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Sempre più Linux a supporto delle applicazioni mission-critical

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Sempre più Linux a supporto delle applicazioni mission-critical

Lo rivela un sondaggio svolto da Linux Foundation. Il sistema operativo corre a cavallo dei progetti per affrontare i Big Data e per migrare al cloud computing. L’ostacolo maggiore da superare è ancora la percezione da parte del management. In America le aziende assumono esperti nell’Os open source considerato il migliore per Tco, prestazioni e sicurezza.

25 Lug 2012

di Riccardo Cervelli

Linux non delude le aziende che hanno deciso di adottarlo e si pone quindi in pole position per vincere ulteriori quote di mercato fra i sistemi operativi utilizzati nel mondo enterprise. Lo testimonia una ricerca condotta lo scorso anno da Linux Foundation, un consorzio internazionale non-profit impegnato a promuovere lo sviluppo dell’Os open source. Lo studio, presentato all’inizio di quest’anno, è stato realizzato in collaborazione con la società di consulenza Yeoman Technology Group e ha coinvolto quasi 2.000 utenti Linux a livello mondiale, con un focus aggiuntivo su oltre 400 intervistati appartenenti ad aziende con un fatturato superiore ai 500 milioni di dollari e oltre 500 dipendenti.
L’84% delle organizzazioni appartenenti al campione ha affermato di aver intensificato l’utilizzo di Linux nei dodici mesi precedenti la survey. L’82%, inoltre, ha dichiarato l’intenzione di proseguire gli investimenti nell’anno successivo, mentre il 79,8% ha manifestato un commitment di lungo termine (5 anni) verso questa piattaforma.

Per quali impieghi viene previsto Linux? La risposta è favorevole sia per progetti innovativi (“greenfield”) sia per il supporto di applicazioni mission-critical. Gli autori dello studio sostengono che buona parte dell’aumento del ruolo dell’Os open source nell’It enterprise è collegato agli sforzi per far fronte al crescente fenomeno del “Big Data” e al ricorso alla virtualizzazione e al cloud computing. Gli utenti Linux si dimostrano fra i più impegnati su questi fronti e mostrano una chiara preferenza per tale sistema operativo come abilitatore di questi trend It. Per la precisione, il 75% degli intervistati ha affermato di stare affrontando il problema dei “Big Data” e il 72% ha dichiarato di voler far leva su Linux in questo contesto, che non può essere gestito semplicemente aggiungendo dello storage.

 
Figura 1 – I driver per l'adozione di Linux

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Un sistema operativo che resiste alla crisi

L’introduzione di Linux continua a crescere nonostante la fiacchezza della crescita degli investimenti It. E lo fa, secondo la ricerca della Linux Foundation, a discapito di altre piattaforme. In linea con le percentuali già citate, emerge che otto utenti su dieci hanno installato nuovi server Linux nell’ultimo anno e pianifica di fare altrettanto nel prossimo futuro. Lo stesso numero di utenti prevede di continuare ad aumentare i server con il sistema operativo del pinguino nei prossimi cinque anni, contro appena il 21,7% che dichiara lo stesso per quanto riguarda i server Windows. Un 25% degli intervistati, anzi, afferma l’intenzione di ridurre i server con l’Os di Microsoft nel prossimo lustro. Se si entra nel dettaglio del perché i sistemi Linux sono aumentati negli ultimi due anni, si scopre che i nuovi deployment hanno riguardato applicazioni e servizi precedentemente non esistenti (71,6% dei rispondenti), migrazioni da Windows (38,5%) e migrazioni da Unix (34,5%). Gli autori della ricerca affermano di aver rilevato, nel corso del 2011, un incremento del 34% delle aziende che hanno migrato le loro applicazioni verso il modello cloud computing, al punto che, nel periodo di riferimento della survey, ben il 61% delle aziende del panel ha riportato l’utilizzo di qualche forma di cloud (pubblica, privata o ibrida). Il 66% di queste aziende considera Linux la propria piattaforma di riferimento, un quantitativo in crescita del 4,7% rispetto all’anno precedente. Se la piattaforma open source viene considerata ideale per supportare la migrazione al cloud, per i protagonisti di questo mercato non può non essere buona musica per le loro orecchie sapere che il 34,9% delle aziende aveva in programma, al momento del sondaggio, ulteriori migrazioni di applicazioni al cloud, per un aumento del 26% rispetto all’anno precedente.

