Arduino, protagonista della terza rivoluzione industriale

L’innovazione di un’azienda italiana che ha realizzato una piattaforma open source per la creazione di oggetti in grado di interagire con l’ambiente.

Pubblicato il 04 Set 2012

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Arduino, protagonista della terza rivoluzione industriale

Un abilitatore all’Internet delle cose è Arduino, un’incubatore torinese basato su tecnologia italiana che ha raggiunto il successo e la fama a livello mondiale grazie a un piattaforma open source per creare prototipi elettronici attraverso un sistema flessibile hardware e software. Arduino (prodotto e azienda hanno lo stesso nome) è in pratica un microcontrollore open source a basso costo composto da un’unica scheda che contiene il microprocessore, i circuiti per l’I/O, il clock generator e la Ram. Arduino è in grado di “percepire” l’ambiente esterno ricevendo input da una varietà di sensori e di modificare l’ambiente stesso tramite motori, sistemi di controllo delle luci, vari attuatori… La sua ulteriore diffusione potrebbe contribuire a una rivoluzione nel modo di fabbricare oggetti favorendo la realizzazione dell’Internet delle cose e dare un impulso alla terza rivoluzione industriale, che secondo Massimo Banzi, uno dei fondatori dell’azienda, sarà abilitata dalla diffusione dell’hardware open source e dai maker, i nuovi artigiani digitali che vogliono rivoluzionare l’attuale modo di produrre anche grazie alle stampanti 3D. E’ questo, fra l’altro, uno degli ambiti di impiego di Arduino: grazie alla disponibilità in rete dei progetti in logica open sono state prodotte nel mondo migliaia di stampanti 3D che hanno come cuore il chip progettato da Banzi.

La piattaforma Arduino può essere usata da artisti, designer, hobbisti e da tutti coloro che sono interessati a creare oggetti che interagiscano con l’ambiente. Sono stati creati oggetti per produrre musica o un robot che fa il writer sui muri; c’è un sistema per fare scrivere twitt a una pianta quando ha bisogno di essere innaffiata, il tutto grazie a un sensore che rileva l’umidità del terreno e che, integrato con Arduino, comunica in rete. Detto così sembra un gioco ma è invece un oggetto molto serio, che sarà fra i protagonisti di quella terza rivoluzione industriale oggetto della storia di copertina dell’Economist di qualche mese fa, quella rivoluzione che grazie alla digitalizzazione dell’industria manifatturiera trasformerà il modo in cui vengono realizzati i prodotti e cambierà anche le politiche del lavoro.

Massimo Banzi, co-fondatore del progetto Arduino durante una presentazione

A conferma della popolarità mondiale di Arduino, Banzi è stato a giugno fra i protagonisti di Ted talks, che sta per Technology Entertainment Design, conferenze tenutesi negli Stati Uniti e trasmesse anche online che hanno come obiettivo l’incontro ‘tra le menti e le idee più stupefacenti e innovative del pensiero globale’, occasioni in cui personaggi del calibro di Al Gore, Philippe Starck, Nicholas Negroponte, Jane Goodall, Bill Gates sono chiamati a portare il proprio punto di vista, in interventi rigorosamente di 18 minuti, su scienza, business, sviluppo economico, arte… A giugno, durante un Ted talks, Banzi ha raccontato la sua storia e quella di Arduino, nato nel 2005 come strumento di prototipazione elettronica per gli studenti del corso di Interaction Design Institute di Ivrea.

Il progetto è cresciuto grazie a un team internazionale formato da due italiani, due americani e uno spagnolo con l’obiettivo iniziale di consentire agli studenti di realizzare rapidamente oggetti funzionanti capaci di interagire con le persone e con l’ambiente. “Il nostro obiettivo era creare un oggetto facile da usare anche per un bambino e consentire a tutti di costruire cose che non si trovano in vendita: basta avere un’idea e si può realizzare direttamente”, dice Banzi.

Arduino ha consentito, per esempio, al proprietario di due gatti, uno sano e uno malato, di far mangiare il cibo adatto a ciascuno dei due, grazie a una scatola che si apre solo per il gatto giusto, riconosciuto dal chip sul collare che comunica con il coperchio.

