Oltre la Blockchain: a Think Milano IBM già guarda ai cryptoanchor

In occasione di Think Milano, l’evento organizzato da IBM per parlare di innovazione e futuro, una tavola rotonda per parlare degli sviluppi concreti della Blockchain. Ecco cosa si è detto

Pubblicato il 14 Giu 2018

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“Oltre la Blockchain”, questo il titolo della tavola rotonda, moderata da Mauro Bellini, direttore di Blockchain4Innovation, che si è tenuta nei giorni scorsi a Milano, in occasione di Think, l’evento organizzato da IBM con l’obiettivo di accendere l’attenzione sul bisogno di innovazione in tutto il sistema Paese.

Oltre la Blockchain perché la necessità oggi è quella di superare gli hype, per calare il tema nella concretezza, andando oltre gli use case, per cominciare a riflettere in termini di business case.

E perché, come ha dichiarato in apertura dei lavori, in una sala davvero affollata, Maurizio Decollanz, Head of Communications in IBM Italia, la Blockchain “consente di fare non solo cose vecchie in modo nuovo, ma cose nuove in modo nuovo”.
Subito dopo, Andrea Agnello, Industry Solutions & Business Development Director in IBM ha introdotto i tre pilastri sui quali si fonda la blockchain: fiducia, trasparenza e autenticità. Ed è da qui che si parte per creare un nuovo ecosistema delle transazioni. “È una tecnologia capace di rafforzare i rapporti di fiducia tra le aziende e i consumatori e rappresenta una grande occasione in uno scenario in cui la fiducia è diventata un bene prezioso”.

A Valeria Portale, Direttore Osservatorio Blockchain & DLT School of Management Politecnico di Milano, spetta la cosiddetta “operazione-chiarezza”: “Stabilito che blockchain non significa bitcoin, l’importante ora è capire perché un fenomeno di nicchia diventa fenomeno di massa, come si arriva all’internet of value e come si muovono i regolatori”.
Il dato incontrovertibile è che siamo comunque di fronte a un fenomeno ancora agli albori ma in crescita netta: tutta l’’Europa si sta muovendo e, ancor di più, va sottolineato che proprio il mondo bancario, inizialmente fortemente ostile al fenomeno, è oggi quello che vi si sta avvicinando con maggiore concretezza.
Già, la concretezza.
Quella raccontata dalle case history degli utenti che, con le tecnologie IBM, stanno costruendo dei casi concreti di utilizzo della Blockchain.

L’applicazione per il mondo assicurativo

Il primo caso d’uso è quello raccontato da Fabio Maniori, titolare dello Studio Maniori che assiste Ania nell’ambito del progetto Insurance Blockchain SandBox, insieme a Daniela Novaro, Senior BU Manager di Reply. Il mercato di riferimento è quello assicurativo.
Maniori ha presentato infatti il progetto Insurance Blockchain SandBox, sviluppato in collaborazione con Reply, CeTIF e ANIA. Obiettivo? Sperimentare la blockchain in una sandbox, in un ambiente protetto, nel quale testare ad esempio gli smart conctract anche con la presenza del regolatore.
Il ruolo del system partner è importante e lo racconta Daniela Novaro. È stata Reply, infatti, a sviluppare la sandbox nella quale si sta portando avanti la sperimentazione.

È una sperimentazione importante, spiega ancora Maniori, che dimostra come nello sviluppo della Blockchain concorrano tante tecnologie. “Nell’ambito assicurativo, ad esempio, la Blockchain assume un ruolo importante. Soprattutto cambia il ruolo dell’assicuratore che si affianca all’assicurato in una logica di servizio”.

Le applicazioni per il mondo bancario

È Nicolò Romani, Head of innovation in SIA, che porta la testimonianza del mondo bancario, presentando l’infrastruttura SIAChain, una blockchain privata in fase di realizzazione.
“Per le banche – ha spiegato Romani – è importante che la catena del valore sia vigilata, che i nodi della blockchain siano nel loro datacenter, che la resilienza sia garantita”.
Con SIAChain parliamo di una rete di oltre 170.000 chilometri in fibra ottica e oltre 600 nodi, cui collaborano da un lato SIA ed R3, dall’altro SIA e IBM.
Perché IBM?
“Perché quando il gioco si fa duro i duri cominciano a giocare e con  IBM abbiamo le garanzie di robustezza e solidità di cui abbiamo bisogno”.

