Il modello di smart city proposto da EY con lo Smart City Index 2018 prevede quattro strati: l’infrastruttura, la sensoristica, che rappresenta la novità più recente, capace di generare grandi quantità di dati che il terzo strato, costituito dalla piattaforma di delivery, gestisce e mette a disposizione del quarto strato, quello delle applicazioni e dei servizi. “Il cuore della smart city sono i servizi – ha sottolineato Donato Iacovone, Amministratore Delegato di EY in Italia e Managing Partner dell’area Mediterranea. – Questi impattano anche sul Pil e sui posti di lavoro che non arrivano solo dall’industria e dal commercio ma anche dalla digitalizzazione delle città”. Secondo le analisi EY, dei 2,5 milioni di nuovi posti di lavoro previsti nei prossimi 5 anni, il 40% riguarderà le città.

La classifica del report aiuta dunque a indicare i percorsi vincenti delle città che hanno ottenuto i risultati migliori fra cui Milano, capace non solo di competere ma anche di fare meglio di molte città europee, come Barcellona e Monaco di Baviera. Nel confronto Milano si è aggiudicata la prima posizione per infrastrutture, connettività, servizi online, piattaforma di delivery e trasporti, grazie a una valutazione basata su identici parametri internazionali, oltre a quelli del Pon Metro, il fondo comunitario europeo che finanzia gli investimenti nelle città.
“Il successo di Milano non deriva solo dagli investimenti fatti ma anche dall’impulso di una domanda evoluta dei cittadini che deriva da un giusto mix nella composizione dei suoi abitanti anche in termini di età, grazie alla capacità di attrazione verso i giovani, con il contributo delle università più qualificate”, commenta l’Ad di EY.
Questa considerazione ci porta a evidenziare i tre ambiti aggiuntivi che completano il modello di lettura proposto dal Rapporto: smart citizen, vision e strategia, smart economy.
La presenza di cittadini smart si manifesta nella domanda di servizi evoluti, nella presenza di auto ecologiche, in consumi intelligenti di gas, energia e acqua, nel livello di inquinamento aria, di una produzione differenziata di rifiuti. Sul lato visione e strategia, l’amministrazione intelligente si caratterizza per le iniziative per l’edilizia e l’urbanistica, da piani per la Smart City e l’agenda digitale, iniziative ambientali, programmi internazionali, capacità economico-finanziaria e di comunicazione. Importante infine l’analisi dell’indotto generato in termini di Smart economy come spazi per il lavoro digitale (coworking, fablab, acceleratori, parchi scientifici), imprese innovative e inclusive, PMI e start-up.
Per fortuna Milano non è un caso isolato ma ci sono molte altre città italiane smart in Italia, secondo il modello di lettura indicato nella figura precedente.
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Città smart a confronto
Nel classificarle, l’obiettivo del Rapporto, indicato da Andrea D’Acunto, Mediterranean Government and Public Sector Leader di EY, non è tanto fare l’ennesima graduatoria, quanto è fornire strumenti a partire dalle iniziative smart di successo. “Non c’è un unico percorso che caratterizza le città smart ma il fatto che sia equilibrato – ha sottolineato – Alcune città sono partite dall’infrastruttura e dalla sensoristica, altre stanno lavorando sugli strati superiori della delivery platform”.

Nell’analisi sono emersi comportamenti diversi fra le città metropolitane, le medie e le piccole con un crescente vantaggio delle prime sia sul terreno degli strati tecnologici (Service Delivery Platform e Applicazioni e i Servizi) sia su quello di due degli ambiti aggiuntivi sopra descritti (Vision e Strategia, Smart Economy). L’ambito smart citizen risulta invece superiore nelle città piccole, anche grazie a una maggior interazione fra cittadini e amministrazioni rispetto alle città metropolitane.
































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