Ci sono impieghi molto seri come la raccolta dati dal Large Hadron Collider del Cern, l’acceleratore di particelle utilizzato dai fisici per rivelare le particelle elementari che compongono la materia, diventato recentemente famoso per aver consentito la conferma dell’esistenza del bosone di Higgs.

Un altro impiego “serio” riguarda il disastro di Fukushima. Vista la scarsa affidabilità dei dati governativi, è stato costruito un sistema assemblando Arduinio con un geiger e un’interfaccia di rete che, portato da migliaia di persone nei diversi siti, ha consentito di pubblicare dati affidabili sulla radioattività in un sito (Cosm) a disposizione della popolazione. “Un esempio che fa capire come Arduino possa essere utilizzato per ottenere, collezionare e distribuire dati affidabili dal campo”, è il commento di Banzi.

E ancora, grazie ad Arduino, è stato costruito un sistema per registrare i terremoti che comunica gli allarmi via twitter, costruito da un ragazzino cileno di 14 anni che ha 220mila follower e che ha anticipato di un anno un equivalente progetto governativo.

Ma ci sono anche impieghi industriali come quello di Google, riservato all’elettronica libera, che ha utilizzato Arduino per creare l’interfaccia fra il cellulare o il tablet e il mondo esterno. Il progetto Android Open Accessory Development Kit (Google Adk) consiste essenzialmente di due componenti: un ambiente di sviluppo derivato da Android e un firmware per le schede basate su Arduino. La piattaforma di sviluppo dialoga coi dispositivi attraverso la porta Usb e la comunicazione tra i device è reciproca: si possono sviluppare applicazioni da e per Android e da e per Arduino. Le possibili applicazioni sono potenzialmente infinite; la prima già operativa è una connessione al cardiofrequenzimetro delle cyclette. Un progetto di impresa, Pebble, ha usato Arduino per creare il prototipo di uno smart watch, un orologio capace di comunicare con il cellulare (Android e iPhone), sulla base del quale ha ottenuto, attraverso Kickstarter, un sito che raccoglie finanziamenti su web, 10milioni di dollari per la commercializzazione. Il successo è dovuto ad un progetto per realizzare un orologio personalizzabile, disponibile in diversi colori, impermeabile, con uno schermo a grandi caratteri in grado di ottimizzare la lettura anche al sole (usa un sistema anti-riflettente tipico dei lettori e-book), che diventa in pratica il surrogato di uno smart phone, indossabile anche nuotando, facendo sport o giardinaggio. Grazie alla possibilità di connessione via bluetooth con sistemi iPhone o Android (abilitata da Arduino), consente di personalizzare l’interfaccia e utilizzare una serie di applicazioni in connessione con lo smart phone (aggiornabile periodicamente via wireless). In questo modo il possessore dell’orologio Pebble viene allertato (qualunque cosa stia facendo) quando riceve ad esempio un’email o una chiamata sul cellulare, un tweet o un messaggio facebook, informazioni meteo, … Ma anche in questo caso gli sviluppi sono molteplici: i ciclisti lo possono utilizzare come computer della bici, grazie all’accesso al GPS sullo smart phone per calcolare la velocità e la distanza percorsa o chi ascolta la musica mentre fa footing può selezionare la canzone premendo un bottone sul display dell’orologio senza doversi fermare per estrarre lo smart phone.
In questo come in molti altri casi è stato necessario che il mondo scoprisse un genio italiano (Arduino è famoso non solo negli Stati Uniti e in Gran Bretagna, ma anche in Cina) perché anche noi cominciassimo a parlarne.

La creazione di una comunità di utilizzatori così vasta è stata probabilmente resa possibile dal fatto che Arduino è open source: tutti i circuiti sono disponibili online, rilasciati con la licenza Creative Commons e il software, Gpl, è anch’esso open. “Noi realizziamo il mashup di tecnologie open source per garantire che le cose vengano create più rapidamente – dice Banzi – Ma ci sono persone che scelgono di realizzare direttamente il circuito per risparmiare o aziende che introducono variazioni per adattarle ai loro progetti”.

Una frase soprattutto descrive Banzi: “Non è necessario ottenere il permesso di nessuno per fare qualcosa di grande”. Prendiamola come un’esortazione.

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