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Oracle, con i nuovi Sparc, all’attacco del mondo Unix

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Oracle, con i nuovi Sparc, all’attacco del mondo Unix

05 Apr 2013

di Giampiero Carli Ballola

Offrendo l’affidabilità e l’efficienza di Solaris aggiunta alla potenza dei nuovi processori Sparc T5, la società di Larry Ellison punta a guadagnare quote di mercato presso nuove fasce di utenza attraverso una linea di server completa che offre il classico ‘stack’ Oracle dall’hardware alle applicazioni business

La settimana scorsa Larry Ellison in persona ha presentato al mercato due nuove famiglie di server, gli Sparc T5 ed M5, con sistema operativo Oracle Solaris, che rinnovano in modo radicale l’offerta Oracle nell’area dei sistemi Unix midrange ed high-end. Pochi giorni dopo, il 4 aprile, l’annuncio è stato ripreso in Italia in una conferenza-stampa nel corso della quale si sono discussi con Ennio Ceccarelli ed Elena Chiesa, rispettivamente Country Leader Systems e Presales Director Server& Storage di Oracle Italia, i diversi aspetti di un evento che per la casa di Redwood Shores ha un’indubbia valenza strategica e che ridisegna l’offerta nel ristretto mercato dei server Unix di alte prestazioni. Poiché il valore della proposta Oracle deriva in massima parte dalle performance dei nuovi sistemi, con sensibili vantaggi in termini di rapporto prezzo/prestazioni e riduzione del Tco, occorre prima di tutto tratteggiare, sia pure molto sinteticamente, la tecnologia che ne è alla base.

Alla fonte delle prestazioni dei nuovi server sta l’altrettanto nuovo processore T5 che li equipaggia, il primo Sparc realizzato in tecnologia a 28 nm. Ciò ha permesso di portare il clock a 3,6 GHz e, grazie alla maggiore densità dei componenti, di raddoppiare il numero dei core, che arriva fino a 16 per socket, e quindi dei thread eseguibili; di moltiplicare per 2,5 l’ampiezza di banda tra memoria e processore e per due la capacità della cache. Pertanto, a livello di sistema e a parità di socket (che sono 2, 4 e 8 per i server T5 e 16 e 32 per gli M5) si raddoppia la Ram gestibile, aumenta di cinque volte la banda di memoria e di quattro quella di input/output. Questo per quanto riguarda il puro ‘silicio’. Ma non è tutto: nel disegno delle nuove macchine varie operazioni di regola gestite dal software di base sono state spostate nella Cpu, che esegue direttamente funzioni Java e di database. Non è una novità: anche la concorrenza offre analoghe soluzioni di ‘silicon software’, ma l’elevata capacità di I/O dei nuovi Sparc rende il ‘system engineering’ particolarmente efficiente nella compressione/decompressione e criptazione/decrittazione dei dati e nell’accelerazione delle query sui db Oracle, ai cui utenti i nuovi server sono intuibilmente indirizzati.

Ennio Ceccarelli, Country Leader Systems di Oracle Italia

Centrato, come si è detto, sulle prestazioni delle macchine e sui conseguenti vantaggi in termini di Tco, l’annuncio dei nuovi sistemi è stato supportato da dichiarazioni eclatanti sulle performance applicative. Sottoposto a una serie di test in ambito transazionale (benchmark Tpm-C e Tpc-C), di database (su Oracle db 11g) e di ambiente middleware per l’esecuzione di applicazioni Java (benchmark Specj Enterprise), il nuovo Sparc T5-8, cioè il midrange a 8 socket, avrebbe fornito risultati in media 5 volte superiori rispetto allo Sparc T4-4, cioè al quadriprocessore di vecchia generazione. Considerato il raddoppio dei thread e gli improvement tecnologici di cui si è detto, è un fatto credibile, ma secondo uno ‘stile’ proprio di Ellison (che ha detto, con una delle sue tipiche battute: “se i clienti vogliono queste prestazioni dovranno accettare di pagarle molto meno”) l’enfasi è stata posta più che sui risultati in sé sui vantaggi in prezzo/prestazioni che darebbero rispetto alla concorrenza. Questa è identificata nel Power 780, uno dei più potenti modelli della recente famiglia Power 7 di Ibm (vedi "Da Ibm i server Power-Unix anche per la Pmi"), che in più confronti diretti con il citato T5-8 ne esce nettamente svantaggiato. Naturamente, Ibm non c’è stata e ha ribattuto con contro-comunicati che criticano pesantemente sia criteri di scelta sia i parametri adottati, innescando una polemica attualmente in pieno corso che, oltre agli antagonisti diretti, coinvolge anche analisti e blogger più o meno indipendenti.

