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Perché il multi cloud è la scelta preferita da molte aziende

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Perché il multi cloud è la scelta preferita da molte aziende

La tendenza nel mondo cloud che si sta evidenziando con maggiore vivacità è quella dell’introduzione nelle aziende di strategie multi cloud. Le ragioni che portano alla migrazione di una infrastruttura o parte di essa su differenti provider sono molteplici: dal livello di servizio e di assistenza offerto (SLA), alla tipologia di servizio, dal livello di esperienza di un provider nella gestione di un servizio, alla ridondanza geografica e magari anche al prezzo. La scelta è ampia ma bisogna scegliere il partner giusto

22 Ott 2018

di V.V.

L’utilizzo delle tecnologie e dei servizi cloud da parte delle aziende di ogni dimensione e settore economico o pubblico è ormai un fenomeno più che maturo da diversi anni. Un aspetto di questo trend che si è evidenziato negli anni più recenti, ma anch’esso ormai consolidato, è l’importante introduzione, nel mix delle infrastrutture cloud utilizzate dalle imprese, dei cloud pubblici. Con questo termine ci riferiamo ai provider di servizi infrastrutturali e applicativi IT indipendenti dall’azienda, che erogano la propria offerta secondo il modello cloud, caratterizzato da processi di provisioning di tipo self service per gli utenti, da architetture multi-tenant ma che garantiscono la massima tutela della privacy dei dati e delle applicazioni dei clienti e da scalabilità, alta disponibilità, sicurezza, gestite dal provider. Secondo l’edizione 2017 dell’Osservatorio Cloud e ICT as a Service della School of Management del Politecnico di Milano, presentata nel mese di ottobre del 2017 (panel oltre 1.100 CIO e responsabili IT di aziende italiane), nei 12 mesi precedenti solo il 10% delle grandi organizzazioni nazionali non aveva preso in considerazione l’utilizzo di public cloud. A breve verrà presentata l’edizione 2018 e avremo modo di vedere l’evoluzione di questo trend.

Nello stesso tempo è risultato che il 42% delle aziende avevano iniziato a utilizzare i servizi sulla nube per l’introduzione di tecnologie innovative e allo stato dell’arte.

Le aziende sempre più propense a un approccio multicloud

La tendenza nel mondo cloud che si sta evidenziando con maggiore vivacità, stando ai dati rilevati dalle maggiori società di analisi di mercato a livello mondiale, è quella dell’introduzione nelle aziende di strategie multi cloud. Le ragioni sono molte.

In passato la risposta a questa esigenza era costituita esclusivamente dall’adozione di architetture hybrid cloud (ovvero l’integrazione di un private cloud e, tipicamente, un public cloud) che secondo Gartner sarà utilizzato dal 90% delle aziende dal 2020. Un trend confermato anche dallo studio State of cloud 2018 di RightScale (un vendor di Software as a Service per la gestione di ambienti multi cloud) relativo aziende con più di 1.000 addetti a livello globale: se è vero che l’hybrid cloud tradizionale rimane l’approccio predominante nel 51% delle aziende, si rileva che, da un lato, questo dato è sceso rispetto all’edizione precedente (58% delle imprese nel 2017) e, dall’altro, l’81% delle aziende ha intrapreso una strategia multi cloud. Nel frattempo sono cresciute sia le adozioni di public cloud multipli (21% del campione) sia di diversi private cloud (circa 10%). Tra il 96% delle aziende che utilizzano in generale il cloud, secondo la ricerca commissionata da RightScale, emerge anche che l’adozione di cloud pubblico sia passata dal 89% al 92% (fra 2017 e 2018), mentre quella di cloud privato sia incrementata dal 72% al 75%. Precisiamo che, quando parliamo di private cloud, non intendiamo necessariamente solo le infrastrutture di questo tipo implementate on-premise, ma anche quelle installate presso un provider esterno, sia sotto forma di Virtual Private Cloud su una piattaforma cloud multi-tenant, sia su server dedicati (o addirittura già di proprietà) a singoli clienti. E qui parliamo di colocation.

Perché è vantaggioso migrare ad ambienti multi cloud

Ma torniamo alle ragioni per le quali il multi cloud sta riscuotendo consenso.

Una è sicuramente la propensione, in un’epoca in cui il business diventa sempre più digitale, e quindi dipendente dalla disponibilità (availability) delle applicazioni e dei dati più vicina possibile al 100%, a non tenere i propri software e le proprie informazioni mission-critical e business-critical in singole infrastrutture il cui costo di manutenzione e aggiornamento sarebbe difficile da sostenere per la singola impresa.

