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Eni, quando il low code supporta il business e valorizza le competenze

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Eni, quando il low code supporta il business e valorizza le competenze

Un progetto, disegnato e realizzato con gli utenti, per lo sviluppo di una piattaforma di collaboration che rende disponibile, in un’unica fonte di contenuti integrati, le informazioni per la gestione operativa degli asset Eni. Valorizzando al meglio le competenze di processo, le conoscenze del business, garantendo una migliore governance e una maggiore efficienza derivata da un riutilizzo applicativo per progetti futuri su altre unità e contesti

03 Giu 2020

di Stefano Uberti Foppa

Ci credete a quanto sostengono alcuni analisti di mercato, Forrester tra questi, che le piattaforme low code stanno ormai acquisendo un’efficacia riconosciuta anche nello sviluppo di applicazioni enterprise mission critical? E che hanno un ruolo sempre più riconosciuto nella governance dei progetti applicativi, nel workflow dei contenuti, nell’integrazione tra componenti tecnologiche e di business sfruttando la metodologia Agile? Non tanto? Per provare a convincervi, allora, parliamo di Eni, una realtà che da sempre per la sua complessità tecnologica, applicativa, organizzativa, nonché di business, è una specie di beta site ambìto da molti vendor tecnologici.

Come dire: se quella soluzione tecnologica supera la prova in Eni è molto probabile che la superi ovunque.

Abbiamo quindi incontrato, virtualmente visti i tempi, Vittoria La Placa, responsabile dell’area di Asset Operation e Energy Solution ICT di Eni, per parlare con lei di un progetto in corso per realizzare una piattaforma di collaboration complessa. Si tratta dello sviluppo di una specie di contenitore accessibile, nei suoi contenuti, dalle diverse tipologie di utenti coinvolti, in cui vengono mostrati tutti gli elementi di rilievo, in una rappresentazione di digital twin, per la gestione operativa degli asset.

foto Vittoria La Placa
Vittoria La Placa, responsabile dell’area di Asset Operation e Energy Solution ICT di Eni

Parliamo di turbine, compressori, scambiatori, processi operativi ecc., per i quali è necessario garantire l’accesso a informazioni sempre aggiornate, derivate da dati real time, da advanced analytics, provenienti magari da sistemi sorgenti proprietari, con una distribuzione/workflow efficiente e articolata. Tra le attività da supportare e monitorare, vi sono, ad esempio, l’ottimizzazione della produzione, la gestione degli ordini, i backlog di manutenzione, la programmazione di ispezioni, l’asset integrity in generale.

Come si integra, con esigenze mission critical di questo tipo, in una dimensione aziendale complessa e con numerose specificità come è Eni, una tecnologia low code? E che risposte sono arrivate alla prova dello sviluppo di questo importante progetto?

ZeroUno: Partiamo dal contesto: quali erano le vostre esigenze nello sviluppare un progetto per ottimizzare la gestione degli asset di Eni? E che rapporto esiste oggi tra una intelligent automation garantita da una piattaforma low code e il business di Eni?

Vittoria La Placa: Sono responsabile della funzione ICT che segue le attività di asset operation per Upstream e di energy solution, ovvero della nuova linea di business relativa alle energie rinnovabili. In ambito Upstream siamo coinvolti per le attività di digital transformation sia in termini di realizzazione e gestione progettuale, sia nelle scelte tecnologiche a monte. La sperimentazione Eni su Appian ha riguardato una piattaforma di collaboration per alcune realtà geografiche, allo scopo di rendere disponibili tutti i contenuti di rilievo, in una modalità di digital twin, relativi alla gestione operativa degli asset. Cercavamo una soluzione che consentisse la massima tailorizzazione e fornisse quegli strumenti specifici a supporto dei colleghi per gestire al meglio i processi operativi garantendo soprattutto affidabilità e asset integrity. In questo contesto è maturata la scelta low code platform Appian. Considerando che il mondo delle operation è estremamente veloce, cercavamo qualcosa che ci consentisse un’elevata reattività alle esigenze ampie e diversificate degli utenti.

