Accessibility Testing: l’accessibilità è un diritto per gli utenti e un dovere per i produttori | ZeroUno

Accessibility Testing: l’accessibilità è un diritto per gli utenti e un dovere per i produttori

pittogramma Zerouno

Attualità

Accessibility Testing: l’accessibilità è un diritto per gli utenti e un dovere per i produttori

Il tema dell’accessibilità ricopre sempre più un ruolo di primo piano nella creazione di qualsiasi prodotto digitale. Rispetto al passato, il contesto socio-culturale e quello legislativo hanno registrato notevoli cambiamenti e, al contempo, spinto applicativi e servizi digitali verso una maggior inclusione di tutti i soggetti che presentano diverse tipologie di disabilità. Per analizzare nel dettaglio i benefici dell’accessibilità, sia per gli utenti finali che per le aziende, oltre alle metodologie di accessibility testing, abbiamo parlato con Lorenzo Fanetti, Head of Sales & Digital Quality Consultant di AppQuality

10 Dic 2021

di Alberto Marini

L’accessibility testing, ovvero la capacità di riuscire a determinare se un prodotto digitale sia realmente accessibile, è una tra le più grandi sfide per le aziende. Basti pensare che, secondo quanto registrato dai dati ISTAT in Italia le persone con disabilità – ovvero che soffrono a causa di problemi di salute, di gravi limitazioni che impediscono loro di svolgere attività abituali – sono 3 milioni e 150 mila, ovvero il 5,2% della popolazione.

Se a questo numero vengono aggiunte anche le persone che dichiarano di avere limitazioni non gravi, il numero totale di persone con disabilità in Italia sale a 12,8 milioni arrivando così a raggiungere il 21,3% della popolazione italiana. Includendo anche il numero di persone anziane, ipovedenti, daltoniche e tutte quelle fasce di popolazione con disabilità minori e per cui non vi è un’attenzione specifica, la percentuale sale ulteriormente fino al 40% della popolazione italiana.

Un ulteriore aspetto da considerare è quello relativo all’invecchiamento della popolazione. Se nel 2021 la percentuale di persone anziane è pari al 23.4% del totale, l’ISTAT stima un aumento del numero di anziani fino al 2043, anno in cui oltrepasseranno il 32%. Dopo tale anno, la quota di ultra 65enni andrà a consolidarsi intorno al valore del 32-33%, con un punto massimo del 33,2% nel 2056.

Questi dati dimostrano che la platea di potenziali persone affetta da lievi e gravi disabilità, nel breve, medio e lungo periodo, è destinata ad ampliarsi. Di fronte a questo scenario, diventa indispensabile che qualsiasi applicazione o servizio digitale debba essere facilmente accessibile da tutti gli utenti, inclusi quelli con gradi di disabilità eterogenei.

I motivi per cui porre attenzione e lavorare sull’accessibilità sono di diversa natura, partendo da quello legislativo, per poi passare alle potenzialità a livello di business, fino ad arrivare agli aspetti legati alla responsabilità sociale.

L’accessibilità come obbligo normativo

Verso la fine degli anni ‘90, il W3C (World Wide Web Consortium) fu tra i primi a delineare una serie di linee guida in cui era raccomandata speciale attenzione alle categorie con disabilità visive, uditive, cognitive e motore. Tuttavia, sarà necessario aspettare il 2016 per la prima reale norma europea relativa all’accessibilità dei siti web e delle applicazioni mobili. Con la Direttiva (UE) 2016/2102 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 ottobre 2016, è stato stabilito uno standard tra tutti gli stati membri, includendo requisiti minimi sia per la pubblica amministrazione che per i privati con fatturato superiore ai 500 milioni di euro. Se da un lato, a livello di pubblica amministrazione, l’inottemperanza espone a sanzioni di responsabilità dirigenziale, per i privati può portare una multa fino al 5% del fatturato.

Lorenzo Fanetti, Head of Sales & Digital Quality Consultant di AppQuality, evidenzia che “Analizzando il panorama legislativo fino in fondo, in Italia era già in vigore una legge antidiscriminazione, la numero 67 del 2006, che ha sancito il diritto delle persone con disabilità a non essere discriminate, la cui estensione può comprendere sia il mondo reale che quello virtuale. Ci troviamo, quindi, di fronte a obblighi normativi che hanno come scopo quello di porre in primo piano l’accessibilità e garantire che un servizio sia il più inclusivo possibile”.

Le dinamiche innescate dalla pandemia da COVID-19 hanno ulteriormente accentuato l’importanza del tema. Basti pensare a come si è esasperata la discriminazione digitale nei confronti della popolazione con disabilità. Le persone ipovedenti, ad esempio, si sono trovate di fronte alla necessità di acquistare beni di prima necessità all’interno di siti ecommerce difficilmente accessibili con gli strumenti a disposizione, come gli screen reader.

