I managed service provider (MSP) ampliano il proprio ruolo nella sicurezza informatica: alla gestione delle tecnologie e al supporto operativo si affiancano sempre più spesso la governance, la gestione del rischio e la consulenza direzionale. In media, il 46% dei loro clienti si rivolge già a questi operatori affinché svolgano funzioni da Chief Information Security Officer (CISO), la figura responsabile della strategia di sicurezza di un’organizzazione.
La tendenza emerge dal report MSP Perspectives 2026 di Sophos, basato su un’indagine indipendente e vendor-agnostic condotta da Vanson Bourne nell’aprile 2026. La ricerca ha coinvolto 800 responsabili senior e membri dei board di MSP in sette Paesi: Stati Uniti, Regno Unito, Germania, Francia, Singapore, Australia e Brasile.
Secondo i risultati, l’84% degli intervistati prevede un aumento della richiesta di servizi CISO nei prossimi dodici mesi; il 23% si aspetta un incremento significativo e appena il 2% pronostica una diminuzione. Alla base di questa evoluzione ci sono ambienti di sicurezza sempre più articolati, attacchi potenziati dall’intelligenza artificiale, nuovi obblighi normativi e la carenza di competenze specialistiche nelle aziende.
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Dalla gestione tecnologica alla guida della sicurezza
Gli MSP sono stati tradizionalmente incaricati di implementare, amministrare e supportare tecnologie IT e strumenti di protezione. La ricerca descrive ora un’estensione verso compiti che richiedono una visione complessiva del programma di sicurezza: definizione delle priorità, valutazione dei controlli, gestione dei rischi, governance e verifica dei risultati ottenuti con gli investimenti.
Il fenomeno interessa una parte ampia del mercato. L’88% degli MSP dichiara di svolgere il ruolo di CISO per oltre un quinto della propria clientela, il 40% lo fa per più della metà e il 20% per oltre il 70%. La media complessiva si attesta al 46% dei clienti.
«Per rimanere sicure, le aziende hanno bisogno di qualcosa di più della semplice gestione della tecnologia. Servono esperti di cybersecurity affidabili, capaci di aiutarle a comprendere i rischi, orientarsi tra i requisiti di conformità e tradurre gli investimenti in sicurezza, in risultati concreti per il business – spiega Matt Helling, Product Director di Sophos – Gli MSP stanno già assumendo questo ruolo per quasi la metà dei loro clienti, creando un’importante opportunità per rafforzare le relazioni e sviluppare nuovi servizi a maggior valore aggiunto. La sfida ora è offrire questa leadership in modo coerente ed efficiente a una base clienti in continua crescita».
Il cambiamento riguarda anche i criteri con cui le imprese possono valutare un fornitore. Nel quadro tracciato da Sophos, l’ampiezza del catalogo rappresenta soltanto una parte dell’offerta: assumono peso la capacità di fornire una visione continua del rischio, l’efficacia degli strumenti e la possibilità di documentare i progressi compiuti.
La compliance entra nel cuore dell’offerta
La conformità normativa è ormai una componente diffusa dei servizi gestiti. Il 99% degli MSP coinvolti offre almeno un servizio di compliance in ambito cyber, mentre il 58% dichiara di gestire l’intero programma dei clienti, occupandosi delle attività continuative, della raccolta delle evidenze, della reportistica e della governance.
La diffusione dei singoli servizi convive, però, con portafogli ancora parziali. Tra le sette attività prese in esame dal report rientrano l’individuazione di norme, standard e framework applicabili, la progettazione dei controlli, la raccolta delle informazioni necessarie, le valutazioni, la documentazione e la preparazione dei materiali per audit e questionari. Il 70% degli operatori ne eroga da quattro a sei, mentre soltanto il 6% copre tutte e sette le aree analizzate.
Anche fra gli MSP che dichiarano di gestire integralmente i programmi di conformità, appena il 10% fornisce in modo diretto gli altri sei servizi di supporto considerati. In alcuni casi, quindi, la responsabilità sul programma consiste nel coordinare attività svolte dai clienti o da specialisti terzi.
Le intenzioni di investimento indicano un ulteriore ampliamento dell’offerta. Oltre al 58% che già propone la gestione completa, un altro 40% programma di introdurla. Percentuali comprese fra il 35% e il 40% prevedono inoltre di aggiungere le altre attività esaminate, dalla consulenza sugli strumenti alla produzione delle evidenze richieste.