Restiamo ancora nel mondo bancario con Emanuele Cicco, Working Capital Solution Development Manager in UniCredit.
Cicco racconta il progetto we.trade, una piattaforma basati su blockchain sviluppata per volontà di nove istituti bancari e “di fatto ha l’obiettivo di promuovere la fiducia nelle transazioni internazionali”, superando anche quelle remore che avevano agki albori della sua storia, tenuto ben lontani gli istituti di credito dalla blockchain. We.trade copre infatti 11 Paesi e offre servizi di DLT e smart contracs per clienti con esigenze transazionali legate alle attività di  import/export.

L’applicazione nel modo food

È Daniele Langiu, Business Consultant in IBM, che racconta il progetto che la società sta sviluppando con Barilla per la tracciabilità della filiera del basilico.

“È ancora in una fase pilota, ma già mostra l’importanza di garantire la provenienze, la qualità dei prodotti e delle materie prime letteralmente dal campo alla tavola”.
Un tema questo particolarmente sentito soprattutto quando si parla di contraffazioni alimentari.
“In questo progetto parliamo basilico fresco, basilico italiano. Ed è un progetto che vede il coinvolgimento di tutti gli attori della filiera a partire, ad esempio, dal contadino”.

L’applicazione per il no profit

C’è un ulteriore ambito nel quale è in corso un interessante esperimento in materia di blockchain ed è quello del mondo no profit e del sociale. In particolare, il progetto prende spunto da perplessità piuttosto comuni: le somme devolute a favore di una causa vanno davvero a buon fine?

Ci può essere un nuovo modello che garantisca fiducia sia al donante sia al destinatario?

Questo modello esiste e lo sta sperimentando Liter of Light, una ONG che dal 2011 porta illuminazione eco-sostenibile in zone svantaggiate o a causa di disastri naturali o a causa particolari condizioni geografiche, in collaborazione con Aubay Italia, che di IBM è Business Partner.

Sul palco hanno parlato Lorenzo Giorgi, fondatore dell’Ong, e Delian Shumkov, Partnership Manager .
“Liter of Light – ha spiegato Giorgi – realizza lampade, facendole assemblare direttamente dalle cooperative sociali, utilizzando bottiglie di plastica riciclata, un piccolo pannello solare, una batteria e un led”.
È un progetto che si sostiene con le donazioni e Aubay vi ha portato a bordo la blockchain di IBM, per tracciare lo stato di una donazione, visualizzandola su una mappa e consentire ai responsabili del progetto di allocare le somme ai diversi progetti locali.

L’idea è di ampliare l’esperienza per trasformarlo in un modello globale per il mondo delle donazioni entro il prossimo Expo di Dubai nel 2020.

In quale direzione si muove IBM

Spetta a Fabio Malosio, Business Development Blockchain Solution Leader di IBM, tirare le somme e tracciare la direzione lungo la quale si sta muovendo la società.

La sua premessa è chiara: “La blockchain non rappresenta un problema da un punto di vista tecnologico. Non lo è nemmeno quando si parla di use case: ve ne sono in abbondanza. Passare dagli use case ai business case comincia a essere un po’ più complesso. E ancora più complesso è ragionare in logica di ecosistema”.

Ma è proprio in questa direzione che IBM si sta muovendo, con la sua Food Trust Chain, alla quale hanno già aderito realtà come Dole, Walmart, Unilever, che ha come obiettivo dar vita a una supply chain “globale, trasparente, autentica trust”. Si parla di food safety, ma anche di un approccio etico alla filiera del cibo: come viene prodotto, come viene raccolto, in quali condizioni?
“In Food Chain si intersecano i valori economici e i valori sociali della blockchain e si comprende la necessità di un approccio di ecosistema”.

Ma IBM non si ferma qui.
Il passaggio dal Food alla supply chain e al mondo del traporto merci è davvero lineare e qui Malosio riprende la case history sviluppata con Maersk di cui abbiamo già avuto modo di parlare.

“Solo in questo momento ci sono 20 milioni di container in viaggio nel mondo e se ne “perdono” 20 mila. Come controllare questi flussi? Il mondo del shipping è caratterizzato da un enorme flusso documentale, ancora cartaceo, replicato all’infinito per trasmettere, in fondo, le stesse informazioni. È un settore che potrebbe beneficiare moltissimo di un utilizzo mirato della blockchain”, che parla di obiettivi quali “ridurre i costi nella gestione della documentazione dei container, eliminare la carta, aumentare efficienza e controlli nelle partnership”.

E poi ci sono gli obiettivi di più alto profilo: il controllo della filiera dei diamanti o il monitoraggio sulla dispersione delle plastiche nell’ambiente.

Il punto è che per Malosio questo è davvero solo l’inizio.
Perché se andiamo “Oltre la Blockchain”, come recita il titolo della tavola rotonda, già qualche promessa di futuro c’è.
Malosio ne fa anche il nome: cryptoanchor.
E lo spiega così.

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