Come e quando creare una web app IoT

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Come e quando creare una web app IoT

Le app mobile spopolano ma la facilità d’uso e la capacità di gestire ed elaborare una grande quantità di dati rendono le web app IoT uno strumento particolarmente interessante.

07 Giu 2022

di Marta Abbà - Fonte TechTarget

Le web app possono semplificare la gestione dei dispositivi IoT e supportare le organizzazioni nella loro capacità di trarre valore dalla loro implementazione. Si tratta di applicazioni software che utilizzano browser e tecnologia web per eseguire funzioni o task specifici su internet. Nelle web app IoT un dispositivo IoT ne utilizza il front end e il back end per raccogliere e analizzare dati, fornendo una visualizzazione dei risultati.

“Nelle web app IoT vi sono Graphical User Interface (GUI) intuitive che permettono agli utenti di svolgere i propri compiti in modo più efficace, ottenendo anche nuove conoscenze” spiega Bernd Gross, CTO di Software AG. Le web app IoT più comuni collegano e gestiscono i dispositivi IoT per ottenere approfondimenti sui dati raccolti. Attraverso dashboard e analisi, ad esempio, permettono di automatizzare i flussi di lavoro e di identificare specifiche azioni migliorative data driven.

“Le web app IoT possono anche aiutare le persone a collaborare, sia tra di loro che con macchine e infrastrutture” sottolinea Paul Venditti, consulente per la divisione IoT di SAS. Una web app può spingersi anche oltre la semplice visualizzazione delle informazioni per favorire sinergie operative tra chi è sul campo e chi opera da remoto.

Risorse e processi connessi e intelligenti possono interagire con persone diverse dai data scientist facendo leva su concetti come l’Explainable AI e la composite AI. La prima permette di capire e spiegare come un sistema AI prende decisioni, la seconda combina più tecniche di AI per aiutare le aziende a risolvere problemi complessi. Per comprendere il linguaggio degli insights AI-based e interpretali è però necessario che le organizzazioni evolvano e diventino in grado di prendere decisioni data driven.

“Si possono utilizzare le app web IoT anche per trarre vantaggio dai progressi nella realtà aumentata (AR) e realtà virtuale (VR). I “gamer” stanno guidando questo trend che, nei prossimi anni, probabilmente vedremo crescere” ha detto Venditti. Sono tecnologie già particolarmente utili nelle attività di monitoraggio e ispezione di infrastrutture come ponti e autostrade, effettuate grazie ai droni.

Sono numerosi gli esempi di utilizzo di web app IoT nel mondo della tecnologia. In molti casi ne vengono create una serie, per rispondere ai numerosi e differenti bisogni. Nel caso della produzione di impianti, vanno tenuti presente quelli del team di operation, dell’utente finale, del direttore e del responsabile dei tool. Hanno tutti esigenze diverse. Al team di operation serve ad esempio uno strumento semplice per monitorare, aggiornare a distanza e risolvere i problemi relativi a macchinari e connettività. Diversamente, il direttore deve integrare le informazioni sui key performance indicator associati alle apparecchiature nei sistemi esistenti per visualizzare l’efficacia complessiva dell’impianto.

Perché una web app IoT è meglio di un’app mobile IoT

“Le web app IoT funzionano su vari dispositivi, tra cui PC, telefoni cellulari e tablet. Ce ne sono di diversi tipi, però, tra cui quelle progettate per desktop o per dispositivi mobili, oppure per funzionare su schermi grandi e piccoli” puntualizza Gross.

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“Le app mobile IoT devono essere appositamente create e messe a punto per gli app store e gli smartphone, Android o Apple” spiega Venditti. È meglio optare per le app mobile quando se ne deve progettare una con uno scopo specifico. Per il monitoraggio della glicemia e la somministrazione dell’insulina, per esempio, se ne crea una collegata a un dispositivo medico indossato da una persona. Questo è un esempio di contesto in cui è essenziale che l’app funzioni in modo affidabile senza dipendere dalle reti o rischiare problemi di sicurezza. Una web app IoT solitamente richiede connettività, mentre le app mobili possono essere progettate per funzionare anche senza.

