Il mission critical verso i server x86 premia Linux | ZeroUno

Il mission critical verso i server x86 premia Linux

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Il mission critical verso i server x86 premia Linux

Andrew Butler, Research Vice President e Distinguished Analyst in Gartner, illustra a ZeroUno le previsioni della società di analisi riguardo all’espansione di Linux di qui al 2017. Il sistema operativo open source si rivela meta preferita delle migrazioni da Unix.

25 Lug 2012

di Riccardo Cervelli

Andrew Butler, Research Vice President and Distinguished Analyst di Gartner

Una recente ricerca condotta dalla Linux Foundation con la collaborazione di Yeoman Technology Group presso un campione selezionato di utenti del sistema operativo, ha evidenziato quanto oltre otto aziende su dieci del panel (1.893 imprese a livello mondiale) hanno incrementato l’uso di questa piattaforma. Un’analoga porzione ha manifestato l’intenzione di continuare ad ampliare l’implementazione di Linux anche nel 2014. Un dato simile è emerso riguardo a coloro che proseguiranno il loro commitment verso il sistema operativo open source. Abbiamo chiesto anche a Gartner di commentare i trend di crescita del ricorso a Linux a supporto sia di progetti di nuova generazione sia di applicazioni mission-critical esistenti, nonché un parere su altri aspetti. Ci ha risposto Andrew Butler, Research Vice President e Distinguished Analyst in Gartner.

“Da anni – esordisce Butler – rileviamo una crescita del fatturato di Linux superiore alla media del mercato, un andamento legato al ricorso a server x86 based come alternativa soddisfacente, in termini di performance, ai sistemi Risc o basati su Itanium. Allo stesso tempo sia Windows sia Linux risultano sempre più adottati per workload mission critical. In seguito a queste evidenze abbiamo elaborato le seguenti previsioni riguardo a Linux. Dal 2017 il 65% delle applicazioni che nel 2012 girano su versioni proprietarie di Unix saranno migrate su piattaforma x86 e principalmente su Linux. Questa tendenza rende essenziale un’attività di It planning. Le architetture Erp scaleranno verso le piattaforme x86 portando le implementazioni su Windows o Linux dal 10% del 2005 all’80% nel 2017, a livello sia applicativo sia di online transaction processing (Oltp) e database management system (Dbms): gli Erp su x86, insomma, diventeranno lo standard. Infine, nel 2017 Linux avrà sorpassato Unix in termini di scalabilità e affidabilità. Tuttavia, ancora nel 2017 l’implementazione predominante di Linux sarà il supporto alla scalabilità di cluster e architetture fabric”.

Un pinguino al posto giusto nel momento giusto

Secondo gli autori della ricerca di Linux Foundation, due fattori trainanti il successo di Linux sono l’esplosione dei big data e il ricorso alla virtualizzazione e al cloud computing. “Linux ha le carte in regola per aiutare a scalare carichi di lavoro che frequentemente si basano su stack open source. I big data sono diventati la priorità di investimento numero 1 per i Cio nel 2012 e la maggior parte dei progetti collegati a questo fenomeno prevede l’utilizzo di server x86. Analogamente, la maggior parte dei service provider che stanno implementando progetti di cloud pubbliche o ibride favorisce le piattaforme x86 e, di solito, Linux. Il cloud è la priorità numero 3 per i Cio. Detto in tutta franchezza, Linux non è meglio qualificato di altri per questi workload, ma si trova al posto giusto nel momento giusto per cogliere le opportunità offerte da questi trend”.

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Quali sistemi operativi potrebbero sentirsi maggiormente minacciati dal successo di Linux? “L’Os a rischio maggiore è Unix, anche perché Linux somiglia e si comporta in modo simile a Unix e la migrazione da Unix a Linux viene percepita come un obiettivo più semplice. Non vediamo così tante migrazioni da Windows a Linux. Secondo le nostre rilevazioni poche organizzazioni che hanno costruito la propria strategia It su tecnologie Windows e Microsoft le abbandonano a favore di Linux. Allo stesso tempo è vero che, anche se i fenomeni big data e cloud inducono una crescita di Windows, il tasso di quest’ultima è inferiore a quello di Linux”.

Negli ultimi anni è diminuita molto la percentuale di utenti che lamentano problemi tecnici e di gestione di Linux. “Dipende da quale stack Linux è implementato. Gli utenti che migrano workload mission critical quali quelli basati su Unix esigono servizi di supporto affidabili e una grande disponibilità di tool di gestione. Questa tendenza porta gli utenti a scegliere fra tre proposte Linux: Red Hat, Suse e Oracle Linux. Queste versioni costano, in termini di implementazione, come Windows, ma la migrazione ad esse viene vista come più sicura. Ciò non significa che le altre varianti di Linux siano una scelta sbagliata, ma si rivelano più adatte a carichi di lavoro non di produzione o ad applicazioni meno critiche, dove il costo minore viene considerato più importante di un modello di supporto collaudato”.

Infine, cosa ne pensa della necessità di professionisti formati su Linux all’interno delle aziende? “Date le grandi somiglianze fra Linux e Unix, esiste un considerevole mercato di esperti Unix che si possono convertire in specialisti Linux. Professionisti con esperienza in workload mission critical che aiuteranno Linux a essere considerato un sistema operativo in grado di affrontare situazioni con sfide davvero complesse”.

Riccardo Cervelli

Giornalista

Nato nel 1960, giornalista freelance divulgatore tecnico-scientifico, nell’ambito dell’Ict tratta soprattutto di temi legati alle infrastrutture (server, storage, networking), ai sistemi operativi commerciali e open source, alla cybersecurity e alla Unified Communications and Collaboration e all’Internet of Things.

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