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SUSE: “Assieme a Rancher, vogliamo liberare la capacità d’innovazione delle aziende”

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Intervista

SUSE: “Assieme a Rancher, vogliamo liberare la capacità d’innovazione delle aziende”

Con la recente acquisizione di Rancher Labs, SUSE, che fa del modello open source la propria bandiera, punta ad azzerare i rischi di lock-in, in cui imprese e organizzazioni possono incorrere adottando soluzioni IT basate su tecnologie proprietarie. In questa intervista, Gerald Pfeifer, CTO di SUSE per la regione EMEA, parla a tutto campo, illustrando la propria prospettiva sui temi più caldi dell’innovazione digitale

04 Feb 2021

di Giorgio Fusari

Nella visione di SUSE, la digital transformation può compiersi in profondità, estendendosi agilmente dal datacenter, al cloud, all’infrastruttura edge, e il modello open source è la strada maestra per raggiungere l’obiettivo. Soprattutto dopo che lo scorso dicembre la società ha annunciato il completamento dell’acquisizione di Rancher Labs, e della sua piattaforma di gestione per Kubernetes. Abbiamo voluto approfondire il significato delle ultime mosse strategiche dell’azienda, intervistando Gerald Pfeifer, CTO di SUSE per la regione EMEA.

foto Gerald Pfeifer
Gerald Pfeifer, CTO di SUSE per la regione EMEA

ZeroUno: La storia di SUSE, e il suo impegno con Linux e l’open source, risalgono al 1992. Oggi, l’obiettivo dichiarato di SUSE è “dare agli utenti la libertà dinnovare ovunque”: dalla sua prospettiva, potrebbe delineare in breve l’evoluzione dello scenario IT, e definire in questo contesto i pilastri tecnologici chiave che supportano la filosofia dell’azienda di dare questa “libertà” alle imprese che stanno affrontando la trasformazione digitale?

Gerald Pfeifer: I clienti necessitano di un’infrastruttura IT flessibile e robusta, che consenta loro d’innovare oggi e nel futuro. La disruption avviene in tutti i settori: nuove tecnologie creano nuovi modelli di business e richiedono velocità, agilità e un approccio veramente open. Solo così i clienti possono evolvere la propria strategia IT in base ai requisiti di business e alla propria esigenza d’innovazione, e non in funzione degli obblighi contrattuali verso un fornitore.

Dando ascolto ai nostri clienti fin dall’inizio, abbiamo cambiato il corso dell’innovazione aziendale introducendo gli standard enterprise nel mondo Linux, includendo anche il mainframe, e fornendo flessibilità e zero vendor lock-in.

Con l’odierna trasformazione del business, i dati e la loro elaborazione avvengono in luoghi diversi nel datacenter, nel cloud e nell’edge. E oggi noi offriamo l’unico sistema operativo Linux adattabile del settore. In collaborazione con Elektrobit, ad esempio, stiamo sviluppando una piattaforma software per la guida autonoma. Inoltre, la nostra piattaforma interoperabile di gestione per Kubernetes e le soluzioni per l’edge computing aiutano i nostri clienti ad avere successo nel loro business, con una libertà e capacità senza precedenti dinnovare ovunque.

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ZeroUno: Di recente, SUSE ha acquisito Rancher Labs: ora, con il completamento di questa acquisizione, SUSE ha l’opportunità di creare nuove sinergie tecnologiche e commerciali. Quali sono esattamente le motivazioni fondamentali e gli obiettivi di business di questa mossa, sia nel breve, sia nel lungo termine?

Gerald Pfeifer: SUSE e Rancher sono complementari, un connubio perfetto: siamo simili in molti aspetti. Condividiamo l’attenzione all’ascolto e al coinvolgimento dei clienti, e stiamo guidando l’innovazione nel mondo open source, oltre che nelle nostre offerte. Con le nostre soluzioni open source zero lock-in, consentiamo ai clienti d’innovare dovunque.

ZeroUno: Perché la proposta di valore che nasce dall’unione tra SUSE e Rancher è differente da quella di altri concorrenti sul mercato? Qual è il fattore chiave differenziante?

