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Mainframe Z: IBM assicura l’evolutiva delle app cloud-native

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Mainframe Z: IBM assicura l’evolutiva delle app cloud-native

Rassicurando gli sviluppatori del suo costante impegno nel supportare le sue property mainframe, IBM annuncia uno strumento che aiuta a creare applicazioni cloud native per z / OS.

29 Dic 2020

di Laura Zanotti - Fonte TechTarget

Mainframe z che attraversano indenni i lustri, grazie agli investimenti continui che Big Blue mette in campo per continuare a fare la differenza. Nelle intenzioni di IBM, infatti, c’è la dichiarata intenzione di usare i mainframe z per supportare i progressi della sicurezza informatica e dell’Intelligenza Artificiale negli anni a venire. Non a caso, le vendite di mainframe z sono aumentate di circa il 69% durante il secondo trimestre di quest’anno, raggiungendo il più alto aumento percentuale anno su anno di qualsiasi altra unità aziendale. Alcuni osservatori del settore attribuiscono la performance inaspettata al fatto che lo z15, introdotto un anno fa, sta vivendo ancora nel suo ciclo di crescita previsto. In genere, le vendite del mainframe si stabilizzano e diminuiscono dopo 12-18 mesi fino al rilascio di un nuovo sistema. Ma questo, fanno notare gli osservatori, potrebbe non essere il caso.

IBM guarda lontano

Ross Mauri, direttore generale delle attività mainframe Z e LinuxOne di IBM, ha condiviso alcuni asset che potrebbero contribuire alla crescita sostenuta dal sistema, tra cui l’acquisizione di Red Hat da parte di Big Blue, l’ascesa del software open source e gli ulteriori miglioramenti tecnici programmati. Tra questi ultimi rientra l’annuncio di Wazi Workspaces, un framework per lo sviluppo nativo in cloud studiato per i mainframe z. L’obiettivo è aiutare gli sviluppatori mainframe a creare ed eseguire applicazioni per cloud ibridi.

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Mainframe z proiettato nel cloud

IBM Wazi per Red Hat CodeReady Workspaces, posizionato come componente aggiuntivo di IBM CloudPak for Applications, fornisce agli sviluppatori mainframe una scelta di ambienti di sviluppo integrati (IDE – Integrated Development Environments) tra cui Eclipse e VS Code in modo che possano distribuire le applicazioni in una sandbox z / OS containerizzata che sfrutta appieno OpenShift di Red Hat.

“Gli utenti con cui parliamo sono interessati ad accelerare i loro progetti di trasformazione digitale principalmente spostando i carichi di lavoro mission-critical nel cloud – ha spiegato Sanjay Chandru, direttore di IBM Z DevOps, in una dichiarazione inviata alla redazione di TechTarget – Questo prodotto è il passo successivo per aiutarli a creare app in un mondo ibrido e multi-cloud. Per farlo, gli sviluppatori Z hanno bisogno di un’esperienza di programmazione comune”.

Dietro alle quinte della tecnologia

Wazi Workspaces funziona anche con strumenti open source, tra cui Git per progetti di sviluppo parallelo, Azure DevOps di Microsoft per l’orchestrazione, Jenkins per l’integrazione continua on premise e nel cloud IBM. Gli sviluppatori aziendali possono anche utilizzare le librerie z / OS Ansible per accedere alle risorse z / OS. Altre funzionalità z / OS includono il supporto per l’editing COBOL, PL / 1 e HLSAM, insieme a uno strumento che identifica, gestisce e aiuta a ottimizzare le build. Se integrati con SCM basato su Git, gli sviluppatori possono utilizzare processi come Agile e Lean che lavorano insieme ad altre piattaforme in un IDE più moderno.

In un annuncio imminente correlato, IBM ha svelato una funzionalità di test shift-left per gli sviluppatori mainframe z / OS chiamata Wazi Virtual Test Platform (VTP). L’offerta, secondo IBM, consente agli sviluppatori aziendali di eseguire test completi a livello di transazione senza distribuire codice nel middleware. Il prodotto può fornire la prima fase del test di integrazione mentre gli sviluppatori sono ancora nel processo di compilazione, il che aumenta la capacità di eseguire test e sviluppo automatizzati sui sistemi operativi mainframe z in generale.

I vantaggi per gli sviluppatori

“La cosa più importante per gli sviluppatori è che IBM con questa operazione rimuove lo stigma associato all’uso di altri linguaggi – ha detto Frank Dzubeck, presidente di Communications Network Architects, società di consulenza basata a Washington, DC -. Nella strategia di IBM c’è la volontà di creare un nuovo gruppo di tester e sviluppatori consentendo a quelli non mainframe di utilizzare le proprie capacità per spostare le applicazioni sui mainframe z”.

Per altro la strategia potrebbero anche aiutare ad alleviare il problema che molti IT shop aziendali hanno di trovare un numero sufficiente di sviluppatori di software mainframe, dal momento che, dagli esordi del mainframe z negli anni ‘60, molti programmatori sono andati in pensione.

Cosa ne pensano gli osservatori

Alcuni analisti vedono l’offerta come il passo successivo nel lungo viaggio di IBM volto ad avvicinare i suoi mainframe proprietari e gli ambienti cloud.

“Per IBM il business mainframe è estremamente importante – ha dichiarato Ian Campbell, CEO di Nucleus Research -. Anche per questo, il brand si vuole assicurare che gli sviluppatori che hanno investito tempo e denaro nella creazione di app per quella piattaforma abbiano un facile accesso alle piattaforme basate su cloud. Seguendo una strategia ibrida, IBM punta ad aumentare la durata delle licenze”.

Un altro analista vede l’offerta come un modo ragionevole per portare le applicazioni mainframe z in ambienti IT aziendali sempre più multi-cloud, salvaguardando così gli ingenti investimenti pluridecennali effettuati dalle aziende nell’hardware IBM. Un’operazione che serve anche a infondere fiducia tra gli sviluppatori di lunga data in modo da non fargli voltare le spalle al mainframe z.

“L’annuncio di IBM offre agli sviluppatori un’opzione per prendere le applicazioni mainframe e inserirle in quegli ambienti containerizzati su OpenShift – ha commentato Dan Elman, analista senior di Nucleus Research -. È un passo intermedio che alla fine porta le app degli utenti nel cloud. Il che tornerà utile soprattutto ai grandi gruppi finanziari e alle compagnie assicurative”.

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Laura Zanotti - Fonte TechTarget

Giornalista

Ha iniziato a lavorare come technical writer e giornalista negli anni '80, collaborando con tutte le nascenti riviste di informatica e Telco. In oltre 30 anni di attività ha intervistato centinaia di Cio, Ceo e manager, raccontando le innovazioni, i problemi e le strategie vincenti delle imprese nazionali e multinazionali alle prese con la progressiva convergenza tra mondo analogico e digitale. E ancora oggi continua a farlo...

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