“Grazie alla sua flessibilità, una web app IoT è invece più adatta per applicazioni che devono essere aggiornate regolarmente e vengono continuamente arricchite da dati aziendali” ribadisce Venditti. Un esempio è quello della logistica nella catena del freddo o nel settore del food, in cui sono coinvolte molte persone con ruoli diversi: dall’autista del camion all’esperto in pianificazione, dal corriere al business manager. In questo scenario, tTutti ottengono insights e agiscono sulla base dei dati IoT, e ciascuno di loro potrebbe necessitare di interfacciarsi con le applicazioni aziendali di back-end.

Questo approccio a “torre di controllo” si adatta meglio alle applicazioni web sia dal punto di vista dei costi, sia da quello della sicurezza. “I dati IoT che tracciano e ricostruiscono la situazione in tempo reale aiutano a prendere decisioni migliori per le spedizioni in transito” spiega Venditti. In questo modo è possibile analizzare i dati IoT granulari per pianificare meglio i viaggi futuri.

Consigli per chi adotta web app IoT

“Chi sceglie di utilizzare per il proprio business le web app IoT o di crearne ad hoc, dovrebbe includere dashboard, configurazioni e opzioni di controllo flessibili. È importante che sia sempre possibile adattarle ai diversi utenti” spiega Gross. Altre funzionalità importanti sono il monitoraggio e gli alert, oltre a un framework di base aperto ed estensibile. Ci sono poi alcuni accorgimenti che chi adotta web app IoT deve applicare:

Sicurezza. È meglio pianificare la protezione dei dispositivi, l’integrità del flusso di dati IoT e la gestione del ciclo di vita.

Flessibilità dello sviluppo front-end. Il contesto in cui viene effettuato deve essere dedotto dai dati e dalle analisi IoT. In questo modo si possono poi aggiungere nuove feature senza dover gestire un codice personalizzato: la tecnologia IoT le crea rapidamente e lo sviluppo sta al passo.

Gestione del ciclo di vita delle app. Quando vengono create e rilasciate nuove versioni, serve poter aggiornare agilmente una web app IoT. La gestione del ciclo di vita delle app può essere impegnativa quando molte web app IoT si basano su librerie e codebase che cambiano nel tempo e possono anche richiedere patch di sicurezza.

Connettività e larghezza di banda per gli utenti. Se sono performanti e affidabili permettono alle web app IoT di trasferire dati più velocemente con una latenza inferiore.

Processo decisionale. Le organizzazioni devono impostare un loro processo decisionale relativo all’applicazione e capire come può fornire valore.

Misurare i risultati. Attualmente, c’è troppa enfasi sulla misurazione delle caratteristiche dell’architettura IoT, come il throughput dei dati e le chiamate API. È invece prioritario misurare i risultati, come la riduzione degli incidenti di sicurezza dei lavoratori.

Inoltre, la web app IoT dovrebbe essere scalabile e capace di gestire ed elaborare una grande quantità di dati. Il back end deve gestire grandi richieste di dati e rispondere in tempo reale.

Gli sviluppatori devono costruire interfacce utente dinamiche perché i sensori interni raccolgono dati dai dispositivi IoT in tempo reale. Per esempio, un sistema di monitoraggio del battito cardiaco deve tener conto del battito dell’utente ogni secondo.

Le maggiori sfide per chi crea web app IoT

Una delle maggiori sfide nello sviluppo di una web app per l’IoT è la sicurezza, perché i dispositivi interconnessi sono numerosi e sono tutti punti di ingresso potenzialmente pericolosi. Gli hacker possono infatti sfruttarli per accedere ai dati trasmessi, alla posizione dell’utente e ad altri dati preziosi. Vanno considerate anche la privacy dei dati e la necessità di utilizzare la crittografia sui dati memorizzati, elaborati e trasmessi dai dispositivi IoT per proteggersi da data leaks.

“Gli sviluppatori devono anche garantire la resilienza delle proprie applicazioni web IoT, abbastanza scalabili da gestire molte richieste e compatibili con vari browser” ha detto Gross. Venditti aggiunge un’altra sfida, quella della personalizzazione in base all’utente che può essere un data scientist ma anche un analista aziendale, un ingegnere sul campo, un business manager o il responsabile IT.

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Marta Abbà - Fonte TechTarget

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