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Appian Europe 2020, la strada per la flessibilità con il low code

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Appian Europe 2020, la strada per la flessibilità con il low code

Alle prese oggi con la pandemia, ma domani con la necessità di saper affrontare nuovi mercati in cui modelli di business flessibili e mutevoli saranno la “nuova normalità”, le aziende si ritrovano con sistemi informativi ed organizzazioni rigide, poco efficienti e refrattarie al cambiamento. Le piattaforme low code, integrando di continuo tecnologie best of breed, si pongono come risposta per una “flessibilità strutturale” in cui, accanto allo sviluppo rapido e semplificato di applicazioni enterprise diventano centro di orchestrazione intelligente di workflow in cui le componenti rappresentate da persone, algoritmi di AI e bots RPA vengono correttamente e dinamicamente miscelate e bilanciate per diventare una risorsa di efficienza e di differenziale competitivo. Da Appian Europe 2020 e da un’intervista esclusiva con il CEO, Matt Calkins, riflessioni e novità

21 Ott 2020

di Stefano Uberti Foppa

Sia durante, ma soprattutto finita la pandemia di Covid-19, sviluppare il business sarà ancora più sfidante e non solo per gestire il day-by-day legato alle repentine fluttuazioni della domanda. Sarà un grande vantaggio competitivo saper costruire una “flessibilità strutturale”, con la capacità di disegnare business process rapidamente, saperli riconfigurare di continuo per seguire dinamiche che si genereranno e modificheranno su archi temporali ravvicinati. Insomma: non sarà facile adeguare una cultura e modelli organizzativi aziendali che sono, la storia ci insegna, abbastanza refrattari e lenti al cambiamento.

Va considerato poi anche il contesto globale, cioè quella “nuova normalità” dove climate change, sostenibilità diffusa, nuove forme di relazioni digitali impresa-consumatori rappresenteranno i parametri imprescindibili, e non gli unici, su cui costruire il proprio modello di business e di capacità competitiva. La tecnologia dovrà supportare e favorire tutto questo. “Una piattaforma low code è l’ideale per sviluppare con rapidità e semplicità nuove applicazioni, gestire e modificare i nuovi processi” ha dichiarato Matt Calkins, CEO di Appian nel suo speech di apertura ad Appian Europe 2020, il tradizionale appuntamento, quest’anno in forma virtuale, che la casa americana organizza ogni anno nel vecchio continente per incontrare clienti, partner e analisti.

Matthew Calkins appian
Matthew Calkins, CEO di Appian

“Siamo circondati da cambiamenti e la pandemia è uno di questi” ha precisato il CEO durante una nostra intervista esclusiva. “Ci sta insegnando la capacità di reagire e gestire la trasformazione e che è vitale essere adattivi. È una cosa che tocca ogni tipo di business al mondo. Oggi abbiamo processi giganteschi e organizzazioni rigide; le abbiamo sviluppate per essere efficienti ma non per essere flessibili. E adesso realizziamo che non sono abbastanza valide per reggere il cambiamento. Ma questa è la chiave competitiva: una volta adottate flessibilità e velocità, il mercato non torna più indietro – precisa il CEO –. Nessuno è più disposto ad accettare una minore velocità di ricerca dati di quanto non garantisca oggi Google con il bottone di search. Stessa cosa con Amazon Prime. Anche se poteva non essere necessaria una maggiore velocità di consegna merci, una volta scelto quel tipo di servizio, l’aspettativa si tara su quel parametro di velocità. Ecco, quello che ci sta insegnando questo 2020 è la definizione di nuovi standard di velocità e flessibilità dai quali il mercato difficilmente vorrà tornare indietro”.

La chiave di lettura di tutto ciò, dalla prospettiva Appian, sta in un’automazione diffusa in ogni componente della sua piattaforma e in una capacità di saper gestire un workflow intelligente tra persone, intelligenza artificiale e RPA (Robotic Process Automation). Una low code platform è senza dubbio un passo avanti rispetto alla programmazione strutturata: raggruppa un’ampia serie di componenti software semilavorati, costruiti utilizzando oggetti grafici in modalità drag & drop, che sono poi assemblati e riutilizzati, accelerando così drasticamente la velocità di sviluppo applicativo.

Rispetto allo sviluppo classico, con la raccolta delle specifiche, lo sviluppo strutturato, l’avanzamento delle fasi a waterfall (cascata), la netta separazione tra chi disegna/sviluppa l’applicazione e gli utenti che la dovranno usare, il low code è la strada scelta da un numero sempre maggiore di aziende, tanto che Gartner, citato anche quest’anno dai manager Appian, prevede che le piattaforme low code saranno impiegate in circa il 65% delle attività di sviluppo a partire dal 2024.

Magic Quadrant Gartner per le piattaforme low code
Magic Quadrant Gartner per le piattaforme low code

Contribuisce inoltre, dati alla mano, a ridurre il tempo e i costi di manutenzione dedicati alle applicazioni legacy ormai obsolete (il cosiddetto “debito tecnico”) che potranno essere via via sostituite (o modernizzate nelle loro funzioni) da low code application. E soprattutto queste platform forzeranno quella interazione continua con gli utenti (che partecipano, in una modalità Agile, fin dall’inizio e in ogni fase evolutiva del processo di sviluppo) che è poi l’unica garanzia per una reale rispondenza funzionale dell’applicazione alle esigenze dell’impresa, dell’innovazione del suo business e alla continua variabilità del mercato.

