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La telemedicina come strumento di modernizzazione della sanità: a che punto siamo e le tecnologie abilitanti

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La telemedicina come strumento di modernizzazione della sanità: a che punto siamo e le tecnologie abilitanti

Complice la pandemia, cresce l’interesse e l’utilizzo della telemedicina da parte degli attori dell’ecosistema sanitario. I pazienti che ne fanno uso sono ancora pochi, ma gli investimenti già previsti e lo sviluppo delle tecnologie abilitanti – tra cui la spinta dell’IoT, il cloud e le reti mobili di ultima generazione – rendono la telemedicina uno dei pilastri della trasformazione digitale in sanità

08 Set 2021

di Emanuele Villa

La spinta verso la modernizzazione (digitale) della sanità non è mai stata così forte. Nonostante la complessità del sistema e un percorso di digitalizzazione avviato ormai da anni, anche in quest’ambito la pandemia è diventata il principale driver di un’accelerazione digitale senza compromessi.

La telemedicina, per anni ai margini di un sistema incentrato sul contatto fisico e su processi tradizionali/cartacei, ha ricevuto la spinta di cui aveva bisogno per entrare nelle agende dei decisori. Di fatto, il 2020 ne ha esteso la portata e ne ha rimodellato il concetto: da un supporto digitale per persone con mobilità ridotta o residenti in zone rurali difficilmente accessibili, è diventato uno strumento di modernizzazione del rapporto medico/paziente, ovvero del cosiddetto patient journey. Quasi scontati i suoi benefici: accesso più rapido ai servizi sanitari, miglioramento della qualità degli stessi, maggiore efficienza per i medici e il sistema nel suo complesso, capacità di seguire più pazienti, maggiore tempestività nelle cure e gestione puntuale dei percorsi di follow-up.

Telemedicina: cos’è e a cosa serve

Telemedicina è un termine ampio che abbraccia diverse fattispecie, accomunate dal concetto di assistenza remota in ambito sanitario. La telemedicina trova (o può trovare) applicazione in un’infinità di casi:

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IoT
  • Consulto tra medici specialisti finalizzato a individuare l’iter terapeutico corretto nei casi complessi;
  • Visite da remoto e diagnosi diretta di alcuni problemi di salute;
  • Monitoraggio (grazie anche all’impiego di dispositivi IoT) delle condizioni di salute, dei percorsi di cura e delle attività di follow-up;
  • Contatti medico/paziente anche al di fuori degli orari di visita.

A tutte queste si aggiungono le fattispecie “classiche” di impiego della telemedicina, ovvero quando il paziente è impossibilitato a recarsi dal medico o, per svariati motivi diversi, è difficilmente raggiungibile.

La telemedicina deve la sua recente popolarità non solo alla spinta del Covid, ma anche alla forte accelerazione tecnologica dell’ultimo decennio, che ha reso le persone perennemente connesse grazie a reti di telecomunicazione sempre più veloci e performanti, le ha dotate di strumenti ideali (smartphone, tablet) per un contatto agile, rapido ed efficiente con il personale sanitario, e infine ha abilitato il tele-monitoraggio mediante l’evoluzione costante della sensoristica di tipo medicale (Internet of Medical Things), ormai integrata in device di tipo consumer (smartphone, smart watch, fitness band) e quindi accessibile a tutti. A ottenerne un beneficio diretto è soprattutto la prevenzione perché tanti parametri che un tempo erano rilevabili solo in sede di visita approfondita, oggi sono letteralmente a portata di click.

Telemedicina come pilastro di modernizzazione della sanità: a che punto siamo?

La telemedicina è uno dei pilastri del percorso di digitalizzazione e innovazione in ambito sanitario. Moltissime strutture e professionisti hanno toccato con mano i benefici dell’assistenza remota durante i primi mesi del Covid, talvolta facendo uso di soluzioni non dedicate: in questo modo, hanno avuto modo di realizzare le potenzialità dello strumento e di convincersi che si tratti della strada da percorrere.

L’accelerazione è confermata dal forte interesse pubblico nei confronti dell’assistenza da remoto: non solo sono state definite a fine 2020 le indicazioni nazionali sulla telemedicina, ma nel Recovery Plan sono stati stanziati più di 7 miliardi di euro per le reti di prossimità, le strutture e la telemedicina, di cui 1 miliardo riservato esclusivamente a quest’ultima.