Non vogliamo nè siamo in grado di entrare in una ‘querelle’ relativa a un confronto tra sistemi sì analoghi per gli impieghi e gli utenti cui si rivolgono, ma parecchio diversi per molti elementi, a partire dal fattore di forma, ma, ripetiamo, i nuovi server Oracle portano vantaggi prestazionali oggettivamente notevoli. Anche perché sopra allo Sparc c’è Solaris, lo Unix generalmente riconosciuto come il più affidabile e sicuro e, soprattutto, dotato sin dalla nascita di un livello di virtualizzazione che rispetto a un qualsiasi supervisor riduce drasticamente l’overhead prestazionale sulle macchine virtuali, cosa molto importante in un’ottica di consolidamento e virtualizzazione data center.

Elena Chiesa, Presales Director Server& Storage di Oracle Italia

Forse ci si chiederà a questo punto perché il confronto con Ibm e non con Hp, che pure ha server Unix di fascia midrange ed enterprise potenti e performanti. Qui il discorso passa dalla tecnologia alla strategia. Intanto, Ibm con oltre il 60% del mercato (Idc, dicembre 2012) è il numero uno e, in quanto tale, è “il” vendor da attaccare per chiunque voglia farsi spazio. Poi, come ci ricorda Elena Chiesa: “Oracle e Ibm hanno la proprietà intellettuale su tutti i componenti di un ambiente data center: hardware, sistemi operativi, middleware, database e applicazioni business”. Hp no, e infatti la sua strategia Unix (che, sempre per Idc, le assicura un buon 20% del mercato) punta a far confluire la potenza dei sistemi Itanium in una infrastruttura ‘convergente’ agnostica rispetto alle applicazioni dell’utente. Per Ibm, ma ancor più per Oracle, il modello è invece quello dello ‘stack’ integrato, dal ‘ferro’ all’erogazione del servizio al business, ed è ciò che le pone in concorrenza diretta nella conquista di nuovi clienti. Come dichiara Ennio Ceccarelli, “è infatti l’apertura del mercato in orizzontale, verso nuove aree di utenza, l’obiettivo dell’offerta Unix di Oracle, con una linea oggi veramente completa”. Si va dagli entry-level con processore T4 (che, va notato, continuerà ad essere prodotto) ai nuovi T5, che, come osserva Ennio Ceccarelli, “ridefiniscono il concetto stesso di midrange”, andando a toccare, nelle applicazioni che esigono alte prestazioni, il mercato dei sistemi x86, sino all’altrettanto nuovo M5. Quest’ultimo può gestire nella configurazione massima (32 socket) ben 1.536 thread, che grazie a una banda di 1,4 Tb per secondo sfruttano al meglio i 32 Terabyte di memoria disponibili. Entra quindi nel ristretto ma appetibile mercato dei superserver.

Insomma, la partita è aperta e per quanto il mercato Unix possa oggi sembrare limitato Oracle pare assolutamente decisa a farne un business, considerando, stante l’installato mondiale del software (database e applicazioni Java) che vi siano tutte le condizioni per farlo. Ciò vale anche per l’Italia, dove verranno attivati per i nuovi clienti percorsi di supporto alla migrazione, consolidamento e virtualizzazione su Solaris, tali, conclude Ceccarelli, “da ripagare rapidamente, sulla base di vantaggi economici dimostrabili, il primo investimento”.

Giampiero Carli Ballola
Giornalista

Giampiero Carli-Ballola, nato nel 1942 e giornalista specialista in tecnologia, collabora con ZeroUno dal 1988. Segue i processi di digitalizzazione del business con particolare attenzione ai data center e alle architetture infrastrutturali, alle applicazioni big data e analitiche, alle soluzioni per l’automazione delle industrie e ai sistemi di sicurezza.

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