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Cosa cambia quando il workplace è digitale

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Cosa cambia quando il workplace è digitale

28 Set 2017

di Piero Todorovich

Risultati di una ricerca Dimension Data su come la ‘trasformazione digitale’ in atto nelle aziende ha impatto su spazio di lavoro, organizzazione, collaborazione, relazioni con l’IT e utilizzo di tecnologie avanzate

MILANO – In un recente evento, Dimension Data ha presentato i risultati dello studio The digital workplace report: transforming your business che fotografa lo stato della trasformazione digitale oggi in atto negli ambienti di lavoro. Studio che ha coinvolto 800 aziende con almeno 1000 dipendenti in 15 Paesi (Italia compresa) e dal quale emerge la necessità, per il 40% dei rispondenti, di sfruttare la trasformazione digitale per recuperare vantaggio competitivo e migliorare i processi di business.

Un obiettivo non facile, visto che solo il 30% dei rispondenti giudica la propria azienda “al passo” con il cambiamento e in grado di ottenerne beneficio, mentre per la parte restante c’è ancora il problema di sviluppare piani strategici. “Complessità delle infrastrutture IT e cultura aziendale sono i maggiori ostacoli alla trasformazione digitale – ha commentato Paolo Panzanini, Country Manager di Dimension Data Italia -. L’uso dei nuovi strumenti di collaborazione aiuta ad adottare stili di lavoro più flessibili, e i risultati migliori si vedono quando IT e responsabili LOB collaborano tra loro”.

Paolo Panzanini

Country Manager di Dimension Data Italia

Nel 47% delle aziende (si consideri che il campione è internazionale e comprende aziende di grandi dimensioni) c’è la possibilità per i dipendenti di fare telelavoro, nel 40% questo è possibile anche full time. Sul fronte della collaborazione, solo il 25% degli intervistati ritiene di poter ottenere vantaggi dai nuovi software social, contro il 50% che confida sui tool di conferenza più tradizionali. Le tecnologie analitiche, impiegate dal 64% dei rispondenti per migliorare i servizi ai clienti, risultano utili per valutare le prestazioni interne degli strumenti di lavoro (58%). C’è poi l’intelligenza artificiale (AI), ritenuta sufficientemente avanzata per essere introdotta nelle aziende, sotto forma soprattutto di assistenti virtuali: il 62% lo ritiene possibile entro i prossimi due anni.

La trasformazione digitale impatta anche il ruolo IT. “Nel nostro ruolo di consulenti vediamo dei cambiamenti, – continua Panzanini –. L’IT non è più vista come una tassa, il CIO è tornato ad avere opportunità e budget in funzione del business che può portare”. Un tempo l’IT serviva solo per far funzionare l’azienda: “Oggi i servizi vanno al consumatore finale e il CIO è invitato ai tavoli decisionali, laddove le aziende devono muoversi più velocemente e cambiare processi. C’è esigenza di disaccoppiare i carichi applicativi dall’infrastruttura sottostante per avere più flessibilità nella gestione, abilitando logiche ibride o multisourcing”. Attraverso una partnership con Amaury Sport Organisation (ASO), Dimension Data ha messo a punto la sensoristica e i servizi che hanno permesso al pubblico del Tour de France di conoscere in tempo reale i dettagli su velocità e battito cardiaco dei ciclisti. “Queste informazioni hanno attirato l’attenzione del pubblico e quindi permesso alle società di raccogliere nuovi sponsor. E’ un esempio di come la tecnologia crea nuovo business”, ha concluso Panzanini.

Piero Todorovich
Giornalista

Giornalista professionista dal 91, ha scoperto il Computer negli Anni 80 da studente e se n'è subito innamorato, scegliendo di fare della divulgazione delle tecnologie e dell'informatica la propria professione. Alla passione per la storia delle tecnologie affianca quella per i viaggi e la musica.

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