Abbiamo nel tempo evoluto una serie di strumenti per modellare alla perfezione l’impianto e rispondere rapidamente alle richieste degli utenti. Ma la copertura funzionale era parziale, e dovendo integrare all’interno di uno stesso strumento informazioni derivanti da altri sistemi e in maniera veloce, siamo andati alla ricerca di una tecnologia appropriata. Oggi abbiamo integrato nella piattaforma Appian più di 15 sistemi complessi, e tantissimi file excel (ride-ndr), nell’obiettivo di avere informazioni correlate tra loro e tutte fruibili da un unico punto. La nostra architettura ha una base solida rappresentata dai sistemi sorgenti, dal nostro Digital Oil Field, che è lo strumento di gestione e analisi di dati real time, nonché da tutte le altre applicazioni. Ci serviva un layer intermedio nel quale far confluire una parte importante di analytics per gli aspetti legati alla manutenzione e alle operations, ad esempio algoritmi per la predizione e la riduzione delle emissioni, oppure che analizzano le funzionalità delle macchine rotanti critiche. Tutto questo tutto viene oggi centralizzato in questa unica soluzione, da noi chiamata Integrated Operation Center, che fa da cruscotto e da navigatore di bordo per gli utenti che poi gestiscono l’impianto.

ZeroUno: L’elemento di aggregazione e distribuzione di contenuti è probabilmente solo uno degli utilizzi potenziali di una tecnologia low code, che può consentire integrazione applicativa, analisi, rapido e semplificato sviluppo software. Come viene “messa alla prova” la piattaforma?

La Placa: La stiamo usando su diversi fronti. Peraltro, già poter mostrare in modo integrato questi contenuti è estremamente più immediato e più semplice, e quindi di grande valore di business, rispetto al passato. La multi integrabilità con altri sistemi è un punto di forza importante: riusciamo ad integrare facilmente altre applicazioni attraverso funzioni di embedding che ci consentono, ad esempio, di navigare su un nostro sistema sorgente restando all’interno della piattaforma.

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È un tema di tailoring per noi centrale. Realizziamo una piattaforma di informazioni che ha delle linee guida standard ma che deve assolutamente avere contenuti proposti ad immagine e somiglianza di chi la usa. Mostrare questi contenuti diversificati per tipologie di utenti senza l’uso di una piattaforma low code flessibile richiederebbe sviluppi applicativi complessi. Poter lavorare in una modalità Agile e quindi avere subito il rendering di come queste informazioni verranno mostrate e utilizzate, è un grande passo avanti. Avevamo anche provato con un nostro prodotto custom ma la sua realizzazione richiedeva tempi non consoni alla reattività richesta dalle operations.

La strutturazione dei contenuti, differenziata per tipologie di utenti, è nel nostro caso complessa, con numerosi livelli di analisi e navigazione. Tutto questo è stato però semplice da costruire, soprattutto perché l’abbiamo realizzato in una room Agile [la stanza in cui, secondo i dettami della metodologia, si riuniscono utenti e sviluppatori per far emergere e definire in modo interattivo e collaborativo, nelle varie fasi del processo di sviluppo, i requisiti, le esigenze e le funzionalità di base dell’applicazione, con lavagne su cui disegnare diagrammi e focalizzare meglio criticità e aspettative, con uso dei classici post-it per fissare in modo sintetico e chiaro i principali elementi richiesti e gli step di avanzamento – ndr] in modo collaborativo, integrato e a step con gli utenti.

Altro uso intensivo che facciamo della piattaforma riguarda i workflow applicativi. Nel momento in cui hai tutte queste informazioni disponibili, crei dei workflow tra le varie funzioni aziendali che migliorano e semplificano l’operatività dei colleghi di business. E qui riemerge il valore di poter fare embedding di contenuti da altre piattaforme, contenuti che riesci a mostrare con estrema semplicità. Tutto questo, unito al low coding, permette di ridurre tantissimo i tempi. Se dovessi fare una modifica sul sistema sorgente e poi metter mano all’integrazione e poi alla visualizzazione di quella componente, avrei tre interventi da fare. In questo caso la modifica avviene sul sistema sorgente e mostrata in real time sul sistema contenitore, l’Integrated Operation Center. Questa è stata per noi una semplificazione incredibile.

Anche nelle fasi iniziali, solo grazie al low coding abbiamo potuto gestire l’elevata quantità e variabilità delle richieste stravolgendo, tra l’altro, il disegno originario ipotizzato, perché la consapevolezza che si genera nel vedere, nelle varie fasi, come i dati vengono presentati, ti fa capire che magari avevi fatto degli errori concettuali all’inizio. Anche in questo caso se avessimo dovuto mettere mano al codice, l’aggravio sarebbe stato davvero notevole.