Un’altra, molto rilevante, è la propensione a voler essere liberi nella scelta del provider che risulti più competitivo rispetto a determinati tipi di esigenza. Per questa ragione, secondo le ricerche degli analisti, vi sono aziende che utilizzando tre o quattro public cloud ed altri che arrivano anche a dieci o dodici. E le esigenze, come è noto, si suddividono in servizi di tipo infrastrutturale (Infrastructure as a Service, IaaS), applicativo (Software as a Service, SaaS) e come piattaforme di development e testing (Platform as a Service, PaaS).

L’adozione di standard condivisi fra le principali tipologie di applicazioni, la connettività performante sempre più pervasiva a livello globale, la disponibilità di metodologie di sviluppo e orchestrazione di workload distribuiti su cloud (vedi, per esempio, i container e i microservizi) rendono oggi più agevole le migrazioni di infrastrutture, applicazioni e contenuti fra public cloud differenti.

Scegliere il provider giusto per ogni esigenza

La scommessa è adottare strumenti e metodologie di governance ottimali di architetture multi cloud, da una parte, e individuare, caso per caso, i CSP (Cloud Service Provider) migliori per rispondere a esigenze che vanno dalla ricerca del migliore livello di servizio (Service Level Agreement, SLA) per i servizi IaaS e di colocation, a quella dei Software as a Service (per esempio email, conservazione sostitutiva, PEC, firma digitale, fatturazione elettronica) richiesti dell’azienda; dai servizi PaaS (che includono anche il supporto alla creazione di siti di e-commerce innovativi e sicuri), fino ad arrivare al supporto all’ottemperanza delle regolamentazioni sulla conservazione dei dati personali e a quello dell’espansione dei business a livello internazionale. Accanto ai colossi internazionali, fra i Cloud Service Provider che per dimensioni, investimenti, qualità dei servizi, diversificazione dei prodotti e espansione internazionale, meritano di essere considerati in una strategia multi cloud (anche con eventuali migrazioni verso di essa di implementazione attualmente su altri provider), spicca l’italiana Aruba.

La società eroga i suoi servizi da una rete europea di data center in continua espansione. Il network italiano è composto interamente di infrastrutture di proprietà distribuite geograficamente nella penisola: tre sono già in esercizio a Bergamo (IT3) e Arezzo (IT1 e IT2), mentre un quarto data center è attualmente in fase di progettazione a Roma (IT4).

Un ulteriore data center di proprietà si trova in Repubblica Ceca, a Ktiš, ed è principalmente dedicato ai paesi dell’Europa Centrale e Orientale. Completano il network europeo ulteriori strutture partner distribuite in Inghilterra, Francia, Germania e Polonia.

I Data Center Aruba sono collegati fra loro e verso Internet tramite le principali dorsali backbone in modo ridondato. All’interno delle infrastrutture, i clienti di qualsiasi settore economico e dimensione aziendale, trovano servizi cloud e di housing/colocation, grazie ai quali è possibile affidare, o noleggiare dal provider, server fisici o virtuali dedicati al singolo cliente

Ricordiamo che, grazie alla colocation, il cliente può avvantaggiarsi dell’esternalizzazione delle tematiche di gestione e manutenzione dei server, alimentazione ininterrotta, raffreddamento, connettività ad alte prestazioni con i carrier, possibilità di creare cluster multisito.

L’azienda è in grado di supportare sia progetti di migrazione semplici e di singoli workload sia progetti più complessi.

Nel primo caso, i clienti possono valutare la migrazione di singole parti della loro infrastruttura, secondo la logica del multi cloud. Si può scegliere Aruba per migrare la parte core del proprio business (ad esempio: il proprio sito nel caso di un e-commerce), per sfruttare la sicurezza e l’affidabilità delle soluzioni e dei data center e lasciare su altri provider le parti dell’infrastruttura adibite a test o gestione di applicazioni non mission critical.

Nel secondo caso, Aruba offre l’assistenza del suo personale qualificato, in grado di disegnare, realizzare ed applicare progetti di migrazione anche estremamente complessi, con la possibilità di spostare tutti i propri dati e l’intera infrastruttura.

I team d’Ingegneria di Aruba sono in grado di fornire supporto progettuale ed attuativo alla migrazione di: sistemi di posta elettronica, sistemi di virtualizzazione, sistemi di storage, server e infrastrutture fisiche, siti web.

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