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In viaggio verso il cloud, benefici e criticità

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In viaggio verso il cloud, benefici e criticità

Due esperienze, due aziende, Kiko e Generali Investments, due approcci alla cloud transformation mettono in luce i percorsi e i benefici raggiunti, a partire dalle motivazioni di business che le hanno determinato la scelta cloud, mentre il dibattito successivo evidenzia le criticità e i problemi ancora aperti

23 Dic 2021

di Elisabetta Bevilacqua

Fondata nel 1997, Kiko è una multinazionale italiana di cosmetici e prodotti di bellezza, che vende sia attraverso 900 negozi al dettaglio in 27 mercati, sia attraverso il suo sito di e-commerce. Dopo una riorganizzazione aziendale, Kiko ha iniziato a considerare inadeguato il suo data center on-premise, troppo costosi e non abbastanza flessibili i servizi di outsourcing per le mutevoli esigenze informatiche dell’azienda. La modernizzazione dei sistemi IT è stata fra i presupposti per il rilancio dell’azienda che punta oggi anche ai mercati asiatici.

“Siamo i primi retailer al mondo a intraprendere un completo cloud journey”, dichiara Fabio Bogoni, Head of Technology, Kiko. La scelta strategica è stata di trasferire in cloud applicazioni e infrastrutture: dalla piattaforma di e-commerce agli ambienti di sviluppo, ai sistemi mission-critical (SAP e VMware), il data warehouse e le applicazioni che gestiscono le transazioni nei negozi fisici. I benefici tangibili già in vista sono di tipo economico, la riduzione del time-to-market, l’aumento della flessibilità e della disponibilità, con ridondanze a costo zero. E così Kiko punta a diventare “un’impresa data-driven e con applicativi cloud native”, precisa Bogoni, che fornisce alcuni suggerimenti alle imprese che ancora devono iniziare il percorso: “Per iniziare il viaggio è necessario essere consapevoli e preparati, attuando un cambio organizzativo e delle competenze interne. Va anche fatta un’analisi preventiva del rischio di lock in nei confronti di un singolo cloud provider, affrontando il tema del multicloud”. Un ulteriore consiglio è affidarsi a un partner esperto (l’azienda ha selezionato AWS) e fare grande attenzione alla sicurezza.

Generali Investments Italy, la business unit del Gruppo generali di asset e wealth management che opera in tutta Europa, ha iniziato due anni fa il proprio journey al cloud, a seguito di un rinnovamento spinto dell’IT, all’interno della strategia di digitalizzazione di gruppo. “Abbiamo iniziato a portare in cloud alcuni business, selezionando le soluzioni che ci potevano dare maggior vantaggio competitivo”, ricorda Francesco Giordano, Head of Enterprise Architecture, Cloud & Devops, Generali Investments Italy. Non è stata definita una particolare strategia di migrazione né si sono immaginate operazioni di lift & shift che avrebbero avuto impatti difficilmente evidenziabili dal punto di vista economico e del TCO. “Per rendere più rapida la transizione, potendo contare su risorse e competenze interne ridotte, ci siamo appoggiati sul nostro MSP”, spiega.

L’implementazione di alcune piattaforme cloud native ha avuto successo e ha confermato la bontà della scelta di usare da subito il cloud come abilitatore di un percorso di innovazione. Tuttavia, la necessità di scalare rende oggi questo approccio inadeguato per rispondere a iniziative di business che richiedono una dinamicità che solo un supporto interno può offrire. “L’idea è di affiancare, al modello classico, un modello di sviluppo interno basato su una cloud platform condivisa e resa disponibile agli utenti interni, che sarà dedicata allo sviluppo di soluzioni differenzianti e innovative che vanno nell’ottica di guidare il business nella realizzazione di nuovi prodotti per implementare la strategia aziendale”.

Sicurezza, governace e controllo dei costi per un approccio davvero ibrido

Le esperienze delineate indicano percorsi di successo ma lasciano in ombra o si limitano a fare cenno ad alcune problematiche come l’inevitabilità di un approccio multi-cloud e ibrido, l’attenzione alla sicurezza, alla governance, il controllo dei costi, necessari per dominare la crescente complessità.

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“Mentre assistiamo allo spostamento in cloud di gran parte dei carichi di lavoro, stiamo notando un cambiamento dell’on premise che sta assumendo alcune caratteristiche e vantaggi tipici del cloud, necessari per abilitare uno scenario ibrido e multi-cloud”, evidenzia Chiara Benvenuti, System Engineer, Pure Storage. L’on premise punta a competere con il cloud non solo in termini finanziari, di operations e di user experience ma anche nell’offrire modelli flessibili, on demand e agili per garantire l’innovazione tecnologica continua.

Per realizzare un modello veramente ibrido, l’attenzione alla sicurezza è centrale. “Nella nostra visione è: non c’è cloud senza cybersecurity e viceversa”, sottolinea sostiene Davide Capozzi, Director of Business Integration and Innovation di WIIT che ha come mission la gestione dei servizi critici. La sicurezza è stato un elemento centrale per raddoppiare il tasso di crescita dell’azienda (dal 25% degli anni precedenti al 50% fra il 2019 e il 2020) anche grazie al ruolo di catalizzatore della pandemia. “Per supportare i clienti nella cloud transformation, servono modelli di governance e pricing flessibili, per aiutarli a gestire la complessità che caratterizza le infrastrutture e le tecnologie aziendali”, aggiunge.

Il tema della governance diventerà sempre più importante con l’aumento del campo di azione del cloud. Tuttavia, “il 60% delle aziende pensa di poter gestire la propria infrastruttura ibrida come se fosse tutto on premise”, evidenzia Roberto Patano, Senior Manager Solutions Engineer, NetApp, facendo riferimento ai risultati della Ricerca del Politecnico e aggiunge: “Non è possibile un approccio tradizionale per una corretta governance e per la gestione dei costi”. Strumenti CloudOps aiutano a tenere sotto controllo le cloud operations andando a ottimizzare le risorse per raggiungere il TCO voluto e automatizzando le procedure. “Rendere economico l’uso del cloud che rischia di diventare troppo dispendioso, è una delle condizioni per il successo”, sostiene il manager di NetApp. L’azienda è così convinta che una corretta gestione possa portare a risparmi significativi, in termini di risorse di storage e computazionali, da proporre contratti che prevedono una remunerazione basata sulla percentuale di risparmio realizzata.

Sul tema del financial management interviene Ivan Scarcipino, Senior Manager e Advisor, Storm Reply: “Non basta accendere le risorse; serve un controllo molto stretto sullo spending, in base a una precisa strategia che definisca la giusta combinazione di opex e capex”. Va dunque adottato, per la gestione finanziaria del cloud, un approccio FinOps che va integrato all’interno dell’organizzazione aziendale.

Elisabetta Bevilacqua

Giornalista

Sono attiva dal 1989 nel giornalismo hi-tech, dopo esperienze in uffici studi di grandi gruppi e di formazione nel settore dell’informatica e, più recentemente, di supporto alle startup. Collaboro dal 1995 con ZeroUno e attualmente mi occupo soprattutto di trasformazione digitale e Industry 4.0, open innovation e collaborazione fra imprese e startup, smart city, sicurezza informatica, nuove competenze.

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