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Blockchain per tutti? Non ancora, ma…

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Blockchain per tutti? Non ancora, ma…

25 Ott 2016

di Nicoletta Boldrini

È senza dubbio il settore finanziario quello che
sta maggiormente impegnandosi nell’analisi e comprensione della tecnologia Blockchain, mediante centri e progetti che, tuttavia, in questo momento rimangono ‘confinati’ alla ricerca.
Ma le potenzialità della tecnologia e gli scenari ipotizzati dagli esperti stanno accelerando la corsa ed anche altri settori iniziano a fare sperimentazioni

Le soluzioni Blockchain sono in fase di rapida adozione nei mercati bancari e finanziari, più di quanto ci si potesse in realtà attendere da una tecnologia non ancora matura. “Essendoci stata a livello globale una fortissima attenzione verso la cripto valuta bitcoin – affermano Valeria Portale, Direttore Osservatorio Mobile Payment & Commerce e Filippo Maria Renga, Direttore Osservatorio Digital Finance, degli Osservatori Digital Innovation della School of Management del Politecnico di Milano – è abbastanza naturale che il mondo finanziario sia quello più ‘effervescente’ anche se a nostro avviso siamo in una fase dove regna ancora molta confusione”.

Di questo servizio fa parte anche il seguente articolo:
LE SOLUZIONI – Blockchain as a service, una spinta per i mobile digital payment

Secondo quanto rivelato a ZeroUno dai due analisti, vi è a livello globale una certa difficoltà nell’identificare le aree più idonee ove far partire progetti pilota di sperimentazione: “nel settore finanziario, in particolar modo – precisano Portale e Renga – si corre il rischio di dar vita a ‘semplici’ distributed ledger privati. Nel tentativo di rispondere a criticità sul fronte sicurezza e governance, potrebbero nascere progetti che in realtà fanno venir meno alcune importanti logiche che sottendono la tecnologia Blockchain, in particolare dal punto di vista della trasparenza e dell’assenza del controllo centralizzato”.

Finance, il settore che corre di più

Valeria Portale, Direttore Osservatorio Mobile Payment & Commerce, degli Osservatori Digital Innovation della School of Management del Politecnico di Milano

Due nuovi studi dell’Ibm Institute for Business Value mostrano comunque quanto si stia diffondendo l’attenzione su queste tematiche: il 15% delle banche e il 14% delle istituzioni finanziarie intervistate [in due separati studi, entrambi condotti a livello globale su un panel di 200 persone intervistate; in un caso appartenenti a 200 istituti finanziari, nell’altro operanti all’interno di 200 banche – ndr] intendono attuare su larga scala soluzioni blockchain entro il 2017. Un’adozione di massa potrebbe non essere poi così lontana, considerato che circa il 65% delle banche si attende di avere soluzioni blockchain in produzione nei prossimi tre anni. Di fatto, è già dal 2014 che gli istituti bancari stanno investendo in progetti di ricerca basati sulla tecnologia Blockchain [a guidare la ricerca sulla Blockchian applicata alle transazioni finanziarie è il consorzio R3, formato da 40 componenti tra i quali Intesa Sanpaolo e Unicredit – ndr]. La Commonwealth Bank of Australia sta utilizzando il protocollo Ripple, una Blockchain privata, per trasferire i pagamenti tra le sue sussidiarie con risposte efficaci in termini di rapidità nelle transazioni e minori costi. Anche Citigroup sta sperimentando progetti sfruttando Blockchain private per lo scambio di valuta interna, soprattutto come sistema per limitare i rischi di intermediazione quando vi sono di mezzo piccole banche locali. Abn Amro sta studiando come gli smart contract possano essere applicati per ridurre i rischi nel trade finance oppure per l’emissione delle lettere di credito. Anche il progetto portato avanti da Chain, Eris Industries, Ethereum, Ibm e Intel si sta concentrando sugli smart contract come ‘tassello tecnologico e procedurale’ per facilitare l’emissione, i passaggi di secondary trading e il riscatto dei commercial paper.

“Tutti ambiti dove anche le principali e più grandi banche italiane stanno investendo”, confermano dalla loro prospettiva Portale e Renga, come dimostrano i progetti portati avanti da Unicredit che alla fine di febbraio di quest’anno ha pubblicato un white paper [“Blockchain Technology and Applications from a Financial Perspective” – ndr] a firma di Matteo Biella, Functional Analyst and risk management experience, e Vittorio Zinetti, It Business Analyst, secondo i quali “la Blockchain ha un elevato potenziale nel ridisegnare l’attuale infrastruttura tecnica dei servizi finanziari”.

Filippo Maria Renga, Direttore Osservatorio Digital Finance, degli Osservatori Digital Innovation della School of Management del Politecnico di Milano

Una potenziale applicazione riguarda, come in altri progetti di cui abbiamo accennato, i pagamenti interbancari con la partecipazione delle banche quali ‘nodi di convalida’ nel network della Blockchain, aspetto che rende non più necessaria la “riconciliazione tra diversi database – scrivono gli autori – poiché l’autorevolezza della contabilità è ottenuta ‘per consenso’ (di tutte le banche che fanno parte della rete)”. Non solo, “i pagamenti possono essere risolti senza ricorrere ad intermediari e senza tasse/fee aggiuntive”.