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La piattaforma low code di Appian, punto centrale per lo sviluppo di applicazioni di livello enterprise, è predisposta per arricchirsi di funzioni attraverso l’integrazione, garantita da connettori low code, di servizi dei vari provider (Google, Amazon, Microsoft,…) e diventa centro di orchestrazione intelligente di un nuovo workflow in cui i tre componenti prima accennati, persone, algoritmi di AI e bots, devono essere correttamente miscelati e bilanciati per diventare una risorsa di efficienza e di differenziale competitivo, lasciando però sempre alla persona, supportata da intelligent automation, il controllo e il governo di tutto il flusso di lavoro.

Le persone, nei progetti di sviluppo e nell’utilizzo applicativo, si occupano di aspetti di valore e decisionali; gli RPA possono dedicarsi a compiti ripetitivi; le soluzioni di AI sono indicate per ricercare e scoprire, analizzare i dati, raccomandare scenari possibili, semplificare la complessità. Calkins ha insistito molto sul concetto di open platform: “I Big Tech hanno ormai capitali spesso maggiori del Pil di grandi paesi industrializzati. Inevitabilmente il rapporto di forza con i clienti è sbilanciato a favore dei primi che non hanno interesse a creare valore attraverso uno scenario tecnologico in cui già sono presenti. Il loro approccio è chiedere all’utente, attraverso le loro tecnologie, di adattarsi ai loro modelli architetturali e di business. Le aziende utenti hanno già oggi a disposizione i pezzi di un puzzle: hanno già tecnologie di RPA, probabilmente hanno sistemi di AI, hanno i dati e il workflow, ma ciò di cui hanno necessità è un’orchestrazione armonica di queste tecnologie, un efficace collante in grado di garantire un efficiente workflow, coordinamento e collaboration. Servono più che mai oggi ambienti che favoriscano la combinazione e l’unificazione di questi elementi in modo efficiente. È questo il vero valore differenziante, ed è questo che offre una piattaforma affidabile come Appian”.

Assicurazioni più efficienti

Come esempio di soluzioni configurabili proposte per le varie realtà nei differenti mercati verticali, ad Appian Europe 2020 è stata presentata la soluzione Connected Claims per il settore assicurativo, un ambito in cui Appian vanta un buon posizionamento di mercato. È un settore, quello delle assicurazioni, in cui oggi la user experience è più che mai “business critical”, con la fase di risarcimento danni che rappresenta un punto strategico di relazione con i clienti, di valore e di differenziale competitivo. L’obiettivo è ridurre la complessità operativa nei processi di gestione dei sinistri, offrendo al contempo una visuale globale e in tempo reale di ogni sinistro in un’unica dashboard (con la possibilità di condividere queste informazioni anche con terze parti coinvolte nel processo di gestione sinistri). La soluzione, attraverso un’integrazione no code, unifica i dati dei sistemi e dei database di sinistri dell’assicurazione (senza migrare i dati) rendendo più veloce il processo di liquidazione e riducendone il costo di gestione.

È ampiamente configurabile essendo costruita sulla low code platform Appian e può usare le funzionalità di automation della piattaforma inclusi gli Intelligent Document Processing (IDP) per eliminare il caricamento manuale dei moduli e usare l’AI per convertire in automatico i dati non strutturati, scritti nei moduli, in dati strutturati. Con gli RPA, infine, si utilizzano i bot per l’accesso ai sistemi legacy e si accelera il recupero e l’aggiornamento dei dati attraverso i sistemi di back-end.

“In generale – dice Calkins – vogliamo creare soluzioni più semplici, pre-costruite e leggermente modificabili per essere perfette per la specifica realtà aziendale. Siamo partner con i clienti e collaboriamo con i tech leader per combinare le reciproche tecnologie affinché l’integrazione nella piattaforma Appian sia ottimale. La chiave è una combinazione efficace di asset attraverso l’impresa per fare le cose in modo prevedibile e semplice, anziché affrontarle con l’incubo con cui si affrontano spesso oggi molti progetti. Il nostro obiettivo è non solo rendere questo possibile ma anche farlo con facilità”.

Proprio sulla facilità d’uso quale elemento distintivo di Appian, Calkins, a specifica domanda – ha infine concluso: “L’AI sta facendo progressi enormi nell’area della voice recognition e noi siamo attivamente interessati a questo campo. Integrare queste tecnologie ha molto senso per Appian perché la nostra filosofia è da sempre proprio quella di ‘fare le cose in modo sempre più semplice’. In generale, con il riconoscimento vocale stiamo spostando il punto di equilibrio tra sistemi e persone: dal parlare per tanto tempo, come umani, la lingua dei sistemi, stiamo avvicinandoci sempre più verso il nostro modo naturale di interfacciarci. La capacità di parlare con una macchina allo stesso modo con cui parliamo con un altro essere umano è uno dei core goal di Appian”.

Stefano Uberti Foppa

Digital innovation influencer

Giornalista professionista dal 1989, inizia ad occuparsi di giornalismo nel settore informatico nel 1981, partecipando all'avvio della sede italiana del settimanale Computerworld. Nel 1987 passa al mensile ZeroUno di cui nel 1997 assume la direzione insieme a quella del settimanale PcWeek Italia. Opinion leader riconosciuto nel settore Ict in Italia, è stato direttore responsabile di ZeroUno edito da Ict&Strategy, società del Gruppo Digital360, fino al febbraio 2019. Oggi è una delle principali firme del magazine.

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