Le regole orientano metà degli acquisti
Il peso della compliance si riflette nelle decisioni di spesa. In base alle stime degli MSP, i requisiti normativi influenzano in media il 50% degli acquisti di cybersecurity effettuati dai clienti. Per il 33% delle decisioni l’influenza viene definita forte o decisiva.
Il dato coinvolge una quota estesa del campione: l’81% dei fornitori afferma che gli obblighi di conformità incidono su almeno un quarto degli acquisti, mentre per il 51% degli intervistati ne condizionano almeno la metà. La ricerca collega così i programmi di compliance anche alla scelta delle tecnologie, alla definizione delle priorità di protezione e allo sviluppo di servizi di consulenza.
La capacità di operare secondo un modello continuo appare già diffusa, ma presenta diversi livelli di maturità. Il 62% degli MSP si dichiara “molto sicuro” di riuscire a monitorare, gestire e documentare senza interruzioni la conformità di più clienti. La quota di chi si considera “completamente sicuro” scende al 33%. Nel complesso, il 95% esprime uno dei due livelli più alti di fiducia.
Più piattaforme e processi manuali frenano la scalabilità
L’erogazione di servizi CISO e di compliance poggia ormai in larga misura su strumenti digitali. L’89% degli MSP utilizza una o più soluzioni per amministrare centralmente queste attività, mentre il 9% lavora ancora con procedure interamente manuali e il 2% non propone tali servizi.
Il ricorso alla tecnologia non ha tuttavia prodotto un’analoga concentrazione degli ambienti operativi. Il 53% degli intervistati impiega più strumenti o piattaforme e il 36% ne usa uno solo. Secondo il report, la frammentazione può rendere necessario riunire manualmente informazioni provenienti da sistemi diversi per costruire una vista unica destinata al cliente.
Lo stesso divario emerge nella reportistica sulla postura di sicurezza, cioè nella rappresentazione dello stato delle difese, dei rischi individuati e degli interventi raccomandati. L’86% adotta processi completamente o parzialmente automatizzati, ma il 55% deve ancora intervenire manualmente per consolidare le attività, aggiungere il contesto e completare i documenti. Soltanto il 31% riesce a generare rapidamente i report attraverso un procedimento del tutto automatizzato.
Questa organizzazione incide sulla possibilità di servire una platea più numerosa. Ogni nuovo cliente, framework, verifica o esigenza di rendicontazione aggiunge risorse da coordinare e informazioni da riunire, mentre la crescita dei servizi di consulenza richiede processi ripetibili e coerenti.
Una piattaforma unificata potrebbe dimezzare i tempi
I partecipanti alla ricerca attribuiscono alla concentrazione delle attività un potenziale guadagno rilevante. In media, stimano che una piattaforma unica per la gestione e la reportistica della postura di sicurezza e della compliance potrebbe far risparmiare il 53% del tempo dei team.
L’81% prevede una riduzione superiore al 30%, il 52% superiore al 50% e il 22% superiore al 70%. Le aspettative risultano più elevate tra gli operatori che già amministrano programmi completi di conformità: in questo gruppo, l’84% indica un risparmio oltre il 30%, contro il 64% di chi non offre il servizio e non prevede di introdurlo.
Nell’approfondimento dedicato all’evoluzione della proposta di valore degli MSP, Sophos indica nell’unificazione di valutazioni, benchmarking, reportistica e sviluppo dei programmi una condizione per rendere l’erogazione più coerente. L’intelligenza artificiale può sostenere le attività ripetitive e ad alta intensità di dati, purché contribuisca a semplificare i processi senza introdurre un ulteriore punto di frammentazione.
«Gli MSP hanno l’opportunità di diventare partner strategici indispensabili per i propri clienti, ma per scalare questo ruolo è necessario un modello operativo più unificato – sottolinea Helling – Integrare postura di sicurezza, gestione della compliance e reportistica può aiutare gli MSP a dedicare meno tempo al consolidamento manuale delle informazioni e più tempo ad aiutare i clienti a ridurre i rischi, rafforzare la resilienza e prendere decisioni informate in materia di cybersecurity».












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