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Devops in Italia, ecco un quadro della sua diffusione nella ricerca promossa da Ca

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Devops in Italia, ecco un quadro della sua diffusione nella ricerca promossa da Ca

21 Apr 2016

di Nicoletta Boldrini

È un quadro di luci, ombre e zone grigie quello tracciato dall’ultima indagine voluta da CA Technologies e condotta da Freeform Dynamics in tema di DevOps. Se ne riconosce, a livello globale e italiano, l’importanza ma le aziende sembrano ancora bloccate. Ne abbiamo parlato con Vittorio Carosone, Sales Director della multinazionale.

MILANO – La mancanza di armonia culturale nelle organizzazioni It genera risultati distonici quando si parla di approccio DevOps. È questa la conclusione cui siamo giunti insieme a Vittorio Carosone, Sales Director di CA Technologies, nell’analizzare i risultati dell’ultima recente indagine condotta da Freeform Dynamics su questi temi. La ricerca internazionale, condotta online nel secondo semestre del 2015 su 1.442 intervistati tra dirigenti aziendali di alto livello e responsabili It [il panel ha interessato 506 intervistati europei provenienti da Regno Unito, Francia, Germania, Italia, Svizzera e Spagna – ndr], mostra non poche ‘sfumature’ che necessitano di un’analisi di dettaglio.

Partiamo, per esempio, dalla dicotomia tra ‘importanza della metodologia e degli strumenti’ e ‘incapacità di mettere in atto determinati principi o adottare tecnologie di supporto’.  L'81% degli intervistati italiani riconosce l’importanza di garantire un’adeguata conoscenza delle priorità di business nell'ambito dell'It, ma solo il 38% mette in atto questo principio. Sempre l’81% considera importante disporre dell'infrastruttura e degli strumenti giusti, ma solo il 26% ha già raggiunto questo risultato. E mentre l’84% dei partecipanti al sondaggio ritiene fondamentale acquisire le competenze informatiche necessarie per mettere in pratica la metodologia DevOps, solo il 35% le ha già adottate.

Vittorio Carosone, Sales Director di CA Technologies

“Il DevOps è una filosofia che permea tutta l’azienda, non solo l’organizzazione It – commenta Carosone -, racchiude in sé un tema importante di change management che, come sappiamo, non è mai semplice da affrontare. Sarà il mercato a ‘forzare la mano’: l’esperienza utente nell’utilizzo di una applicazione è e sarà sempre più influenzata dal mondo in cui oggi si riescono a fare le cose, proprio attraverso il software, in qualsiasi campo. Un’esperienza utente che sta già entrando nei modi di lavorare e collaborare delle persone tra i quali c’è anche lo sviluppo del software”.  

I risultati dell'indagine commissionata da Ca Technologies

Una visione rosea, quella descritta da Carosone, che va leggermente in contrasto con i dati dell’indagine citati sopra, dove a fronte di percentuali che superano l’80% in termini di interesse, vi sono numeri di adozione di metodologie e tecnologiche che si attestano solo tra il 26 ed il 38%. “la Digital Transformation sta mostrando scenari competitivi impensabili fino a pochi anni fa – spiega Carosone -. Per i disrupter è decisamente più semplice iniziare fin da subito con un approccio DevOps perché è il modello che gli consente di arrivare prima sul mercato. Le aziende tradizionali ‘dovranno correre’ ma oggi devono indubbiamente fare i conti con la complessità di cambiamento”.

Ed è forse per queste ragioni che le percentuali di adozione (metodologica e tecnologica) sono ancora basse. Eppure, le imprese che mostrano un elevato livello di adozione del DevOps nella realizzazione delle loro iniziative digitali sono anche quelle che hanno raggiunto i migliori risultati aziendali. In tutta Europa, tra il 70 e l’80% di queste realtà ha ottenuto ‘significativi benefici misurabili’ in termini di fidelizzazione dei clienti e acquisizione di nuovi e ha conseguito risultati concreti nei nuovi flussi di ricavi (ossia con una crescita di fatturato generato direttamente da nuovi servizi digitali). “Eppure, spesso il DevOps è ancora confinato in alcune aree specifiche dello sviluppo applicativo o ‘sperimentato’ su piccoli progetti”, puntualizza Carosone. “Questo perché anche a livello tecnologico i passaggi non sempre risultano ‘agilmente’ affrontabili. Chi inizia con il DevOps parte dagli ambiti più semplici, quelli dell’Apm e dell’automazione dei rilasci ma questi rappresentano solo due dei pilastri tecnologici del DevOps”. Gli altri due sono dati dall’automazione delle fasi di test (ambito dietro al quale si cela anche la tematica del masking dei dati: mascheramento o modifica dei dati affinché eventuali informazioni sensibili risultino anonime quando vengono utilizzate per finalità di testing) e dalla service virtualization, elemento che potrebbe rappresentare grande accelerazione di tutti i processi ma che ancora oggi è poco compreso. “La virtualizzazione dei servizi va a rilento perché ricreare ambienti di sviluppo virtualizzati obbliga chi sviluppa e fa testing a mettere a disposizione risorse e ad accelerare/aumentare livelli di virtualizzazione, con conseguente complessità di ownerrship e governance”, riflette Carosone in chiusura. “Eppure, proprio quest’ultimo aspetto a mio avviso rappresenta il termometro 2016-2017 attraverso il quale potremo concretamente vedere la crescita del DevOps”.

Per maggiori informazioni: Devops e agile nello sviluppo software

Nicoletta Boldrini

Giornalista

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