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Blockchain, non è ancora arrivato il ‘prime time’

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Prospettive

Blockchain, non è ancora arrivato il ‘prime time’

02 Nov 2016

di Nicoletta Boldrini

L’opinione di Martha Bennet, analista di Forrester, sul fenomeno Blockchain, che di certo sta riscontrando un interesse globale.

Dire che la Blockchain rivoluzionerà i mercati, trasformerà le relazioni contrattuali, cambierà faccia agli attuali sistemi politico-governativi è un po’ azzardato, “dato che ad oggi non c’è ancora nulla tra le enunciazioni teoriche che abbia preso forma nella realtà”, osserva con un po’ di scetticismo Martha Bennet, analista di Forrester, nell’analizzare uno dei fenomeni che di certo sta riscontrando interesse globale.

Di questo servizio fanno parte anche i seguenti articoli:
LO SCENARIO – Blockchain: architettura, applicazioni, scenari futuri
L’OPINIONE DI GARTNER – Gartner: Blockchain, tassello della Programmable Economy
LA TECNOLOGIA – Metacoin Platform: la base della Programmable Economy
Martha Bennet, analista di Forrester

“È comunque innegabile che stia richiamando l’attenzione dei laboratori di ricerca e innovazione e che sia oggetto di discussione in molti tavoli di top executive e dei Cio”. Nella visione di Forrester, la Blockchain è per i laboratori di ricerca, non è ancora arrivato il suo ‘prime time’. Ecco perché:

1) Non confondere Blockchain con bitcoin

bitcoin (scritto minuscolo) indica una criptovaluta che sfrutta un’architettura tecnologica (Bitcoin scritto con l’iniziale maiuscola) per poter circolare liberamente a livello globale senza il controllo di un’autorità garante centrale (le banche). Ciò che ha suscitato interesse tra i ricercatori e pone oggi le basi di studio per quella che Gartner identifica come una Programmable Economy è l’architettura di riferimento che, uscendo dai confini del bitcoin/Bitcoin, viene identificata come Blockchain (che sta ad identificare esattamente l’architettura Bitcoin; si preferisce utilizzare il termine Blockchain per evitare che l’architettura tecnologica venga associata solo e unicamente ai bitcoin).

2) Bitcoin difficilmente può ‘reggere’ ambiti applicativi diversi dalla criptovaluta

Sviluppata per uno scopo specifico – lo scambio peer-to-peer di moneta digitale criptata basato sul consenso distribuito in un ambiente ‘trustless’, cioè senza controllo centrale -, il protocollo Bitcoin non supporta tutti i tipi di calcolo e manca anche di altre capacità cruciali necessarie per un uso ‘alternativo’ a quello dello scambio di criptovaluta (alcuni limiti si identificano nella scalabilità e nell’agilità del sistema che, pur rimanendo in ambito finanziaro, se paragonato ad altri sistemi tradizionali risulta poco efficace; basti pensare che nell’architettura Bitcoin avvengono ora mediamente 7 tps – transazioni per secondo – contro le 2500 tps del circuito Visa che possono scalare fino a 40mila)

3) L’architettura è sicura, ma non troppo

Per la sua natura di architettura complessa, basta su blocchi contenenti informazioni criptate che alimentano un database distribuito in rete, rimanendo nell’alveo del Bitcoin/bitcoin e guardando a ciò che da questa architettura e circolazione di moneta criptata si è appreso fino ad ora, ciò che manca in questa catena è un ‘sistema di recupero’; attraverso la Bitcoin non è possibile ‘fare reclami’ o chiedere la restituzione di ciò che si è ceduto e immesso nella catena; non solo, l’identità dei partecipanti è sconosciuta (si opera nella Bitcoin ‘mascherati’ da un PIN), quindi il rischio di incappare in azioni fraudolente è piuttosto elevato. In sostanza, dal punto di vista tecnologico l’infrastruttura è molto sicura, dal punto di vista degli ‘attori’ che operano attraverso di essa il rischio di frode non è da sottovalutare.

4) La compliance rende impraticabile la via della Blockchain pubblica

In un sistema dove gli utenti sono anonimi ed identificati da codici e pseudonimi diventa complesso rispondere, per esempio, alle leggi anti-riciclaggio. La trasparenza della Blockchain la rende inadatta allo scambio di informazioni che devono essere tenute confidenziali (pensiamo alla lotta al terrorismo ma anche ai dati clinici dei pazienti in cura). È probabile che una volta raggiunta la maturità tecnologica, la Blockchain troverà differenti ‘nature’ applicative, magari anche secondo modelli ibridi dove i dati confidenziali sono mantenuti in Blockchain private accessibili solo a ‘soggetti di fiducia’ che con le opportune credenziali possono ‘agganciarsi’ magari da una Blockchain pubblica.

Per maggiori informazioni: Blockchain: cos’è, come utilizzarla e come cambierà il business

Nicoletta Boldrini

Giornalista

Blockchain, non è ancora arrivato il ‘prime time’

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