Cloud storage, cos’è, esempi, quali sono i migliori servizi

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Cloud storage, cos’è, esempi, quali sono i migliori servizi

Portare lo storage sul cloud garantisce ai responsabili It I&O (infrastrutture e operazioni) il backup e il ripristino dei dati in modo sicuro, economico e senza impegnare risorse proprie. Ma sebbene il backup in cloud sia un servizio tra i più diffusi va adattato con attenzione ai bisogni dell’It e del business per poter davvero definire il miglior servizio di cloud storage aziendale, adeguato a ogni specifica esigenza. In questo articolo valutiamo prima di tutto cos’è il cloud storage e quindi: come scegliere tra cloud pubblico e ibrido, i requisiti primari per l’implementazione e soprattutto, mettendo diversi servizi cloud a confronto, i criteri per la selezione del fornitore di soluzioni di archiviazione online

07 Nov 2021

di Giampiero Carli Ballola

Lo storage dati è il servizio cloud computing certamente più vecchio, diffuso e consolidato. Il servizio backup online in pratica si è diffuso in forma del tutto trasparente all’utente. Per esempio, con i provider di account di posta elettronica è entrato in ambito consumer. Ugualmente, con i servizi gratuiti di storage e archiviazione on line offerti dai gestori di telefonia mobile si è arrivati ai cloud storage services aziendali pensati per le imprese.

Cos’è il cloud storage

Il significato di cloud storage consiste nell’aggregare, astrarre e condividere le risorse storage mediante internet. Più nello specifico, fare cloud storage vuol dire avvalersi del cloud per l’archiviazione, ossia come memoria a breve o a lungo termine dei dati. Tali dati sono conservati tipicamente su più server virtuali ospitati da appositi fornitori.

Esempi di cloud storage

Guardando alle necessità business, le aziende possono decidere tra 3 tipi di cloud storage: pubblico (in questo caso volume e costi delle risorse da archiviare da comperare possono variare in qualunque momento), privato (quando lo spazio di archiviazione si trova sui server di una rete privata) e ibrido, quando il private cloud è anche collegato a un sistema online esterno.

In quest’ultimo caso è possibile, per esempio, utilizzare uno spazio di memorizzazione privato interno per le informazioni sensibili e il public cloud per rispondere ad altre esigenze e sfruttare la flessibilità e la scalabilità che esso offre.

3 formati di cloud storage

Esistono poi 3 formati di cloud storage ossia: storage a blocchi, storage di file e di oggetti (anche detto object storage).

Nel caso del block storage, modello particolarmente apprezzato per la sua velocità, i dati sono divisi e archiviati come parti separate (blocchi) a cui son dati identificativi univoci per essere recuperati dai vari ambienti in cui sono collocati.

Con file storage, molto semplice da utilizzare, si intende invece un metodo di archiviazione più tradizionale basato sulla gestione di vere e proprie cartelline; in questo caso il recupero dipende dal percorso di archiviazione logica basato sui metadati.

Nello storage di oggetti i dati vengono frammentati in unità conservate in un solo repository andando a formare oggetti, appunto, modulari individuabili con identificativi univoci e metadati, si tratta della soluzione preferibile per grandi quantità di dati.

Il cloud storage software defined unisce i 3 formati sopra citati per offrire una soluzione unica e semplice.

Trend di mercato

Secondo un rapporto pubblicato in aprile 2020 da Allied Market Research, intitolato Cloud Storage Market by Component, Deployment Type, User Type, andIndustry Vertical: Opportunity Analysis and Industry Forecast, 2020–2027, la dimensione del mercato cloud storage a livello mondiale è stata valutata a 46,12 miliardi di dollari nel 2019 e si prevede che raggiungerà i 222,25 miliardi di dollari entro il 2027, crescendo a un CAGR del 21,9% dal 2020 al 2027.

Si prevede che la pubblica amministrazione e le industrie sanitarie mostreranno tassi di crescita significativi durante il periodo preso in esame, a causa della necessità di un’archiviazione di big data. Inoltre, si prevede che la crescente domanda di accessibilità ai dati in tempo reale da parte dei clienti di tutti questi settori guiderà il mercato cloud storage durante il periodo di previsione.

Date le precedenti premesse, si potrebbe credere che trasmettere i propri dati a un cloud service provider perché li tratti, archivi e conservi per nostro conto (perché questo è il significato del cloud storage) sia una pratica adottata dalla maggioranza delle imprese. In realtà non è così. Certo, esistono società che hanno tutti i loro dati all’esterno, ma a oggi si tratta delle classiche eccezioni che confermano la regola. Indagini degli ultimi anni mostrano come anche in questo caso sia vincente l’approccio ibrido.

