PNRR e Sanità Digitale: come investire al meglio le risorse

Sanità Digitale: come investire al meglio le risorse del PNRR

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Sanità Digitale: come investire al meglio le risorse del PNRR

La pandemia ha fatto aumentare la spesa in sanità digitale ma ha anche evidenziato tutte le lacune del sistema. Approfittando delle risorse del PNRR, occorre investire lungo quattro direttrici: telemedicina, analisi dei dati, sviluppo di competenze e potenziamento del FSE

01 Lug 2021

di Emanuele Villa

Secondo l’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità del Politecnico di Milano, nel 2020 la spesa complessiva per la sanità è stata di 123 miliardi di euro, il 6,7% in più rispetto all’anno precedente. Nonostante l’aumento di spesa, chiaramente legata alla necessità di gestire gli effetti della pandemia, il Covid ha messo in luce molte fragilità del sistema, tra cui la disparità dei servizi territoriali, la limitata integrazione tra i molti player dell’ecosistema, la scarsa valorizzazione dei dati e i tempi di attesa sempre più lunghi a “minare” la fiducia del paziente nei confronti del nostro SSN. Sperando in un progressivo allentamento della morsa Covid, conseguenza della vaccinazione di massa, si apre ora una sfida diversa ma non meno significativa: investire in modo corretto e lungimirante le imponenti risorse che il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) mette a disposizione del Sistema Sanitario ai fini di una modernizzazione a tutto tondo, che parta proprio da quelle fragilità che il biennio 2020/21 ha palesato in modo evidente.

Cresce la spesa in sanità digitale, ma siamo ben sotto i leader

All’interno dell’imponente spesa sanitaria, nel 2020 le risorse dedicate alla digitalizzazione sono state di circa 1,5 miliardi di euro, con una crescita del 5% rispetto al dato precedente la pandemia. Ciò nonostante, con una spesa pari a 25 euro per ogni cittadino, siamo ancora lontani da altri Paesi come la Francia, con i suoi 40 euro a cittadino, e lo UK, che si posiziona a circa 60 euro.

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La principale barriera percepita alla digitalizzazione del sistema, che com’è noto deve fare i conti con un’estrema complessità strutturale, è sempre stata la scarsità di risorse economiche dedicate, che ha ridotto la velocità dell’innovazione e creato problematiche diffuse di disaggregazione tra sistemi e mancanza di standard. Ecco perché PNRR rappresenta un’occasione unica per fare tesoro dell’esperienza pregressa, di tutti i traguardi già raggiunti ma anche di tutte le fragilità emerse nel periodo più buio dell’emergenza sanitaria.

Sfruttare al massimo l’opportunità del PNRR

Il Piano Nazionale Ripresa e Resilienza (PNRR) dedica la sua sesta missione proprio agli interventi in ambito sanità. Le risorse messe a disposizione del sistema sono ingenti: 7 miliardi di euro per reti di prossimità, strutture e telemedicina per l’assistenza sanitaria territoriale, e ulteriori 8,63 miliardi di euro per innovazione, ricerca e digitalizzazione del Servizio Sanitario Nazionale. Larga parte delle risorse è dunque destinata, come evidenzia il testo stesso, “a migliorare le dotazioni infrastrutturali e tecnologiche, a promuovere la ricerca e l’innovazione e allo sviluppo di competenze tecnico-professionale, digitale e manageriali del personale”. Si tratta dunque di sfruttare al massimo le opportunità offerte dal PNRR per valorizzare l’innovazione digitale, che non può prescindere dall’interconnessione tra gli attori del sistema: il digitale permette all’SSN di creare una piattaforma comune su cui costruire un sistema più agile, efficiente e incentrato sulle esigenze del paziente, che è uno degli elementi che finora è mancato.

Dalla telemedicina alla formazione, indirizzare al meglio gli investimenti

Verso quali aree indirizzare dunque le risorse del PNRR per trasformare e modernizzare in modo incisivo il SSN? Limitando il discorso alla componente di digitalizzazione, si possono identificare 4 filoni principali.

