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Appian: “Portare l’automazione a un nuovo livello? Si può con un’unica soluzione”

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Appian: “Portare l’automazione a un nuovo livello? Si può con un’unica soluzione”

Il concetto di ‘automazione intelligente’ nasce dall’unione sinergica di intelligenza artificiale, l’automazione robotica dei processi e sistemi per la gestione dei processi aziendali. In questa intervista, Lorenzo Alegnani, direttore dei Professional Services di Appian per il Sud Europa, chiarisce il posizionamento della società nell’emergente settore della intelligent automation

09 Ott 2019

di Giorgio Fusari

Più la trasformazione digitale si evolve, e più sta chiarendosi il quadro dei fattori tecnologici chiave che nei prossimi anni concorreranno a ridefinire il vantaggio competitivo di un’impresa rispetto a un’altra. Queste tecnologie emergenti s’identificano con intelligenza artificiale (AI), machine learning (ML), robotic process automation (RPA), e la vera sfida sarà riuscire a integrarle con i sistemi di gestione dei processi aziendali (BPM) e le attività lavorative svolte dagli esseri umani, per realizzare quella che, ormai, vari osservatori e analisti chiamano una strategia di ‘automazione intelligente’.

Fornendo l’opportunità d’integrare e orchestrare in maniera sinergica tutte queste componenti, la intelligent automation (IA) viene in sostanza considerato l’asso nella manica per portare l’automazione a un nuovo livello, e ottenere tutta una serie di benefici: l’86% degli IT executive interpellati nella survey “The Future of Work”, condotta da IDG, ritiene che un’integrazione dei processi intelligente possa migliorare la customer experience; il 92% pensa che renderebbe l’esperienza dei dipendenti più gratificante; e ancora, l’86% indica che lavoro umano, sistemi AI e roboticautomation dovranno essere ben integrati entro il 2020.

Una piattaforma unificata per la intelligent automation

Nell’emergente mercato della intelligent automation, Appian, società fornitrice di una piattaforma low-code per accelerare la creazione di applicazioni business enterprise, si colloca proponendo un’unica soluzione, che completa le funzionalità core native di motore BPM, Case Management e low-code con componenti per governare processi RPA e connettori specifici per l’integrazione con i principali motori di intelligenza artificiale:lo spiega in un’intervista a ZeroUno Lorenzo Alegnani, direttore dei Professional Services di Appian per il Sud Europa (nella foto).

Riferendosi in particolare al mondo della AI, Alegnani enumera in primo luogo la varietà di tecnologie che ad essa appartengono, dal machine learning, al riconoscimento delle immagini tramite ‘deep learning’ (DL), all’elaborazione del linguaggio naturale (NLP), e poi precisa meglio: “Nella propria piattaforma, Appian offre connettori (integrazioni senza sviluppo di codice) per sfruttare al meglio i principali servizi di intelligenza artificiale di AWS, Google e Microsoft nel contesto delle applicazioni per la digital trasformation che la piattaforma permette di realizzare. La diffusione del cloud ha reso più accessibili queste tecnologie, così abbiamo pensato di aiutare i nostri clienti che stanno avvicinandosi al settore della intelligent automation, fornendo con lo strumento oltre ai connettori nativi anche i framework e i template, per facilitare l’integrazione dei servizi AI di tali provider con la nostra piattaforma e accelerare l’adozione di queste soluzioni”.

La nuova release della piattaforma incorpora anche servizi di intelligenza artificiale di Google pronti all’uso, per poter creare rapidamente applicazioni aziendali. Appian AI comprende: Google Translate, per il riconoscimento della lingua e la relativa traduzione, Google Vision, per la rilevazione delle etichette e l’OCR e Google Natural Language per la sentiment analysis, l’analisi sintattica e la classificazione dei contenuti.

Demandare ai bot i compiti ripetitivi non basta

L’adozione di software RPA è probabilmente un primo passo che le imprese stanno oggi compiendo verso l’automazione, aggiunge Alegnani: “Ciò perché la RPA permette di ridurre i fattori di rischio legati all’introduzione dell’errore umano su task ripetitivi, incrementando al contempo la produttività, grazie a bot che operano 24 ore su 24 per sette giorni la settimana. I casi tipici sono le operazioni di data entry, o la classificazione di documenti secondo determinati criteri, in cui il contributo umano non aggiunge particolare valore. Tuttavia, la RPA automatizza un’attività che non è fine a se stessa, ma dev’essere contestualizzata all’interno di un processo di business: ed è qui che Appian è in grado di supportare le soluzioni d’automazione dei processi robotici, grazie al proprio motore di BPM, capace ad esempio di coordinare i carichi di lavoro, d’innescare, quando necessario, eventuali alert verso operatori umani e di orchestrare in maniera organica tutte queste attività”.

In altre parole, non si può ottenere un’automazione completa solo ricorrendo al software RPA, o solo al BPM, ma occorre focalizzare sistemi, bot, operatori umani sul processo, e sul risultato che si desidera raggiungere. “Da questo punto di vista – spiega Alegnani – il vantaggio di Appian è fornire un approccio incrementale, perché, ad esempio, chi ha già acquisito un tool RPA, ma non ha ancora una soluzione BPM, con la nostra piattaforma è in grado di governare sia i processi automatici esistenti che integrare funzioni di business e sistemi complementari ai processi RPA. Viceversa, chi possiede solo un software BPM tradizionale, può sfruttare le capacità di Appian per agevolare l’introduzione di strumenti RPA. Siamo convinti che il successo delle iniziative di trasformazione digitale, che passano anche dall’implementazione delle soluzioni di Intelligence Automation è deteterminato dalla capacità di completare e valorizzare tecnologie su cui i clienti hanno già investito. Di conseguenza il nostro posizionamento sul mercato è quello di fornire un’offerta di prodotto e servizi che non sia sostitutiva ma che permetta di implementare rapidamente soluzioni di trasformazione digitale a supporto e arricchimento del parco tecnologico dei nostri clienti”.

Giorgio Fusari

Giornalista

Nel settore giornalistico dal 1989, Giorgio Fusari negli anni ha collaborato per numerose pubblicazioni nel panorama tecnologico e ICT italiano, tra cui la rivista NetworkWorld Italia (gruppo IDG); il settimanale di tecnologia @alfa, del quotidiano Il Sole 24 Ore, la testata Linea EDP. Dal 2012 collabora con il gruppo Digital360 e in particolare con ZeroUno. Tra le aree di maggior specializzazione di Giorgio, il crescente universo dei servizi cloud, il networking, le tecnologie di cybersecurity.

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