ZeroUno: È noto che Eni, per sua dimensione e complessità, ha culture tecnologiche e competenze diversificate, con sperimentazioni di ogni tipo e di ampio spettro. Tuttavia, realizzare una piattaforma di aggregazione di contenuti con un efficace workflow management basata su uno sviluppo, governance e integrazione low code avrà fatto emergere delle evidenze di efficacia, di flessibilità. Fino a che punto queste tecnologie possono allora diffondersi in una realtà come Eni? Quanto il valore che queste piattaforme stanno dimostrando potrà sostituire approcci più tradizionali e strutturati, rivedendo non solo scelte tecnologiche tradizionali ma anche modelli organizzativi, processi consolidati, competenze radicate….

La Placa: Questo è un ottimo spunto di riflessione. Quello che ho notato come maggiore beneficio dall’adozione di questa piattaforma è sicuramente una valorizzazione delle risorse interne. In Eni abbiamo competenze diversificate e variegate, ma spesso molte attività vengono esternalizzate su fornitori terzi. Come ICT abbiamo acquisito negli anni importanti competenze di processo e un’approfondita conoscenza dei nostri business che però dobbiamo riuscire a trasmettere al meglio a chi svilupperà l’applicazione. Spesso, avendo numerosi partner esterni, si fa fatica, con strumenti di sviluppo tradizionali, a trasmettere loro questa nostra conoscenza, perché magari noi parliamo di un vissuto e di un’esperienza che non è facile da cogliere nelle sue sfumature ed esigenze specifiche. Con queste soluzioni low code, invece, il disegno avviene sempre a quattro mani ma soprattutto è guidato da chi il business lo conosce, cioè da Eni. Si può quindi scaricare subito a terra il concept e poi guidarlo e governarlo al meglio nelle fasi realizzative. Pur non avendo quindi risorse sufficienti per sviluppi applicativi completamente interni, anche se ci piacerebbe, il low code, grazie ad una compartecipazione molto più spinta, è un driver fondamentale per una forte valorizzazione delle nostre competenze di processo, abilitando al contempo una migliore governance del progetto. Ovviamente ci siamo anche strutturati per usare correttamente la piattaforma e sfruttarne al meglio tutte le potenzialità.

ZeroUno: Strutturati come? E come si esplicita nel dettaglio una migliore governance realizzativa dei progetti?

La Placa: Abbiamo costituito una nostra Technical Governance Authority per garantire che gli sviluppi vengano fatti nel migliore dei modi e soprattutto che possano essere riutilizzati, in un’ottica di efficientamento successivo, perché da questa nostra prima esperienza vorremmo trarre efficienza per progetti futuri su altre unità geografiche o in altri contesti. Ma a mio avviso è importante un punto: al di là che questa piattaforma si innesti in un contesto Agile evoluto o in un ambito più standard, quello che è importante è capirne la filosofia, non solo valutarne i pro e contro in termini di tempi e costi di sviluppo. Intendo dire che il punto di partenza di ogni sviluppo applicativo e progettuale, deve essere un utilizzo tecnologico per rispondere al meglio ai requisiti di business, non adottare una tecnologia performante fine a se stessa. Quando parlo di filosofia non metto al centro lo strumento ma una soluzione che permetta di garantirci una vera centralità del business, di fatto da sempre il nostro modello e approccio filosofico alla digital transformation. Il business guida, la tecnologia deve rendere concrete, in modo rapido, le sue idee e dare risposte alle sue esigenze.

Il nostro lavoro è strutturalmente compenetrato con il business, non abbiamo dovuto aspettare la metodologia Agile. Proprio per seguire questa impostazione di business problem solving abbiamo ricercato una soluzione che desse continuità totale di approccio, ma scalabile su complessità importanti. E La piattaforma Appian risponde appieno a queste nostre esigenze di collaborazione tra competenze diversificate, che vengono, nello sviluppo progettuale sia interno sia attraverso partner esterni, valorizzate più che in passato.

Stefano Uberti Foppa

Digital innovation influencer

Giornalista professionista dal 1989, inizia ad occuparsi di giornalismo nel settore informatico nel 1981, partecipando all'avvio della sede italiana del settimanale Computerworld. Nel 1987 passa al mensile ZeroUno di cui nel 1997 assume la direzione insieme a quella del settimanale PcWeek Italia. Opinion leader riconosciuto nel settore Ict in Italia, è stato direttore responsabile di ZeroUno edito da Ict&Strategy, società del Gruppo Digital360, fino al febbraio 2019. Oggi è una delle principali firme del magazine.

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