Telemedicina

Secondo l’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità, la telemedicina ha subito un balzo in avanti durante il periodo della pandemia. In tutte le componenti, infatti (tele-consulto, tele-visita e tele-monitoraggio), si è passati da livelli di adozione compresi tra il 10% e il 21% a medie ben più interessanti comprese tra 28% e 47%. Molto interessanti soprattutto le prospettive future, che vedono i medici interessati a farne uso nella quasi totalità dei casi (fino all’86% dei MMG in ambito di tele-consulto). Dal punto di vista sistemico, l’investimento in telemedicina è strategico per superare la frammentazione e la mancanza di omogeneità dei servizi sanitari offerti sul territorio, nonché per sostenere l’assistenza domiciliare, altro grande pilastro del PNRR. Citandone il testo, essi permetteranno inoltre di “garantire una migliore esperienza di cura per gli assistiti e di migliorare i livelli di efficienza dei sistemi sanitari regionali tramite la promozione dell’assistenza domiciliare e di protocolli di monitoraggio da remoto”. Il PNRR prevede inoltre la creazione di una piattaforma nazionale di servizi di telemedicina per favorire il matching tra domanda e offerta da parte di soggetti accreditati.

Valorizzazione dei dati

La valorizzazione dei dati in sanità è un tema di enormi proporzioni. PNRR, indirizzando la questione dal punto di vista sistemico, si propone di rafforzare il NSIS (anche) con strumenti avanzati di analisi dei dati per “studiare fenomeni complessi e scenari predittivi al fine di migliorare la capacità di programmare i servizi sanitari e rilevare malattie emergenti”. Il documento insiste dunque sul concetto di valorizzazione dei dati per la programmazione dei servizi di assistenza alla popolazione in linea con i loro bisogni, cosa che si può ottenere solo potenziando l’infrastruttura tecnologica del Ministero e migliorando il processo di raccolta, produzione e interpretazione dei dati.

Il tema della valorizzazione dei dati è però centrale anche a livello di governance delle strutture sanitarie, che sono da sempre alle prese con problematiche di frammentazione e incapacità di valorizzare gli enormi volumi di dati di cui dispongono: tecniche di analisi dei Big Data, Intelligenza Artificiale e Machine Learning non sono più speranze, ma certezze su cui costruire un impiego corretto delle risorse, l’abbattimento degli sprechi e l’erogazione di servizi in linea con le esigenze dei cittadini/pazienti.

Potenziamento strutture esistenti, come il Fascicolo Sanitario Elettronico

L’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità lo dice molto chiaramente: il FSE è usato dal 12% dei cittadini e conosciuto dal 38%. Occorre assolutamente investire per potenziarne la diffusione e l’accessibilità, di modo tale che diventi uno strumento di rilevanza pratica a quotidiana per gli attori dell’ecosistema sanitario e anche per il percorso dei pazienti (il cosiddetto patient journey). Affinché ciò accada, gli investimenti vanno indirizzati in integrazione di tutti i documenti e dati sanitari, in interoperabilità tra i sistemi regionali e nell’integrazione tra la sanità pubblica e privata.

Sviluppo di competenze digitali

Per potenziare il Sistema Sanitario Nazionale, lo sviluppo delle competenze del personale è un fattore di primaria importanza e merita un importante investimento di risorse del PNRR. Rafforzando in modo deciso le competenze manageriali e digitali è possibile operare quella trasformazione culturale capace di rendere il Sistema Sanitario più agile, efficiente e robusto, anche sotto il profilo della sicurezza dei dati.

Emanuele Villa

Giornalista

Appassionato di tecnologia da sempre, ho deciso che avrei impegnato il mio tempo raccontandola e lo faccio dal lontano 2000. Dopo un lungo percorso nel mondo della tecnologia consumer, ora mi occupo soprattutto di Digital Transformation.

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