Per quanto riguarda lo stato dell’arte, ci si può affidare ai dati dell’Osservatorio Sanità Digitale del Politecnico di Milano, che ha recentemente approfondito la questione dimostrando il forte interesse da parte di tutti i player del sistema sanitario. Rispetto all’era precedente la pandemia, si nota un netto incremento di utilizzo di queste soluzioni: il tele-consulto, per esempio, era impiegato dal 21% dei medici specialisti ed è passato al 47%, la tele-visita era utilizzata da appena il 10% dei Medici di Medicina Generale e ora è al 39%, il tele-monitoraggio faceva parte della routine del 13% dei medici specialisti mentre adesso è impiegato dal 28%. Colpiscono soprattutto le prospettive future: l’86% dei MMG è interessato a impiegare il tele-consulto in futuro, così come l’81% degli specialisti; nel frattempo, l’82% dei MMG adotterà il tele-monitoraggio, contro il 64% degli specialisti. Tutti i dati a disposizione confermano l’esperienza positiva con gli strumenti di assistenza remota e il desiderio di adottarla in futuro.

L’Osservatorio fa anche notare che, di fronte a numeri molto interessanti da parte degli attori dell’ecosistema sanitario, sono ancora pochi i pazienti che usufruiscono di tali servizi a causa della limitatezza dell’offerta. La tele-visita è usata dall’8% del campione, il tele-monitoraggio addirittura dal 4%: la telefonata resta lo strumento principe e cresce l’interesse per la videochiamata, che comunque non rappresenta di certo le potenzialità della telemedicina. I forti investimenti pubblici e privati in questo ambito potrebbero però determinare una svolta molto interessante anche nel breve periodo.

Dalle piattaforme dedicate al 5G: le tecnologie che abilitano la telemedicina

Si è già accennato al fatto che la telemedicina non potrebbe esistere senza reti di comunicazione (fissa e mobile) sempre più veloci e performanti, senza dispositivi mobile perennemente connessi e senza una crescita esponenziale della sensoristica, che ormai ha invaso (anche) il mercato dell’elettronica di consumo.

Fatta questa premessa, ogni manifestazione di telemedicina necessita di una corretta abilitazione tecnologica: per un video-consulto tra medici specialisti, per esempio, diventa fondamentale una piattaforma in grado di assicurare non solo qualità alle video-call, ma anche forme avanzate di collaboration, poiché non necessariamente il consulto avviene in modo sincrono e in tempo reale. I medici devono avere accesso a un repository contenente tutti i referti, gli esami effettuati e le cartelle cliniche (da cui, il tema centrale della protezione del dato), meglio se attraverso una piattaforma centralizzata all’interno della quale interagire in forma testuale, vocale o in video, in modo semplice e sicuro. Emerge quindi la centralità delle più recenti piattaforme collaborative e, ad un successivo livello di astrazione, del cloud, che assicura scalabilità, sicurezza e un’accessibilità 24/7 del tutto indipendente dal luogo e dall’orario.

Il discorso è analogo per la televisita, che come anticipato non può essere confusa con una videochiamata. Per giungere ad una diagnosi da remoto – laddove possibile – c’è bisogno di trasmettere documenti e referti, ma anche di una comunicazione vocale e video di alta qualità, a beneficio di una conversazione efficace. Nel tele-monitoraggio, invece, ci si affida alle citate tecnologie IoT, mentre si inizia a parlare con una certa insistenza di tele-chirurgia facendo perno su tecnologie più avanzate come i modelli di digital twin e sistemi di realtà virtuale o aumentata. Molto interessante, a tal fine, l’evoluzione delle reti mobili, e in particolare del 5G.

La rete di quinta generazione, infatti, non nasce per assicurare specifiche di banda superiori rispetto alla quella precedente, ma per abilitare casi d’uso che richiedono una straordinaria affidabilità e una latenza prossima allo zero, nonché la gestione (con queste caratteristiche) di una quantità di dispositivi IoT in crescita esponenziale: ecco perché 5G, più che una tecnologia consumer, è ciò che permetterà evoluzioni importanti nel paradigma di Smart City, porterà nelle città le auto a guida autonoma e potrebbe porsi come piattaforma stabile e abilitante della telechirurgia, permettendo a team diffusi di collaborare anche negli interventi più complessi e impegnativi, evitando del tutto lo stress degli spostamenti da una parte all’altra del pianeta.

Emanuele Villa

Giornalista

Appassionato di tecnologia da sempre, ho deciso che avrei impegnato il mio tempo raccontandola e lo faccio dal lontano 2000. Dopo un lungo percorso nel mondo della tecnologia consumer, ora mi occupo soprattutto di Digital Transformation.

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