Questo sito utilizza cookie per raccogliere informazioni sull'utilizzo. Cliccando su questo banner o navigando il sito, acconsenti all'uso dei cookie. Leggi la nostra cookie policy.OK

Oracle: l’alba di una nuova fase

pittogramma Zerouno

Oracle: l’alba di una nuova fase

03 Ott 2014

di Stefano Uberti Foppa

All’Openworld, la società di Larry Ellison, con la solita messe di annunci, si riposiziona per gli anni futuri. Il cloud senz’altro viene messo al centro di un cambiamento che va nella direzione di poter offrire agli utenti ambienti hybrid cloud, private and public, unitamente a soluzioni on premise. Se le aziende devono riposizionarsi verso un futuro di digital business, Oracle vuole essere il soggetto di riferimento di questo percorso. Con sistemi, soluzioni e servizi sempre di “Extreme performance”. E con un go-to-market, questa è un’altra sfida, che dovrà tenere conto della complessità competitiva e dei nuovi scenari che le aziende utenti dovranno affrontare.

SAN FRANCISCO – Cominciamo, come giusto, dalle persone, per raccontarvi la transizione che sta vivendo Oracle, accelerata attraverso gli annunci del recente Openworld 2014 di San Francisco, verso un’offerta “full cloud”, un passaggio reso concreto dalla quantità di annunci che, come ogni anno, connota la più importante manifestazione della società di Larry Ellison.

Mettiamo in fila un po’ di cose: persone, strategia e prodotti.

Larry Ellison, Executive Chairman of the Board and Chief Technology Officer, Oracle

Ellison, 70 anni, ha da poco lasciato la carica di Ceo per assurgere a ruolo di Executive Chairman of the Board and Chief Technology Officer, liberandosi così formalmente di una serie di responsabilità operative; potrà indicare, con maggior vigore, il percorso evolutivo, strategico e tecnologico, hardware e software, della società. Ai due co-Ceo, Safra Catz e Mark Hurd, resta il compito realizzativo più duro: la prima prosegue nella gestione Finance, Legal e Manufacturing, mentre Hurd gestirà appieno la parte sales, service e operations nei mercati verticali.

Insomma tra nuove cariche e percorso verso la nuova Oracle “full cloud”, possiamo parlare di una società che sta rapidamente cambiando pelle. Certo non sarà facile passare dal sicuro modello on premise, che ha fin qui retto fatturati e una forte crescita di mercato, ad uno basato soprattutto sui servizi cloud che possa realizzare la “business agenda” delle aziende utenti. L’abbiamo detto anche in altre occasioni: il passaggio organizzativo, economico e soprattutto culturale dell’azienda verso un più stretto rapporto condiviso Oracle-partner-utenti finali per la realizzazione di soluzioni business value è una sfida importante per un vendor dall’impostazione da sempre fortemente e orgogliosamente tecnologica e, come sostiene una recente analisi di Forrester, dall’approccio sales molto orientato al breve periodo. Mentre i progetti di trasformazione Ict, da condividere con le aziende verso un loro pieno “digital business”, richiedono spesso più tempo e vision più ampie. Anche di questo, la nuova Oracle Full Cloud dovrà tenere conto.

Il cloud e le Application al centro

Loic LeGuisquet, Executive Vp Oracle Emea

Tuttavia va riconosciuto ad Oracle la concretezza di aver intrapreso, sia pur in ritardo rispetto ad altri, una totale riproposizione in chiave cloud del proprio intero stack integrato: sistemi e infrastrutture (oggi in servizi Iaas); middleware (Paas) e soprattutto l’enorme parco delle Fusion Applications, anni di ridisegno applicativo per un portafoglio di soluzioni on premise che diventa sempre più fruibile in Software as a service. Non si può proprio per questo, a nostro avviso, biasimare troppo la fluttuazione dei risultati finanziari che, a parte Europa (fatturato globale +7%) e Italia (la country guidata da Fabio Spoletini è tra quelle a maggiore crescita nel vecchio continente) non ha registrato dati brillantissimi. Per il primo trimestre 2015 il fatturato è cresciuto del 3%, le licenze software sono calate del 2%, l’hardware ha perso il 14% (bene, a quanto si è riusciti a sapere, gli Integrated Systems, male, invece, i server general purpose), utili flat. Come dire: siamo nel mezzo di una decisa transizione verso il modello cloud e i segnali di scompenso dovrebbero essere, in qualche modo, preventivati e fisiologici. Ancora Forrester afferma che questa transizione Oracle, che vede l’azienda dover sostenere al contempo il proprio business on premise mentre avvia un’imponente espansione cloud attraverso strategie di acquisizione tese a rinforzare ed espandere in modo organico la propria offerta, non potrà essere portata avanti per molto tempo da Catz e Hurd, tradizionalmente orientati all’execution ma, sempre a detta della società di analisi, senza una grande vision che possa arrivare a cambiare l’azienda in profondità. Nel frattempo, a queste “ipotesi da analisti”, come sempre l’azienda risponde con i fatti e con un’impostazione, condivisibilissima: oggi, contrariamente a qualche anno fa, “guidano gli utenti” e la loro consapevolezza di dover rapidamente realizzare un’Information Technology sempre più in grado di fornire rapidamente valore al business. Che il substrato sia poi un insieme di servizi cloud (Iaas, Paas, Saas) in modello Hybrid (private + public + on premise) lo decideranno gli utenti, con tutta la forza di Oracle e dei suoi partner nel saper ridisegnare correttamente la tecnologia che prosegue nel suo deciso miglioramento prestazionale.

