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Sicurezza IT: ecco le maggiori minacce secondo Verizon

Quali sono le maggiori minacce dalle quali si devono guardare le aziende? Secondo il Verizon 2017 Data Breach Investigations Report, i trend più preoccupanti in ambito sicurezza IT riguardano cyberspionaggio, ransomware e ingegneria sociale.

Pubblicato il 04 Ago 2017

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Il Verizon 2017 DBIR – Data Breach Investigations Report, che quest’anno raccoglie il contributo di 65 organizzazioni partner di ricerca (che hanno raccolto i dati dalle aziende utenti e li hanno trasferiti anonimizzati a Verizon) e analizza più di 42mila incidenti e 1900 violazioni (incidenti da cui deriva la divulgazione confermata – non solo l’esposizione potenziale – dei dati a una parte non autorizzata) avvenuti nel 2016, è un ottimo punto di partenza per osservare lo scenario degli attacchi alla sicurezza IT. Abbiamo chiesto a Laurance Dine, Managing Principal, Investigative Response di Verizon di commentarne alcuni dei più significativi.

Ecco, in tre punti, le maggiori minacce per le aziende in ambito sicurezza It:

  • Aumenta il cyberspionaggio – Gli attacchi di spionaggio e quelli di natura finanziaria coprono insieme il 93% delle violazioni: sebbene siano questi ultimi i più numerosi (73%) si sta verificando una forte crescita di quelli della prima tipologia (figura 1), un trend che si spiega in primis con l’aumento dell’interesse per il furto di dati sensibili e proprietà intellettuale. I più colpiti risultano essere i settori produttivo, PA, istruzione; Dine si sofferma in particolare su quest’ultimo dove la crescita è stata esponenziale: gli attacchi di cyberspionaggio riguardano nel 2016 il 26% delle violazioni mentre l’anno precedente la percentuale era sotto il 5%. La sfida per questo settore è alta proprio per le peculiarità del verticale: “È estremamente difficile – dice l’analista – implementare controlli di sicurezza e proteggere le informazioni personali e sensibili in un mondo, quello dell’education, che si è sempre basato su una cultura di apertura e di libero e aperto scambio di idee e informazioni”; le difficoltà legate alla gestione di una popolazione studentesca e di utenti diversificata e con differenti gradi di competenze tecniche è un ulteriore elemento di complessità.

Figura 1 – Trend degli attacchi classificati secondo lo scopo che muove i cybercriminali Fonte: Verizon DBIR 2017

  • Si diffonde l’utilizzo dei ransomware – Il 51% delle violazioni analizzate vede il ricorso al malware. In particolare è il ransomware a meritare attenzione (figura 2): i casi nel 2016 sono aumentati del 50% rispetto all’anno precedente ed è diventato la quinta tipologia di malware più comune (nel 2014 DBIR si posizionava al 22esimo posto). “Nonostante questo, e nonostante la relativa copertura mediatica che circonda il tema, molte organizzazioni continuano a fare affidamento su soluzioni di sicurezza obsolete; in sostanza, optano per pagare il riscatto piuttosto che investire in servizi di security che potrebbero prevenire gli attacchi”, commenta Dine, e spiega che poiché i cybercriminali prediligono i percorsi più semplici a dati e soldi, questa disponibilità a pagare rappresenta un incentivo importante alla crescita del fenomeno.

Figura 2 – Crescita del Ransomware
Fonte: Verizon DBIR 2017

Un successo che si riflette nell’aumento e nella diversificazione dell’offerta presente nel dark web; non solo è ormai diffuso l’as a service, ma si producono nuove varianti: ransomware con limiti di tempo oltre i quali i file vengono eliminati, riscatti che aumentano col passare delle ore o calcolati sulla base della sensibilità stimata dei file interessati, decrittografia gratuita per vittime che diventano attaccanti infettando due o più persone.

3) Sempre più attacchi di ingegneria sociale – Tra gli attacchi di ingegneria sociale, tecnica sfruttata nel 43% dei casi analizzati e che mostra un trend in crescita negli ultimi anni (figura 3), il phishing rimane la tattica preferita dagli attaccanti. Il 95% delle volte è una e-mail che provoca  (generalmente attraverso l’apertura di un allegato alla stessa) l’installazione di un malware grazie al quale l’hacker può stabilire e mantenere il controllo del dispositivo dell’utente. Cresce anche il pretexting (Verizon parla di pretexting, e non di phishing, quando avviene un dialogo tra autore e vittima dell’attacco, dove il primo sfrutta un ‘pretesto’ per fare delle richieste a quest’ultima), che mira  soprattutto ai dipendenti del settore finanziario responsabili delle transazioni di denaro. Nell’88% degli incidenti di pretexting finanziari è nuovamente l’e-mail il principale vettore di comunicazione; al secondo posto le comunicazioni telefoniche con poco meno del 10 %. “L’educazione e la formazione dei dipendenti su base regolare è essenziale – commenta Dine – La criminalità informatica è in continua evoluzione e i dipendenti dovrebbero essere aggiornati sui nuovi metodi di attacco su base mensile perché possano aumentare la loro consapevolezza ed essere in grado di riconoscere e segnalare i messaggi sospetti al dipartimento di sicurezza della propria società”.

Figura 3 – Trend degli attacchi classificati secondo la tecnica utilizzata Fonte: Verizon DBIR 2017

Le 7 regole per proteggersi dal cybercrime

Oltre all’importanza di muoversi sul fronte formativo, cosa possono fare le aziende per proteggersi ed evitare gli errori più diffusi?

  • Dare un posto di rilievo alla sicurezza nell’agenda aziendale e mantenersi informate sulle minacce che insidiano in particolare il proprio settore aziendale. Solo con questa attenzione, strategie e tecnologie legate alla security potranno evolversi correttamente e rimanere aggiornate rispetto a un panorama in costante cambiamento.
  • Controllare l’accesso ai dati: i sistemi aziendali devono essere raggiungibili soltanto ai dipendenti che ne hanno davvero bisogno per il proprio lavoro.
  • Aggiornare rapidamente i sistemi appena le patch sono disponibili.
  • Crittografare i dati sensibili: in questo modo, in caso di furto, saranno comunque inaccessibili.
  • Privilegiare l’autenticazione a due fattori grazie alla quale è possibile limitare molto il danno generato da credenziali perse e rubate.
  • Quando non è possibile, diventa almeno importante impostare correttamente le password: l’81% delle violazioni di tipo “hacking” (attacco che sfrutta un difetto dei sistemi o il possesso illecito delle credenziali di un utente) ha infatti interessato password non solo sottratte, ma anche deboli o predefinite;
  • È bene infine ricordare di curare la sicurezza fisica: non tutti i furti di dati si verificano online!

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