Gerald Pfeifer: SUSE e Rancher sono stati entrambi impegnati al 100% nell’open source, e uniti abbiamo riportato la filosofiaopennel modello open source. Prendiamo ad esempio il nostro approccio zero lock-in: la piattaforma Rancher per la gestione di Kubernetes è l’unica soluzione che amministra tutte le distribuzioni Kubernetes certificate dalla Cloud Native Computing Foundation. Allo stesso modo SUSE Manager copre in modo unico tutte le distribuzioni Linux enterprise e diverse distribuzioni comunitarie. Supportiamo i clienti ovunque vogliano andare, che sia on prem, nel cloud o sull’edge.

ZeroUno: Oggi, una strategia multi-cloud, o basata su cloud ibrido, è spesso presentata come un strada conveniente per affrontare le attuali esigenze dell’IT. Ma dover gestire infrastrutture cloud così diverse spesso richiede strumenti differenti ed aggiunge complessità per lo staff IT: e un “single pane of glass” per controllare tutti i cloud non sembra sempre essere una soluzione realistica. Cosa pensa riguardo a questi problemi, e qual è la sua visione, anche considerando che la vostra offerta si estende su cloud AWS e Azure?

Gerald Pfeifer: Credo fermamente che siano i clienti a scegliere dove, come e cosa distribuire. Con un sistema operativo Linux altamente adattabile, e con la sola piattaforma di gestione di Kubernetes davvero aperta e interoperabile, Rancher, rispondiamo alle loro esigenze, e li supportiamo in questi cloud, così come on prem e sull’edge.

ZeroUno: Specialmente in questa fase della trasformazione digitale, uno stile architetturale di sviluppo software basato su container e microservizi sta diventando in maniera crescente un paradigma proposto per la costruzione delle nuove applicazioni cloud-native: potrebbe spiegare il modo in cui SUSE e Rancher possono semplificare queste tipologie di implementazioni?

Gerald Pfeifer: Noi forniamo aiuto semplificando la gestione degli attuali ambienti IT esistenti presso i clienti. Li aiutiamo a modernizzare offrendo il sistema Linux più adattabile del settore e la piattaforma interoperabile realmente open di gestione di Kubernetes. Questo approccio aperto e flessibile permette loro di creare nuove soluzioni e spostare quelle esistenti in un mondo cloud-native. Possono accelerare le proprie iniziative d’innovazione, utilizzando, per esempio, la nostra distribuzione Kubernetes specifica per l’edge, K3s, e la nostra piattaforma di gestione in ambito edge computing su larga scala.

ZeroUno: Un’altra area dell’IT sono le applicazioni “serverless”: su tale versante, qual è il vantaggio di eseguire questi workload utilizzando la piattaforma Rancher?

Gerald Pfeifer: Un edificio o un ponte sono stabili solo quando lo sono le fondamenta su cui poggiano. Lo stesso vale per il software. SUSE ha una lunga storia nel fornire applicazioni e sistemi mission-critical. Allo stesso tempo Rancher offre una piattaforma agile e flessibile per implementare tali applicazioni ovunque. È la piattaforma di gestione Kubernetes più utilizzata ed è stata recentemente nominata leader nel rapporto “The Forrester Wave: Multicloud Container Development Platforms” del terzo trimestre 2020.

ZeroUno: Intelligenza artificiale e machine learning sono fattori chiave di guida della trasformazione digitale: perché l’approccio di SUSE dovrebbe rapppresentare un modo migliore di gestire questi workload?

Gerald Pfeifer: SUSE affronta lo sviluppo e il deployment di applicazioni AI/ML utilizzando strumenti di orchestrazione per aiutare ad assemblare tutti i blocchi di costruzione necessari. I clienti possono distribuire la loro AI containerizzata e ad alte prestazioni su più ambienti in modo accelerato, proprio sulla base di tale orchestrazione. Per arrivarci senza problemi, i data scientist utilizzano template ottimizzati per avviare rapidamente i worklflow e la configurazione. Un workflow di automazione precostituito semplifica il progetto, e la guida fornita sui vari stack tecnologici dei partner per la AI aiuta a orientare l’operatore AI lungo l’intera esperienza di deployment. Il risultato finale è un progetto AI/ML accelerato con una soluzione testata e gestibile. I clienti traggono vantaggio dall’utilizzo di una potente piattaforma e di strumenti per la gestione e il supporto dei carichi di lavoro AI/ML ad alta intensità di dati in ambienti core on-premise, cloud e edge.