Intanto, secondo Loic LeGuisquet, Executive Vp Oracle Emea, proprio la strategia di supportare gli utenti nell’innovazione dei loro modelli di go-to-market verso un digital business ha portato Oracle in Europa ai risultati positivi di cui si diceva. Oggi la società dispone di 19 data center nel mondo (di cui 3 in Europa, 2 appena annunciati in Germania), ha effettuato dal 2013 ad oggi circa 15 nuove acquisizioni, buona parte in area cloud, ha pesantemente investito nella ridefinizione degli skill delle proprie persone e dei partner nei diversi segmenti merceologici. E non va dimenticato, come ha detto John Fowler, Executive Vice President of Systems Oracle, che “la società ha investito dal 2004 ad oggi circa 34 miliardi di dollari in Ricerca e Sviluppo”.

Un momento della sessione plenaria al Moscone Center

Rientra ad esempio in questo filone di investimenti il “Software in Silicon”, una tecnologia che riflette un approccio allo sviluppo delle architetture It orientato ad avere in un unico sistema integrato server, software e storage, per far girare le applicazioni al massimo delle performance possibili. E’ la base ingegneristica del nuovo processore Sparc M7, il sesto nuovo chip Sparc rilasciato in quattro anni dalla società, da quando cioè Oracle ha acquisito Sun. Le funzioni software sono direttamente implementate nel silicio e processate nell’hardware, cosicché le applicazioni girano molto più velocemente.

Application, application. In cloud

“La cloud transformation verso il cloud non è una cosa semplice” ha detto Ellison. “L’Oracle Cloud 2014 – ha continuato il neo Cto – sposta le nostre soluzioni infrastrutturali in Iaas con estremi livelli di security, affidabilità, ai minori costi sul mercato; con il Paas per consentire agli utenti di migrare le loro attuali applicazioni in cloud senza riscrivere una riga di codice; in Saas per disporre del più grande portfolio applicativo oggi sul mercato”. E in effetti la suite completa delle applicazioni Oracle in Saas, divisa nei classici macro settori Customer Experience Suite (Marketing, Sales, Service, E-Commerce, Social campaign), Human Capital Management (Global Hr, Talent management) ed Erp (Financial, Project Portfolio Management, Procurement, Scm, Enteprise Performance Management) comprende, per ognuna di queste aggregazioni, decine e decine di moduli che stanno rapidamente riproponendosi in modalità as a service. All’Openworld, Oracle ha annunciato, tra le tantissime novità, anche Oracle Cloud Applications Release 9, miglioramenti funzionali ai propri moduli fruibili in Saas.

Mark Hurd, Ceo di Oracle

Solo a titolo di esempio, tra le numerose innovazioni funzionali della piattaforma, Oracle Erp r9 ha esteso soluzioni anche al Public Sector e nuovi moduli di collaboration per le Higher School, campus universitari nei quali favorire la collaborazione e la gestione di nuovi talenti, la fruibilità di contenuti in mobility, funzionalità per la gestione del budget, ecc.

La nuova versione di Oracle HCM favorisce invece l’integrazione tra il payroll (paghe, stipendi, contributi, ecc.) di Peopesoft e quello della E-Business Suite, oltre a garantire soluzioni e funzioni social che si estendono all’intera organizzazione aziendale, con l’obiettivo di essere attrattive e facilmente utilizzabili dalle persone, soprattutto dai cosiddetti “Millenials”.

Oracle CX (Customer Experience) Cloud, è invece una soluzione che si indirizza a migliorare “l’esperienza utente” estesa con nuove funzioni sul fronte della gestione vendite, marketing, campagne customer centric e di miglioramento della fidelity.

Cos’è oggi Oracle Cloud l’ha ricordato durante l’incontro con la stampa, il Ceo Mark Hurd: “Oggi supportiamo 62 milioni di utenti e 23 miliardi di transazioni al giorno. Tutti i data center Oracle hanno le stesse configurazioni, le stesse versioni software: è un vero e proprio worldwide single cloud. Oggi siamo una società con la testa nel cloud e gli utenti, in prospettiva, dovranno decidere quali saranno i loro vendor di riferimento: non puoi usare 150 player cloud, anche qui dovrai consolidare.”

Una piattaforma per migrare

La Oracle Cloud Platform viene estesa con sei nuovi Platform services per lo sviluppo di nuove applicazioni cloud e la migrazione delle attuali on premise all’as a service.