Come si vede anche dalla figura, tratta dal citato studio di Allied Market Research, la crescita maggiore è prevista proprio nell’approccio ibrido.

cloud storage 2020
Trend di crescita dei diversi approcci al cloud storage dal 2020 al 2027. Fonte Applied Market Research, aprile 2020

Cloud pubblico e ibrido

Perciò questo ‘pillar’ sullo storage cloud prenderà in primo luogo in considerazione le operazioni per il backup e disaster recovery (DR) su cloud pubblico o ibrido. Riteniamo infatti di poter escludere il cloud privato perché è un servizio relativo all’infrastruttura, data in possesso all’azienda utente (o anche di sua proprietà) e gestita e controllata dall’It aziendale. Esula quindi dal concetto di esternalizzazione che fa da discriminante ai servizi storage cloud.

Sia il cloud pubblico che quello ibrido offrono ottima scalabilità, elevata sicurezza (migliore per l’ibrido grazie ai controlli installabili sulla parte privata) e buona availability. Le maggiori differenze stanno nelle prestazioni e nei costi. Nelle prime vince l’ibrido per la possibilità di avere un’area storage privata che fa da cache per i dati attivi e per il traffico da e verso il cloud pubblico (il che aumenta anche l’availability). Nei secondi vince il cloud pubblico per il minor investimento e costo d’esercizio pay-per-use. Quindi: se l’obiettivo è solo il backup e il disaster recovery andrà bene il cloud pubblico; altrimenti si realizzerà una soluzione ibrida, con risorse storage proprie o delle quali avere il controllo, per i dati attivi.

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Cloud computing e storage, pro e contro del modello pubblico e privato

Prima di affrontare l’argomento relativo ai quali possano essere i migliori servizi di cloud storage andando a valutare l’offerta, si cercherà di capire quale approccio cloud utilizzare, ossia pubblico o privato.

Utilizzando il public cloud, non essendoci hardware da acquistare, gestire o mantenere, i costi di gestione diminuiscono, inoltre vengono eliminate le incombenze degli aggiornamenti tecnologici.

D’altra parte, il private cloud garantisce maggiori prestazioni in termini di affidabilità dei sistemi ed un più elevato livello di sicurezza. Di contro, soffre della mancanza di quella dinamica scalabilità garantita dal pubblico.

Per tutti questi motivi, spesso le aziende tendono a preferire una soluzione ibrida (hybrid cloud) che combina affidabilità e sicurezza.

Le 8 considerazioni suggerite da TechTarget

TechTarget indica le 8 considerazioni da fare per effettuare la scelta migliore per la propria azienda.

  1. La prima domanda da porsi è a quale ambito fa riferimento il progetto (online backup, storage primario, disasteri recovery?) ossia stabilire lo use case principale.
  2. Bisogna poi capire quali sono le informazioni che saranno archiviate e come verranno poi successivamente utilizzate dalle applicazioni. Questo per non dover poi sprecare tempo e risorse per l’integrazione dei sistemi.
  3. Quale tipologia di storage si preferisce? Si è più orientati allo storage a oggetti per cloud-architected application oppure verso block o file storage per applicazioni tradizionali?
  4. È poi fondamentale stabilire gli Sla per la disponibilità dei dati, il che aiuta a capire se quelli garantiti da un service provider esterno sono adatti.
  5. Ugualmente vanno identificati i livelli di sicurezza e privacy dei dati richiesti secondo le proprie policy aziendali per capire se il cloud pubblico risponde ai requisiti necessari.
  6. Si devono individuare nel dettaglio le normative cui l’azienda deve essere compliant e, di conseguenza, valutare se un servizio di public cloud storage è adeguato.
  7. È quindi necessario far combaciare i piani di recovery con i tempi del service provider e se sono in linea con le strategie dell’azienda.
  8. Serve, infine, far dialogare, nel caso, storage interno ed esterno, soprattutto nel caso di public cloud.

Ascolta “Cos’è il cloud storage e quale servizio scegliere per backup e data recovery” su Spreaker.

La difficoltà di scegliere il fornitore, qualche suggerimento

Le caratteristiche del servizio offerto vanno dunque esaminate con il potenziale fornitore. La scelta del fornitore è di fatto la vera difficoltà dell’implementazione del progetto di cloud storage. Da tale scelta dipendono gli aspetti tecnologici dell’implementazione. A loro volta legati alle tecnologie presenti in azienda. Specie se, come è probabile, vi sia già una virtualizzazione dell’infrastruttura. Non potendo ovviamente prevedere ogni possibile caso, ricordiamo che quanto segue va visto alla luce di ciò che si ha in casa. Ciò serve per limitare gli interventi necessari all’interoperabilità tra i sistemi del cloud provider e quelli interni.

Siccome qualcosa vi sarà comunque da fare, è importante nelle trattative e nell’eventuale contratto che il fornitore assicuri e definisca il suo livello di collaborazione. Ciò vale soprattutto per il disaster recovery. Poiché non è una cosa frequente, è probabile che non vi siano in casa persone esperte. È quindi importante che il fornitore assicuri un’assistenza 24/7 e si possa fare un test per verificare la capacità di restore dei dati.

