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Il framework VMware per le reti moderne della nuova normalità

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Attualità

Il framework VMware per le reti moderne della nuova normalità

L’esplosione del ricorso allo smart working e all’utilizzo del Cloud, avvenuto durante la pandemia da Covid-19, ha costretto le aziende a riflettere sulle loro infrastrutture di rete end-to-end. In questo contesto VMware rilancia con un modello di networking basato su una visione dall’alto, invece che dal basso, che migliora esperienza e sicurezza

01 Dic 2020

di Riccardo Cervelli

Anche quando l’attuale crisi sanitaria da Covid-19 sarà debellata o, quantomeno, messa sotto controllo, e si instaurerà quella che è stata ribattezzata “nuova normalità”, la maggior parte dei cambiamenti organizzativi e tecnologici effettuati nei periodi di lockdown saranno mantenuti. Numerosi grandi vendor, fra i quali emerge VMware, sottolineano il fatto che il remote working e altre esigenze di trasformazione digitale divenute impellenti durante la pandemia ha portato a mettere in discussione le attuali infrastrutture di rete e ad auspicare cambiamenti che vanno incontro alle esigenze tanto del remore working quando al supporto di applicazioni moderne.

Esperienza, sicurezza e automazione

A poche settimane dalla conclusione di VMworld 2020, in cui sono stati effettuati numerosi nuovi annunci, il vendor è tornato ancora all’attacco presentando novità destinate specificatamente al mondo delle reti di nuova generazione. In particolare, ha suscitato forte interesse il lancio di Modern Network, un framework per realizzare reti fra i cui obiettivi spiccano, sintetizza Rajiv Ramaswami, Chief Operating Officer, Products and Cloud Services di VMware, ”il conseguimento di una migliore esperienza e di una maggiore sicurezza. Finora – aggiunge – i miglioramenti effettuati a livello infrastrutturale hanno fatto leva soprattutto su Application Programming Interface (API) ma non sull’automazione”. Per VMware è giunto il punto di passare da una visione delle reti che parte dal basso, ovvero dai vincoli posti da oggetti hardware, o applicance, a una che parte dall’alto, che non può che prevedere un sempre maggiore visibilità end-to-end delle reti e una gestione scalabile e automatizzata grazie anche all’integrazione fra applicazioni e sicurezza, come sottolinea Ramaswami, lungo tutte le pipeline CI/CD (continuous integration/continuous deployment).

Verso un IT basato su microservizi, Kubernetes e SmartNIC

Il framework Modern Network permette di fare un passo avanti alla strategia di VMware denominata Virtual Cloud Network, che è sua volta basata sulle tecnologie VMware NSX, le quali, secondo il vendor, sono già state adottate da oltre 18 mila organizzazioni.

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Il primo, Modern Application Connectivity Services, consente agli sviluppatori di collegare i microservizi di un’applicazione moderna in modo più sicuro, riducendo la latenza, aumentando la sicurezza e mantenendo la disponibilità delle applicazioni. Ciò avviene con strumenti self-service che gli sviluppatori possono utilizzare senza l’intervento dell’IT centrale.

Il secondo pillar, Multi-cloud Network Virtualization, fornisce servizi di rete completamente automatizzati e definiti dal software, tra cui la sicurezza e il load balancing. “Noi vogliamo – interviene Tom Gillis, SVP/GM Network and Security Business Unit, VMware – che gli sviluppatori possano concentrarsi sulla creazione di applicazioni e non di dover configurare i load balancer”. Di qui un aggancio a una delle innovazioni introdotte nel portfolio NSX che sono state presentate in coincidenza con il lancio di Modern Network, e cioè l’integrazione di NSX Advanced Load Balancer con Tanzu Service Mesh. “Questa novità – spiega Gillis – consentirà agli sviluppatori che utilizzano Kubernetes di lanciare un’applicazione con tutte le capacità di bilanciamento del carico richieste senza toccare l’infrastruttura”.

Il terzo pilastro del framework, infine, si chiama Physical Network Infrastructure, ed è tutto incentrato sulla fornitura di connettività ad alta capacità e bassa latenza. In questo contesto entreranno pesantemente in gioco le SmartNIC del progetto Monterey di VMware, “sulle quali – sottolinea Gillis – possono essere eseguiti NSX Services-Defined Firewall permettendo di spezzare gli ambienti firewall in piccolissimi pezzi. Tutto questo è reso possibile dall’evoluzione del silicio [nel senso di processori ndr] e ci permette anche di creare air gap [un livello di sicurezza che deriva dalla separazione fisica fra risorse, ndr]. Siamo in procinto di aggiungere alle SmartNIC anche il supporto di ESXi”. Questo permetterà di scaricare da un server anche le funzionalità di virtualizzazione e di implementare sempre di più quella visione di VMware che mira a di replicare a tutti i livelli di un’infrastruttura i benefici di una private o di una public cloud.

Riccardo Cervelli

Giornalista

Classe 1960, giornalista freelance divulgatore tecnico-scientifico, nell’ambito dell’Ict tratta soprattutto di temi legati alle infrastrutture (server, storage, networking), ai sistemi operativi commerciali e open source, alla cybersecurity e alla Unified Communications and Collaboration e all’Internet of Things.

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