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Kubernetes: l’importanza di fornitori e piattaforme affidabili

Cresce l’utilizzo della containerizzazione non solo per le nuove applicazioni ma anche per il replatforming e il rehosting di soluzioni aziendali tradizionali. Il gruppo WeAreProject sostiene le aziende in questi progetti grazie a competenze verticali, partnership con vendor internazionali e capacità di fornire, in modo sinergico, servizi su misura

Pubblicato il 05 Mag 2023

Kubernetes

Le esigenze di ammodernamento applicativo e di predisposizione alla scalabilità delle architetture informatiche hanno portato molte aziende di grandi e medie dimensioni, negli ultimi anni, a intraprendere progetti incentrati su un utilizzo pervasivo della tecnologia container e di soluzioni che ne permettono lo sviluppo, l’implementazione, l’orchestrazione, la gestione, la cybersicurezza e altre pratiche.

Secondo Alessandro Gatti, CEO di Sinthera, azienda del gruppo politecnologico WeAreProject, “anche in Italia si può parlare sempre di più della containerizzazione come di una tecnologia mainstream. Una delle ragioni principali di questo trend è che i container, e le piattaforme per la gestione dei carichi di lavoro containerizzati – prima fra tutto Kubernetes – sono le tecnologie che più di tutte consentono alle applicazioni di sfruttare i vantaggi offerti dai cloud pubblici, il cui successo ha già superato il punto di non ritorno”.

WeAreProject offre servizi di system integration, network integration, cybersicurezza e formazione con l’obiettivo supportare le imprese nell’adozione dei paradigmi IT più innovativi. “Per questo motivo – spiega Gatti – da anni ci siamo sforzati di acquisire tutte le competenze possibili sulle tecnologie che permettono ai nostri clienti di approcciare il modello cloud-native come fonte di opportunità e non di problemi. Affinché questo sia possibile puntiamo a offrire ai clienti, oltre al supporto sulle tecnologie, anche formazione sulla metodologia che consente di semplificare e rendere più efficienti i processi in cui si trovano a dover interagire gli sviluppatori e i responsabili delle operazioni: il DevOps”.

L’era del replatforming e del rehosting

“Il nostro obiettivo – chiarisce bene Gatti – è accompagnare i clienti ad abbracciare sempre di più i nuovi modelli infrastrutturali cloud e multi-cloud sia attraverso il replatforming e il rehosting di applicazioni tradizionali, sia con la creazione, al proprio interno, di organizzazioni in grado di sviluppare architetture cloud-native e supportare i team di sviluppo del software a microservizi”.

Che cosa si intende con replatforming e rehosting? “Ormai – risponde il CEO di Sinthera – è finito il tempo del ‘lift and shift’, la migrazione di applicazioni e architetture esistenti dai data center on-premise a servizi cloud senza modifiche. Questo modello si è spesso rivelato antieconomico, generatore di lock-in verso i fornitori, poco efficace sul fronte della sicurezza, un freno all’ammodernamento delle applicazioni in linea con l’evoluzione del mondo digitale. Il nuovo obiettivo delle aziende impegnate nella digital transformation, negli ultimi tempi – spiega Gatti – è diventato quello di rendere, per quanto possibile, le applicazioni esistenti in grado di essere migrate nel mondo cloud native con minime riscritture di codice”.

È questo che si intende per replatforming e rehosting. E che, nella maggior parte dei casi, si attua con la containerizzazione delle applicazioni e la loro migrazione su uno o più cloud pubblici. In parallelo, quindi, si possono sviluppare o acquisire nuove applicazioni e/o nuovi servizi infrastrutturali cloud native da utilizzare separatamente o in modo integrato con le soluzioni preesistenti modernizzate grazie alla containerization, a Kubernetes per l’orchestrazione e a piattaforme modulari e complete per la gestione di quest’ultima tecnologia offerte e supportate da vendor. “Un esempio – interviene Alessandro Gatti- è VMware Tanzu, rispetto alla quale vantiamo tutte le certificazioni più alte”.

Finance primo a innovare, industria in trasformazione

Per quanto riguarda i settori in cui questo fenomeno sta prendendo piede, Gatti ha pochi dubbi. “Il primo settore che, spinto da un’impellente necessità di scalabilità, si è ritrovato a riscrivere le applicazioni per poterle utilizzare in modalità cloud, è stato il finance. Questo è avvenuto in particolare a seguito di acquisizioni e accorpamenti. Finora la maggior parte di questi progetti hanno fatto leva sulle infrastrutture on-premise, ma inizia a crescere il ricorso anche a cloud pubblici”.

Un processo che, nel settore industriale, a giudizio di Gatti è ancora in una fase embrionale. “Il settore industriale è ancora un po’ indietro in quanto la maggior parte delle applicazioni che le aziende utilizzano sono fornite da singole soluzioni non containerizzate, come gli ERP. A oggi, Kubernetes e i public cloud sono utilizzati per lo più per progetti dipartimentali o per nuove applicazioni verso i clienti. Tuttavia, cresce l’uso dei container nelle applicazioni che governano singoli macchinari o intere linee di produzione. Come organizzazione abbiamo imparato ad avere, come interlocutori, non solo i gruppi IT ma anche i team OT (operation technology). Infine, crediamo in un crescente utilizzo delle applicazioni cloud-native o modernizzate per operare nel mondo cloud in ambiti quali l’edge computing e l’high performance computing (HPC)”.

Orientarsi nella scelta delle soluzioni

Integrare e distribuire le applicazioni e i servizi infrastrutturali a livello multi-cloud – anche per sfruttare le peculiarità di ciascun public cloud – deve richiedere forti capacità di gestione, sia di tipo tecnologico che economico. “Per questo motivo – afferma Gatti – le aziende, soprattutto quelle enterprise, dovrebbero scegliere piattaforme, come VMware Tanzu, fornite da vendor internazionali, che offrono un supporto globale, garantiscono chiare roadmap di prodotto e hanno strette relazioni con i cloud provider (che evitano, fra le altre cose, ritardi nei troubleshooting)”.

Altro aspetto fondamentale, secondo Gatti è quello relativo alla sicurezza. “Con la containerizzazione e il multi-cloud è fondamentale mirare a introdurre la sicurezza già in fase di progettazione (o modifica) delle applicazioni e del loro primo rilascio. Per questo oggi non si parla più solo di DevOps ma di DevSecOps. Questo non toglie che, dovendo comunque i dati spostarsi sempre più attraverso le reti, ed essendoci, nelle varie location, applicazioni gestite da terze parti, rimane sempre necessaria una cybersecurity rivolta ai network. Nel gruppo WeAreProject abbiamo tutte le competenze verticali per affrontare queste e altre tematiche in modo integrato, fra un’azienda e l’altra, per offrire servizi su misura di qualsiasi esigenza dei clienti”.

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