Baffè: “Possiamo fornire alla PA italiana flessibilità di scelta nella strategia IT”

Il paradigma open source ha il potenziale di creare importanti opportunità d’innovazione anche nelle imprese italiane, già pesantemente colpite dalla pandemia. Sul tema abbiamo posto due domande a Carlo Baffè, country manager di Suse in Italia.

ZeroUno: Il tessuto economico del mercato italiano è prevalentemente costituito da piccole e medie imprese: secondo la sua esperienza, quali sono le esigenze e le scelte fondamentali, tecnologiche e di business, che in questo momento le aziende italiane si trovano necessariamente a dover affrontare, mentre stanno compiendo il loro viaggio di trasformazione digitale?

Carlo Baffè: “Innanzitutto occorre guardare avanti e non sperare che tutto torni come prima: immaginare cosa sarà la propria azienda nel futuro prossimo è indispensabile. Una lezione-simbolo che abbiamo imparato da questa pandemia è che, in molti ambiti, lavorare parzialmente da casa aumenta la produttività. Questo prima era spesso un tabù. Occorre ragionare in termini d’innovazione, del prodotto, del servizio, e capire quali possano effettivamente essere le tecnologie utili in tal senso. Farsi le domande giuste: ad esempio, quali benefici sono ottenibili dal cloud? Da quali, o quanti cloud? Quanta semplicità si potrà acquisire digitalizzando alcuni processi? Quale vantaggio competitivo si avrà integrando l’informatica ‘normale’ con quella industriale? E, non meno importante, se non lo si è già fatto, è valutare dove sta avvenendo l’innovazione nella comunità open source, e con i fornitori open source. Occorre fare queste domande anche ai fornitori, e pretendere risposte non banali”.

ZeroUno: In che modo, nei prossimi mesi e nel lungo periodo, pensate di declinare l’attuale offerta tecnologica di SUSE, per cercare di rispondere nel modo migliore alle esigenze d’innovazione dell’IT esistenti nella specifica realtà imprenditoriale italiana, già pesantemente influenzata dalla perdurante crisi sanitaria ed economica?

Carlo Baffè: “Il nostro approccio è semplice: vogliamo essere il miglior alleato per i nostri clienti, oggi e per la loro strategia futura. Essi possono trovare soluzioni in tre aree: Linux ovunque, attraverso un sistema operativo Linux adattabile, e unico nel settore; applicazioni containerizzate su tutti i cloud e in ogni ambiente, grazie alla sola piattaforma di gestione di Kubernetes veramente aperta e interoperabile; soluzioni edge innovative. In questi tre ambiti portiamo innovazione, sicurezza, affidabilità, e non credo sia poco. In Italia SUSE lavora a stretto contatto con i partner, storici e nuovi: loro conoscono i clienti privati e pubblici a memoria, e assieme ci sforziamo di fornire le soluzioni migliori e allo stesso tempo competitive commercialmente.

Di grande importanza per noi è il settore pubblico in Italia. L’innovazione è al primo posto nell’agenda, affinché la pubblica amministrazione centrale e locale diventi più agile. SUSE ha offerte speciali per il settore pubblico, che lo aiuteranno a semplificare e modernizzare i propri sistemi IT e ad accelerare l’innovazione per offrire nuovi servizi. Intendiamo fornire alla PA flessibilità di scelta, e l’opportunità di far evolvere la strategia IT sulla base delle proprie esigenze e non di obblighi contrattuali”.

Giorgio Fusari

Giornalista

Nel settore giornalistico dal 1989, Giorgio Fusari negli anni ha collaborato per numerose pubblicazioni nel panorama tecnologico e ICT italiano, tra cui la rivista NetworkWorld Italia (gruppo IDG); il settimanale di tecnologia @alfa, del quotidiano Il Sole 24 Ore, la testata Linea EDP. Dal 2012 collabora con il gruppo Digital360 e in particolare con ZeroUno. Tra le aree di maggior specializzazione di Giorgio, il crescente universo dei servizi cloud, il networking, le tecnologie di cybersecurity.

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