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Wiit: pure cloud provider made in Italy per applicazioni H24

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Attualità

Wiit: pure cloud provider made in Italy per applicazioni H24

28 Apr 2017

di Riccardo Cervelli

Le aziende con servizi IT continuativi critici non devono spostarsi oltre frontiera per trovare un partner con un data center di livello Tier IV, certificazione che l’Uptime Institute ha rilasciato a meno di una quarantina di strutture nel mondo, e tante altre certificazioni dei principali player IT.

MILANO – Quando parla di private cloud hosting non intende solo la fornitura di Infrastructure-as-a-Service (IaaS) ma anche di Platform-as-a-Service (PaaS), che consente ai clienti di creare soluzioni end-to-end. Quando enfatizza l’affidabilità della propria infrastruttura, non si riferisce solo a una generica qualità e ridondanza dell’hardware e del software, ma lo può sostanziare con l’esibizione di sei certificazioni SAP (Hosting, Application Management, Cloud Solution, Hana Enterprise Cloud, BPO e Infrastructure Service). A queste si aggiungono quattro certificazioni rilasciate da Bureau Veritas (le Iso 22301, 9000, 20000, 27001) e una delle più esclusive di tutte: la Tier IV per il proprio data center milanese attribuita dall’Uptime Institute.

Enrico Rampin, Sales Director di Wiit

Stiamo parlando di Wiit, provider di cloud e outsourcing non d’oltre frontiera, ma italiano. “Siamo uno dei due soli partner di Sap al mondo con sei certificazioni su sette per i servizi continuativi” dichiara con una punta d’orgoglio Enrico Rampin, Sales Director di Wiit (15,3 milioni di euro di fatturato nel 2016, un obiettivo di arrivare a 20 nel 2017). “Una è italiana, la nostra, e l’altra è in India. Per quanto riguarda la Tier IV Certification, da noi ottenuta nel 2015, in Italia ce l’hanno quattro o cinque aziende, nel mondo circa 36”. Anche ai fini di disaster recovery, il data center lombardo è interconnesso con un altro nel Veneto.

Wiit è stata fondata negli anni ‘90 a Milano e si è concentrata sulla fornitura di servizi in outsourcing. “Non vendiamo né hardware e né software”, sottolinea Rampin. “Oggi ci definiamo un pure player nel mondo del cloud: delle tre macrocategorie, public, private e hybrid, del cloud, noi presidiamo le ultime due”. Questo non toglie che gli ambienti IT gestiti da Wiit si possano interconnettere efficientemente e in modo sicuro con una o più cloud pubbliche: “Siamo ben integrati con Microsoft Azure e Amazon Web Services (Aws)”, esemplifica il Sales Director di Wiit.

Qual è il profilo delle aziende clienti del provider milanese? “Sono in massima parte realtà medie e grandi – risponde Rampin – che scelgono di esternalizzare presso un partner competente e affidabile i propri private cloud o hybrid cloud in cui girano applicazioni critiche che non possono fermarsi mai, come i sistemi Sap Hana o Oracle. In questo modo, i nostri clienti possono concentrare le proprie risorse IT interne su attività di ricerca e sviluppo di soluzioni innovative (per esempio nelle aree dell’Internet of Things (IoT), del customer engagement e dell’e-commerce) e non doversi preoccupare delle problematiche infrastrutturali e di sicurezza legate alle applicazioni critiche, le quali devono essere affrontate da risorse competenti sui relativi software e hardware e che noi impieghiamo e formiamo. Da un punto di vista hybrid, siamo in grado di supportare e garantire il funzionamento di processi end-to-end indipendentemente da dove si trovino i servizi IT sottostanti, che possono, per fare un esempio, includere un CRM basato su Sap Hana, i software di produttività in public cloud Microsoft Office 365, e un gestionale che gira su un As 400 in house, su cui è stato investito molto Capex”.

Riccardo Cervelli
Giornalista

57 anni, giornalista freelance divulgatore tecnico-scientifico, nell’ambito dell’Ict tratta soprattutto di temi legati alle infrastrutture (server, storage, networking), ai sistemi operativi commerciali e open source, alla cybersecurity e alla Unified Communications and Collaboration e all’Internet of Things.

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