La Cloud Platform che Oracle propone a clienti e partner è la stessa su cui gestisce le proprie applicazioni Saas e sui cui basano le loro soluzioni Saas 19 dei 20 principali Saas provider nel mondo. “Ci dicono che non siamo ancora cloud? – ha scherzato Ellison – Certo, ne abbiamo solo 19 su 20!”. Le prestazioni sono garantite dal fatto che la piattaforma è basata su Oracle Db, Java, Fusion Middleware, multitenancy built-in, in memory analytics, mobile e funzioni social. Oracle estende oggi i Platform services per integrare Big data analytics, integration (per il disegno, deployement, gestione dell’integrazione cloud to cloud e cloud to on promise attraverso interfaccia browser), process management, Java Platform, Standard Edition, Node.js

Oracle Anaytics cloud

Coerentemente con un’esigenza di poter interpretare la complessità dei dati da cui ricavare opportunità di business, anche il cloud deve garantire potenza di analisi. E gli Analytics in cloud sono la risposta Oracle, perché gestire oggi la massa di dati (strutturati e non) in costante aumento, diventa sempre più difficile e costoso con il modello on premise. Oracle, per il real time reporting e approfondite analisi cross funzionali, propone un ampio portfolio di Analytics: Business Intelligence Cloud Service (per integrare diverse fonti di dati, compresi quelli da applicazioni on premise, di terze parti e ovviamente cloud. E’ un servizio a sottoscrizione per la rapida diffusione di funzionalità analitiche in azienda); Transactional Business Intelligence, per realizzare report e analisi in real time attraverso dashboard interattive. Da sottolineare che Transactional BI è embedded nelle Saas applications (“Non avete scampo, dovete usarlo” ha detto Ellison nelle sue numerose demo di prodotto) e questo accelera e semplifica notevolmente la fruizione diretta, dall’interno dei moduli applicativi, di queste funzioni analitiche che generano report in real time per CX Cloud, HCM cloud, Erp Cloud. Fruizione ovviamente garantita anche in mobility. E poi ancora: Big data as a service, con base Oracle big data Sql, Hadoop e Oracle Db as a service.

Sempre in ambito analytics è stata aggiornata l’Exalytics In Memory Machine, X4-4, carrozzata da 4 Intel Xeon E7-8895 v2 customizzati da Intel per i sistemi ingegnerizzati Oracle; la Oracle Zero Data Loss Recovery Appliance per data base Oracle mission critical, che elimina l’impatto dei backup sui server di produzione. E sempre in ambito dati, non poteva mancare lo storage: la Serie Oracle FS1 che consente una memorizzazione nell’ordine dei petabyte e garantisce agli utenti delle Applications uno storage che semplifica la distribuzione e automatizza le attività di ottimizzazione e gestione.

Informazioni in mobility ma in sicurezza

Sempre in tema di fruibilità delle informazioni, tra le novità annunciate all’interno di Fusion Middleware si trova la strategia di sviluppo applicativo in ambito mobile. Se la mobility, infatti, sta rapidamente diventando per le aziende il modello di riferimento nella fruizione ed erogazione di informazioni, sono ancora molte le criticità, in termini di security da superare. Una recente ricerca, citata da Oracle, su un campione significativo di Cio (Cio Strategic Marketing Services and Triangle Publishing Services survey) ha rilevato che il 93% dei rispondenti teme oggi perdite di dati e problemi di security nel portare applicazioni in mobile, e nello specifico in Byod. All’interno di Fusion Middleware, Oracle Application Framework consente lo sviluppo rapido di applicazioni mobile tra i diversi device, mentre la Mobile Security Suite ne garantisce la sicurezza. Per gestire il Byod e device condivisi, con uno Iam evoluto e per semplificare lo sviluppo di applicazioni mobili, Oracle ha migliorato l’integrazione tra le due offerte (ora il processo di sviluppo è semplificato attraverso l’estensione delle corporate identity predefinite alle applicazioni mobile in modo nativo). Ovviamente non poteva mancare il nuovo Oracle Mobile Cloud Service, che semplifica l’accesso di servizi enterprise mobile in cloud. E all’interno di questo è stata annunciata la preview di Mobile Application Accelerator, servizio cloud che consente lo sviluppo di applicazioni mobile rapido e in modo visuale attraverso il browser anche a figure professionali senza specifici skill (program manager, utenti, business professionals).

Stefano Uberti Foppa
Direttore Responsabile

Giornalista professionista dal 1989, inizia ad occuparsi di giornalismo nel settore informatico nel 1981, partecipando all'avvio della sede italiana del settimanale Computerworld. Nel 1987 passa al mensile ZeroUno di cui nel 1997 assume la direzione insieme a quella del settimanale PcWeek Italia. Opinion leader riconosciuto nel settore Ict in Italia, attualmente è direttore responsabile di ZeroUno edito da Ict&Strategy, società del Gruppo Digital360.

Articolo 1 di 5