Altra possibile applicazione, sempre secondo l’analisi dello staff Unicredit, si potrebbe concretizzare dal punto di vista della sicurezza del ‘post-trade lifecycle’: “Tutto il ciclo di vita dei titoli e dei documenti post-negoziazione potrebbe essere gestito mediante una Blockchain che di fatto sarà la ‘depositaria degli asset’ e regolerà tutte le operazioni come compensazione o regolamento”, si legge nel documento Unicredit.

Anche sul piano amministrativo e document management Biella e Zinetti intravedono interessanti potenzialità: “Agendo come piattaforma di compensazione/saldo e regolamento/autorizzazione, vengono meno tutte le attività di riconciliazione tra gli attori coinvolti”; in altre parole, la verifica della corrispondenza tra il saldo del conto di contabilità generale (che accoglie i movimenti di un conto corrente bancario) e l’estratto dello stesso conto emesso dalla banca non ha più alcuna ragion d’esistere.

In Italia è interessante anche il lavoro portato avanti da un team multidisciplinare riunitosi nel BlockchainLab, progetto di ricerca avviato dalla Fondazione FintechLab, all’interno del quale hanno aderito, oltre a diverse startup che dal centro ricevono supporto per lo sviluppo e l’analisi del proprio business, anche due importanti nomi della finanza italiana, Azimut e Intesa Sanpaolo che hanno inserito due loro rappresentanti, rispettivamente Claudio Bonetti e Giuseppe Cardone, all’interno del Comitato scientifico, con l’obiettivo di contribuire e ottenere una mappatura completa e costantemente aggiornata di tutte le più promettenti tecnologie, le più innovative startup e gli esperti che si stanno muovendo in ambito Blockchain.

Supply Chain Management, Legal, Travel… anche qui si muove qualcosa

“Sull’onda del fermento partito indubbiamente dal segmento finanziario/bancario – riflettono Portale e Renga – anche altri settori industriali e categorie di aziende si stanno muovendo nella sperimentazione della Blockchain, per esempio nell’ambito della protezione e tracciamento dei beni di lusso: pensiamo alla supply chain dei diamanti ed alla possibilità di poterne verificare in trasparenza tutti i passaggi, dall’estrazione alla lavorazione fino alla distribuzione globale, così come, con le stesse logiche e finalità, nel settore Agrifood, con particolare focus sugli alcolici”.

Incisiva potrebbe essere la forza dirompente della Blockchain nel mondo delle attività notarili e legali. Significativa in quest’ambito anche la ‘crociata’ portata avanti da Bitnation, una startup inglese con sedi a Londra ed Amsterdam che vuole promuovere il concetto di ‘cittadinanza globale’ mettendo nelle mani di una Blockchain pubblica i servizi della Pubblica Amministrazione estendendosi fino ai servizi legali e notarili. In Estonia [paese già alla ribalta dei media per il progetto e-Residency mediante il quale il Governo assegna agli stranieri un’identità digitale per avere così la possibilità di creare e gestire un business online secondo le normative estoni che prevedono di non tassare i ricavi delle aziende – ndr] , il Governo centrale ha intrapreso una collaborazione con la startup Bitnation per consentire agli e-Resident di notarizzare una serie di documenti (atti di matrimonio, certificati di nascita, residenza o cittadinanza, contratti di lavoro, ecc.) affidandoli alla Blockchain del governo (il programma si chiama Public Notary).

In Italia tra i pionieri in quest’ambito c’è Eternity Wall che offre un servizio chiamato Notarize grazie al quale è possibile sfruttare gratuitamente la tecnologia Blockchain per garantire a livello globale l’integrità dei propri documenti (con un semplice drag & drop dei propri documenti, il servizio crea una stringa di codice che finisce all’interno della Blockchain grazie alla quale tutti potranno verificare e certificare in futuro che in una data certa quel documento già esisteva). In questo momento è un servizio limitato, che secondo le normative vigenti non ha valore legale, ma se ne possono intuire le potenzialità in termini di trasparenza e certificazione. Resta ovviamente da capire se, quando e come tali transazioni possano essere riconosciute legalmente.

Chiudiamo la nostra disamina citando l’ambito della cosiddetta Travel Identity e riportando quando recentemente presentato da Sita, vendor It specializzato nel settore Viaggi che sta sviluppando una soluzione basata sulla Blockchain per dotare i viaggiatori di un’unica e sicura identità biometrica. Il progetto, sviluppato in partnership con ShoCard, startup specializzata in Blockchain, parte dall’idea che tutti i passeggeri possano avere in futuro sui propri dispositivi mobile e indossabili un token verificabile, che contenga dati biometrici e personali, grazie al quale le autorità potranno (mediante la scansione del volto e il check sul dispositivo mobile del viaggiatore), verificare l’identità dell’utente senza necessariamente avere il passaporto.

Per maggiori informazioni: Blockchain: cos'è, come utilizzarla e come cambierà il business

Nicoletta Boldrini

Giornalista

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