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Figura 2 – Come descriveste l'uso di Linux su workload mission-critical nei prossimi 12 mesi?

 

 

 

 

 

 

 

Un Os per virtualizzare su tutto

Il cloud è il fenomeno del momento. Il ricorso a questo modello rappresenta, in buona parte, l’evoluzione di un cambiamento di approccio all’It attuato dalla virtualizzazione, paradigma tecnologico che è alla base del cloud stesso. La survey della Linux Foundation ha confermato il proseguimento inarrestabile del processo di virtualizzazione iniziato, circa una decina di anni fa, sulle piattaforme x86. Secondo la ricerca, il 72% delle aziende prevedeva di concludere il 2011 con il 25% o più dei loro server virtualizzati. Il 46%, inoltre, affermava di voler raggiungere una quota del 50% o più dei server virtualizzati entro la fine del 2012. Secondo gli autori della ricerca, la tendenza a virtualizzare premia Linux anche per il fatto di essere l’unica piattaforma che può essere virtualizzata su tutti i tipi di sistemi: x86, mid-range e mainframe-based. Una proposizione di valore unica, potenziata da un core Linux virtualizzato che offre alle aziende la libertà di scegliere quale hardware usare in funzione delle specifiche esigenze di potenza computazionale.

Figura 3 – Implementazioni di Linux negli ultimi due anni.

Preoccupazioni in discesa

Diminuiscono inoltre sempre di più le preoccupazioni di natura tecnica legate a Linux. Dalla survey svolta nel 2010 a quella condotta nel 2011, le citazioni di questo tipo risultano diminuite del 40%. A riportare le “technical issues” come possibile ostacolo all’adozione della piattaforma è stato solo il 12,2% dei rispondenti contro il 20,3% nel 2010. Altrettanto drasticamente diminuito da un anno all’altro – – 22% – è il numero di coloro che ritengono un problema la percezione di Linux da parte del management. Con il 39,6% delle citazioni, comunque, questo resta il principale nodo da superare. Il secondo fattore di preoccupazione, riportato dal 17,6% degli intervistati, è la difficoltà a trovare sviluppatori e amministratori Linux ben preparati. Solo il 3% del panel ha inoltre indicato un problema di natura legale. Il 27,6% degli interpellati afferma non esserci alcun problema a una più ampia adozione del sistema operativo open source.

Figura 4 – Quali fattori impediscono un maggior successo di Linex nella vostra organizzazione?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Per quanto riguarda, invece, i fattori favorevoli a una crescita della penetrazione di Linux nel mondo enterprise, al primo posto viene indicato il minore Total Cost on Ownership (lo indicano il 70,0% degli intervistati), seguito da superiori caratteristiche tecniche e funzionali (68,6%) e dalla maggiore sicurezza (63,6%). Solo apparentemente in contraddizione con l’indicazione della difficoltà a reperire skill come fattore di preoccupazione, al quarto posto fra i driver abilitanti l’introduzione di Linux viene indicata proprio la presenza di talenti con esperienza all’interno dell’azienda (52,7%). Del resto, nel 2011 molte aziende hanno incrementato le loro ricerche di personale formato su questa piattaforma. Il sito di offerte e domande di lavoro americano Dice.com ha affermato che, nel 2011, il recruiting di personale esperto in Linux ha toccato “picchi mai visti”. Non meraviglia, quindi, che, secondo la survey di Linux Foundation, la percentuale di utenti della piattaforma che pianificavano di utilizzarla a supporto di workload mission-critical sia passata dal 60,2% del 2010 al 69,1% nel 2011, per un aumento di tutto rispetto del 15%.

Figura 5 – Quali sono i dubbi relativamente a Linux?

 

 

Figura 6 – Valutazione della sicurezza complessiva di Linux rispetto ad altri OS.

 

Digital event, 23 giugno
Forum PA > Infrastrutture digitali della PA: nuova strategia nazionale e prospettive europee
Datacenter
Hybrid cloud

Riccardo Cervelli

Giornalista

Nato nel 1960, giornalista freelance divulgatore tecnico-scientifico, nell’ambito dell’Ict tratta soprattutto di temi legati alle infrastrutture (server, storage, networking), ai sistemi operativi commerciali e open source, alla cybersecurity e alla Unified Communications and Collaboration e all’Internet of Things.

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