporre” ha detto Micheli.

 

Ibs: cambiare infrastrutture e metodi di lavoro

Eugenio Trombetta Panigadi, Ad, IBS

Trombetta Panigadi ha raccontato il lavoro di ripensamento globale delle infrastrutture e delle piattaforme dell’azienda che ha permesso a Ibs di guadagnare solidità e flessibilità e così rimanere competitiva in un mercato difficile come quello del commercio elettronico librario, dove una realtà come Amazon definisce spesso le prospettive competitive e di mercato. “Sapevamo che l’affetto dei clienti nei nostri confronti non sarebbe bastato; dovevamo trovare soluzioni che ci consentissero di gestire consegne rapide e semplicità nei processi di acquisto e pagamento; adesso abbiamo una piattaforma efficace anche lato mobile”, dice l’Ad, che quindi segnala il ruolo fondamentale che in questo percorso deve avere il partner lavorando a fianco dei clienti, condividendo gli obiettivi del percorso e facendo sì, come è accaduto nel loro caso con Avanade, che “le persone del partner quasi finiscano per non distinguersi da quelle dell’azienda utente, tanto è il livello di simbiosi, condivisione di progetto e integrazione”.

Risultati positivi anche sul piano organizzativo: “C’è molto ancora che dobbiamo fare, per esempio riuscire a trasformare i dati a cui abbiamo accesso in un miglioramento delle performance sul cliente, ma adesso siamo fiduciosi perché abbiamo un metodo di lavoro agile, che ci consente anche di sbagliare e sperimentare rapidamente, e che sarà utile per tutti i nostri progetti futuri”.

 

Per approfondire queste tematiche vai al canale Cio & Innovation di ZeroUno

Valentina Bucci
Giornalista

Giornalista pubblicista, per ZeroUno scrive dei cambiamenti che la digitalizzazione sta imponendo alle imprese sul piano tecnologico, organizzativo, culturale e segue in particolare i temi: Sicurezza Informatica, Smart Working, Collaboration, Big data, Iot. Master in Giornalismo e comunicazione istituzionale della scienza (Università di Ferrara), laurea specialistica in Culture Moderne Comparate (Università di Bergamo).

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