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Chi sono gli ethical hacker e come possono aiutare le aziende

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Chi sono gli ethical hacker e come possono aiutare le aziende

Nasce la prima comunità italiana che raccoglie centinaia di hacker tra i migliori del settore: una piattaforma semplice, potente, dai costi scalabili, capace di mettere in contatto i migliori professionisti con le aziende che vogliono investire nella sicurezza

12 Gen 2022

di Riccardo Meggiato

“Siamo figli di quello che vediamo e che gli americani producono: c’è sempre questa aurea attorno a una persona che di giorno fa un mestiere e di notte fa l’hacker, tutto incappucciato”: è ironico, ma non troppo, Aldo Del Bo’, quando parla di ethical hacker e di come questi rappresentino il cuore pulsante di WhiteJar, di cui è Head of Cybersecurity. Del Bo’ spiega come la pandemia da Covid-19 abbia influito in questo lavoro. Lo smart working, secondo quello che è uno dei più apprezzati esperti di cybersecurity in Italia, è stata l’occasione, per i migliori talenti dell’hacking, per trovare occupazioni nel settore senza muoversi da casa, lavorando da remoto. “In questo modo, si godono la loro comfort zone e danno il meglio di sé”.

WhiteJar: un collettore dei migliori ethical hacker

Questa visione un po’ solitaria, tuttavia, non deve trarre in inganno, specie perché WhiteJar nasce proprio per scombinarla, o per meglio dire rivoluzionarla. Se da una parte è vero, infatti, che l’ethical hacker sia un professionista in genere solitario, specie quando lavora da freelance, dall’altra è altrettanto vero che l’azienda nasce come collettore di questi talenti. Così ciascuno di loro continua a lavorare con le proprie modalità e il proprio stile, mentre WhiteJar pensa a metterli in contatto con i clienti e fare squadra per analizzare e risolvere le criticità di ogni specifica azienda. Ma, prima di tutto, è necessario individuare i protagonisti della storia, chiedendo a Del Bo’ chi sono gli ethical hacker secondo WhiteJar.

Ethical hacker: i professionisti di domani

“Sono i professionisti della cybersecurity di domani: c’è chi ha intrapreso questa strada mosso da una bruciante curiosità e chi, invece, ha seguito un iter formativo classico, con uno specifico percorso di studi”. Lo scopo di WhiteJar, come continua a spiegare Del Bo’, è reclutare i migliori ethical hacker e metterli a comun fattore per le aziende che hanno deciso di investire in sicurezza informatica. Uno dei problemi principali che un’azienda affronta, in questi casi, è proprio quello di individuare i migliori professionisti, perché non è facile trovarli, sceglierli e assicurarsi che siano adatti alle proprie esigenze.

Un’interfaccia tra aziende ed ethical hacker

WhiteJar si occupa di tutta questa delicata fase di intermediazione, puntando su un processo di selezione di altissimo livello, dove si verificano sia le competenze che la componente etica, appunto. “L’eticità non è un fattore da sottovalutare”, spiega Del Bo’ mentre delinea la distinzione tra il classico consulente di cybersecurity e il vero ethical hacker. Quest’ultimo è mosso di certo da motivi di profitto, come è giusto che sia, ma la sua etica è motivata dal bene per la collettività. Missione di WhiteJar è anche quella di evidenziare il valore aggiunto di una figura come l’ethical hacker che lavori per un’azienda. Un compito non semplice, dal momento in cui i media tendono a identificare nel termine “hacker”, con nonchalance, sia quelli etici sia, d’altro canto, i cybercriminali.

Una rigida selezione dei migliori ethical hacker

È per questo che WhiteJar, nel momento in cui seleziona ethical hacker da aggiungere alle proprie fila, valuta attentamente non solo le skill tecniche ma anche identità e reputazione. E il controllo sui membri della comunità WhiteJar è continuo, in modo da garantire la massima eticità unita ai migliori risultati. La comunità di WhiteJar, proprio grazie a processi come questo, è costituita da un’élite di professionisti che mettono in campo conoscenze, tecniche e strumenti al fine di verificare la sicurezza di un’azienda. Un’attività, questa, che viene sviluppata dal cliente stesso, che decide su quali aspetti dei propri sistemi concentrare il lavoro degli ethical hacker di WhiteJar.

Un circolo virtuoso che premia ethical hacker e aziende

Questa fase di preparazione permette poi agli ethical hacker di analizzare in modo approfondito ogni singolo dettaglio di reti, applicazioni e codice, e individuare le criticità che vengono poi descritte, con dovizia di particolari, nei report finali. In questo modo, l’azienda può utilizzare i migliori ethical hacker focalizzandosi sulle proprie necessità e senza perdersi in formalismi e disquisizioni tecniche. D’altro canto, gli ethical hacker della comunità di WhiteJar possono lavorare nella propria comfort zone, stimolati dal sistema di remunerazione che premia chi trova le vulnerabilità nei sistemi analizzati. Si crea così un circolo virtuoso nel quale gli ethical hacker offrono tutta la loro competenza alle aziende, secondo i più elevati standard e con risultati ben superiori alla media.

Una comunità di centinaia di ethical hacker professionisti

Il risultato ottenuto da WhiteJar è, per questo, una comunità di ethical hacker certificati, la prima del genere in Italia e una delle poche nel mondo, dove la cybersecurity diventa crowdsourced. Significa, quindi, poter contare su diverse centinaia di ethical hacker, a cui ogni azienda può attingere grazie a una piattaforma semplice, potente e studiata nei minimi particolari. Accessibile 24 ore al giorno, 7 giorni su 7, per offrire un vulnerability assessment a ciclo continuo, e con costi scalabili e basati su sottoscrizione. WhiteJar si pone, quindi, come interprete del dialogo tra aziende e i migliori ethical hacker, offrendo alle prime le migliori e più efficaci soluzioni di testing della sicurezza, e ai secondi l’ambiente più remunerativo e stimolante che possano desiderare. Da basi come queste, non possono che nascere grandi progetti.

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Riccardo Meggiato

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