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Focus di Idc sul modello software-defined: così cambierà l’IT nei prossimi anni

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Focus di Idc sul modello software-defined: così cambierà l’IT nei prossimi anni

19 Mar 2018

di Redazione

La società di ricerche di mercato prevede che entro il 2019 l’esigenza di maggiore agilità ed efficienza spingerà le aziende che si stanno trasformando digitalmente a migrare oltre il 50% della propria infrastruttura IT a un modello software-defined

La rivoluzione digitale sta obbligando le imprese a cambiare il modo di concepire l’IT aziendale, modernizzando l’infrastruttura, realizzando un’organizzazione data-centrica ed erogando servizi IT più flessibili. Un nuovo approccio all’architettura IT aziendale sta quindi emergendo come indispensabile, per tenere il passo con il crescente volume delle informazioni da elaborare e per aumentare l’efficienza delle risorse infrastrutturali e il loro grado di orchestrazione. Entro il 2019, secondo le previsioni di IDC, l’esigenza di maggiore agilità, efficienza e integrazione spingerà le aziende che si stanno trasformando digitalmente a migrare oltre il 50% della propria infrastruttura IT (centrale e periferica) a un modello software-defined.

Se le tradizionali architetture data center si sono rivelate adeguate fino a qualche tempo fa per gestire ambienti on-premise caratterizzati da applicazioni client/server, storage fisico e reti on-site, le cose sono sensibilmente cambiate con l’avvento delle nuove generazioni di applicazioni che – risultando virtualizzate, containerizzate o basate su cloud – richiedono maggiore agilità, automazione e gestibilità. Da silos di tecnologie e processi si sta quindi passando a sistemi convergenti e ambienti cloud ibridi disegnati per scalare sia verso l’alto sia orizzontalmente per supportare nuovi workload e garantire più controllo e flessibilità, senza impattare sui costi.

Per fare ciò, tutti gli elementi principali dell’infrastruttura – dalle componenti di elaborazione allo storage, dal networking alle reti geografiche – vengono astratti e distribuiti sotto forma di software automatizzato basato su policy. Potenzialmente, tutta l’infrastruttura IT aziendale – in primis il data center – può essere virtualizzata e quindi fornita come un servizio, realizzando così la promessa del software-defined everything (SDX) e del multicloud. Astraendo e virtualizzando non più soltanto le risorse computazionali, ma anche le componenti di storage, networking e sicurezza, le tecnologie software-defined offrono ai CIO più controllo e affidabilità, minor tempo di deployment delle applicazioni, semplificazione delle operazioni, e infine una riduzione dei costi (Capex ed Opex) grazie ad hardware più standard.

IDC si aspetta che il modello SDX diventerà lo standard de facto per le infrastrutture IT e per il disegno, rilascio e consumo dei dati. Già nel corso del 2018, prevede la società, il 75% dei nuovi acquisti in ambito data center sarà proprio influenzato dalle tecnologie software-defined.

“Verso l’azienda multicloud-ready” è il sottotitolo dell’IDC Software-Defined Everything Conference 2018 che IDC Italia organizza il 21 marzo a Milano, presso l’Hotel Melià, per esplorare in che modo automazione, virtualizzazione, ottimizzazione delle infrastrutture ICT cambiano il modo di lavorare, abilitano nuovi modelli operativi e sostengono la competitività delle imprese che devono adattarsi a cambiamenti continui.

In tale occasione i CIO di importanti aziende italiane porteranno la loro testimonianza insieme agli analisti di IDC e ai principali vendor impegnati su questo fronte. “Le aziende dovranno presto rendere più snelle le loro reti, affrontare nuove problematiche di sicurezza e far crescere le loro infrastrutture tecnologiche per poter continuare a essere parte dell’economia digitale” ha sottolineato Daniela Rao, senior director research and consulting di IDC Italia.

Redazione

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