Le caratteristiche di un servizio di cloud storage

Ciò detto, elenchiamo quelle caratteristiche indipendenti sia dalla dimensione dell’impresa (e quindi dal volume di dati atteso) sia dal business e dall’It (e quindi dal tipo e formato di dati) sulle quali il servizio di cloud storage offerto va misurato.

  • Velocità – oltre a variare da fornitore a fornitore, cambia anche in funzione del tipo di file e dell’applicazione in uso per i backup. Bisogna quindi, scelti i possibili provider, fare un test facendo il backup in cloud dei file tipici delle operazioni di business.
  • Dispositivi esterni – bisogna che il service provider preveda la copia da dischi esterni della marca e modello dei sistemi Nas (Network attached storage) usati in azienda. Lo stesso vale per gli smartphone o tablet dei dipendenti. Se contengono dati aziendali devono poter essere copiati sul cloud, passando da un’area storage di transito.
  • Backup e restore – verificare che il servizio preveda tool (da non confondere con gli snapshot, che lavorano in locale) per marcare i file modificati e trasferire i blocchi cambiati aggiornando la copia di backup.
  • Crittografia – controllare che sia fatta prima che i dati siano inviati al cloud, ma dopo la compressione e de-duplicazione, perché il file crittografato poi non è più comprimibile.
  • Capacità – sarà ovvio, ma bisogna capire bene se e quali sono i limiti al volume di dati da trattare, perché aggiornare un contratto in atto è costoso.
  • Compatibilità – i sistemi operativi, gli script, i setup delle Vpn, le immagini delle macchine virtuali e delle applicazioni possono cambiare da un cloud provider a un altro.

Quali sono i migliori servizi cloud storage, come valutare l’offerta

L’offerta di piattaforme di cloud storage oggi è alquanto frammentata, per cui è probabile che si andrà consolidando tramite fusioni e acquisizioni. Per non rischiare è meglio puntare su vendor solidi e di valore riconosciuto.

Sia Forrester Research, che Gartner e Idc fanno classifiche ad hoc. Ciascuno di questi istituti adotta diversi criteri di analisi. Tipicamente qualitativo su strategia e posizionamento per i primi due e quantitativo sulla presenza nel mercato per Idc. Mettere quindi i servizi cloud a confronto significa muoversi tra opinioni capaci di dare un quadro abbastanza completo.

Queste cose spesso sono in report a pagamento, ma gli stessi istituti rilasciano estratti e anticipazioni gratuite, a volte in forma di comunicati ai media. È utile quindi fare ricerche alla voce ‘notizie’, dove i vendor pubblicano ciò che li riguarda (ovviamente se positivo). Nelle news si trovano anche informazioni sullo stato finanziario e anticipazioni sulle strategie di merging & acquisition.

Naturalmente, il modello aperto della Rete dà spazio anche a pareri di parte (molti blogger si lanciano in opinioni personali) e fonti non controllate. Per avere notizie affidabili quindi conviene seguire pubblicazioni, blog e portali d’informazione con una provata reputazione.

Prezzi dei servizi di cloud storage

Il mercato offre una vasta proposta di soluzioni di cloud storage a partire da quelle gratuite, di fatto rivolte al mondo degli utenti privati. Quest’ultima indicazione nasce dal fatto che solitamente le offerte di cloud storage gratis prevedono uno spazio di archiviazione limitato. Esso generalmente deve poi essere esteso corrispondendo un pagamento.

Accanto allo spazio, sono tanti i criteri che definiscono i prezzi dei servizi di cloud storage. E per questo è difficile dare un’idea precisa della cifra che, in base alle singole esigenze, può variare significativamente.

Si tratta, infatti, di concordare abbonamenti che bilancino lo spazio di archiviazione e la gamma di funzioni offerte. A quest’ultimo proposito l’usabilità è molto importante. Deve essere valutato attentamente come caricare e scaricare le informazioni. E inoltre quali sono le funzioni di collaborazione e di navigabilità dei dati.

Fondamentale poi la sicurezza garantita dal cloud storage provider, sicurezza che dipende dal tipo di sistema di crittografia utilizzato. Importante è anche capire come sono trattati i dati sensibili.

L’affidabilità e la stabilità del servizio dipendono poi dai datacenter usati dai cloud storage provider e dalle tecnologie e strategie utilizzate per proteggerli. Importante, per finire, ricordare di controllare dove si trovino fisicamente le infrastrutture del provider. Meglio privilegiare chi si appoggia a centri posti in Paesi europei soggetti alle regole UE sulla responsabilità per la sicurezza e la riservatezza dei dati.

Giampiero Carli Ballola

Giornalista

Giampiero Carli-Ballola, nato nel 1942 e giornalista specialista in tecnologia, collabora con ZeroUno dal 1988. Segue i processi di digitalizzazione del business con particolare attenzione ai data center e alle architetture infrastrutturali, alle applicazioni big data e analitiche, alle soluzioni per l’automazione delle industrie e ai sistemi di sicurezza.

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