Inclusività, i benefici per i clienti e per la credibilità dei brand

Lavorare sull’accessibilità pone utenti e imprese in un contesto win-win, poiché da un lato i primi si troveranno di fronte a servizi facilmente utilizzabili, mentre dall’altro l’organizzazione potrà beneficiare del potenziale aumento del bacino di clienti.

“Riuscire a rendere un prodotto digitale accessibile porta con sé un enorme impatto e diventa vantaggioso per tutti i soggetti coinvolti. Un sistema facilmente accessibile è pensato per tutti gli utenti con diversi gradi di disabilità. Andando a coprire tutte le diverse fasce di disabilità, l’impatto è tale da andare a coprire un’ampia fetta di popolazione, superiore al 40%. Allo stesso tempo, ciò rappresenta una soluzione per evitare discriminazioni, rendendo l’organizzazione più inclusiva agli occhi dell’utente finale” spiega Fanetti.

È proprio il tema dell’inclusività e della consapevolezza delle disabilità a rappresentare un ulteriore motivo per creare prodotti digitali fruibili da chiunque. Questa aumentata sensibilità si rispecchia all’interno dei 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs), in cui l’obiettivo 10 si prefigge di potenziare e promuovere l’inclusione sociale a prescindere dalle disabilità.

“Il numero di persone che dimostrano una certa sensibilità sociale, soprattutto nei confronti dell’accessibilità, è cresciuta particolarmente negli ultimi anni. Nella nostra esperienza, come AppQuality, ci troviamo spesso di fronte a clienti che hanno come obiettivo quello di essere il più inclusivi possibile.” aggiunge Fanetti. “Al contempo, si domandano come possa essere il proprio brand credibile se gli utenti con disabilità non possono accedere al sito o all’applicazione? Considerato il fatto che oltre il 21% degli italiani presenta una forma di disabilità grave o non grave, risulta anche antieconomico escludere questa ampia fetta di utenti in netta crescita, come rivelato dai dati ISTAT. Rendere accessibile un servizio o prodotto digitale deve essere considerato un investimento caratterizzato da una forte valenza sia sociale sia economica“.

Competitivi, performanti e user-friendly Come cambiano i prodotti digitali con il crowdtesting Scarica il white paper

La strategia di AppQuality per l’accessibilità

Il tema dell’accessibilità, di fatto, è un diritto sia nel mondo reale sia in quello digitale. Abbattere le barriere deve trasformarsi nell’obiettivo cardine per tutte le aziende consapevoli della necessità di aumentare costantemente il grado di inclusività dei propri servizi. Con il fine di supportare i clienti nella creazione di soluzioni accessibili, AppQuality mette a disposizione un know-how che coinvolge diversi attori, partendo dalle metodologie di verifica tecnica e di disallineamento dal punto di vista legislativo, fino ad arrivare alla community fortemente inclusiva, al cui interno sono presenti persone che convivono quotidianamente con disabilità lievi e gravi, capaci di fornire riscontri veritieri. Solamente adottando una strategia simile, in cui test di usabilità e accessibilità vedono protagonisti tester disabili, è possibile raggiungere un grado di accessibilità pari al 100%.

“AppQuality adotta una strategia integrata che comprendere la verifica e la rispondenza tecnica a livello normativo, per poi procedere con una verifica esperienziale in cui la nostra community, con diverse caratteristiche, ha come scopo quello di fornire feedback a livello di usabilità in lasso di tempo breve pari a 4-6 settimane. Se l’obiettivo è quello di rendere disponibile un prodotto digitale che non sia discriminatorio, quest’ultimo deve soddisfare i requisiti di accessibilità per qualsiasi tipologia di persona.” illustra Fanetti.

La piattaforma collaborativa di AppQuality coinvolgendo quindi anche persone con disabilità eterogenee, garantisce un approccio fresh eyes e in assenza di bias, fornendo un supporto decisivo nel rendere il servizio accessibile. “In questi anni, abbiamo attivato collaborazioni con associazioni di non vedenti, come Abilitando, ad Alessandria, e L’unione italiana ciechi di Brescia. È anche grazie a loro se è possibile perseguire l’obiettivo di far diventare i servizi e prodotti digitali ancor più accessibili e inclusivi” precisa Fanetti.

Quello dell’accessibilità è poi un percorso che deve essere mantenuto nel tempo, in quanto le leggi e i prodotti evolvono. “Se da un punto di vista funzionale spesso parliamo di non regressione, anche per l’accessibilità si applica il medesimo meccanismo di verifica. Durante l’evoluzione del prodotto è, indispensabile, tenere sotto controllo il rispetto delle normative e le nuove tecnologie a disposizione degli utenti con disabilità. Di fatto, l’accessibilità è un processo che deve essere costantemente monitorato, sia in ambito tecnico che esperienziale” conclude Fanetti.

M

Alberto Marini

Argomenti trattati

Approfondimenti

I
inclusività
S
sostenibilità

Articolo 1 di 4