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Cloud: opportunità e falsi problemi. La visione di Telecom Italia

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Cloud: opportunità e falsi problemi. La visione di Telecom Italia

07 Feb 2012

di Stefano Uberti Foppa, Patrizia Fabbri

Incontro con Simone Battiferri, responsabile direzione Top Clients di Telecom Italia, per capire, dal punto di vista di uno dei principali player italiani impegnato sul fronte cloud, quali possono essere le evoluzioni di questo fenomeno, quali le criticità, vere e presunte, e come sta operando nuvola italiana, il cloud per le imprese di Telecom

“Nella transizione dalle forti personalizzazioni a soluzioni basate su piattaforme standard, l’informatica – dice Simone Battiferri, responsabile direzione Top Clients di Telecom Italia – aveva promesso una riduzione della crescente complessità e ritorni più rapidi e sicuri degli investimenti Ict. In realtà, soprattutto nelle aziende di dimensioni medio-grandi e grandi, questa promessa non è stata mantenuta: nelle aziende coesistono oggi soluzioni fortemente personalizzate e piattaforme standard (a loro volta ‘piegate’ a esigenze specifiche); il problema principale è diventato proprio quello di far convivere il tutto in modo efficiente e funzionale”. L’integrazione è quindi diventata la prima criticità di queste realtà.

Quando il cloud diventa chiave di volta
“Il cloud può invece rappresentare la vera chiave di volta, ma bisogna capire di quale cloud stiamo parlando. Quello sul quale stiamo lavorando oggi, e che io chiamo cloud 1.0, è di fatto un nuovo ambiente nel quale far girare software vecchio ‘adattato’ o, nella migliore delle ipotesi, un software applicativo scritto appositamente per esso. Il cloud 1.0 è in pratica focalizzato sulla componente infrastrutturale: risolve sicuramente alcuni problemi in termini sia di saving sia di efficienza e disponibilità dei sistemi, ma non rappresenta il vero cambiamento. Il poter disporre di un ambiente che consente di triplicare l’infrastruttura in tempi strettissimi è una grande opportunità, ma questo in sé non è un cambiamento epocale” dice Battiferri.Qual è dunque la direzione che il cloud deve prendere per abilitare un nuovo modo di lavorare nelle imprese e una nuova concezione dell’It? “La direzione è verso quello che io chiamo cloud 2.0 – spiega Battiferri – ed è quella di intervenire sui sistemi operativi; solo in questo caso avremo davvero un’infrastruttura nuova con un software nuovo che possa avere un forte impatto sulle modalità di lavoro delle imprese. Siamo ancora agli esordi di questa fase. Nella Silicon Valley sono allo studio alcune piattaforme interessanti dove il sistema operativo per il cloud si occuperà di gestire la multitenancy, il database, i bus di integrazione. Di fatto – prosegue il manager Telecom Italia – un’applicazione sviluppata in questo ambiente sarà in grado di comunicare con tutte le applicazioni sviluppate nello stesso ambiente, di utilizzare un database standard, di essere fruita da più di un utente senza necessitare di alcun intervento da parte di uno sviluppatore per ‘integrarla’, perché è nativamente integrata. Non è un processo rapido; queste piattaforme saranno disponibili tra uno o due anni e poi… poi bisognerà riscrivere tutte le applicazioni”. Le parole di Battiferri sono confermate dagli analisti. Peter Sondegaard, senior vice president di Gartner, aprendo i lavori dell’ultimo Gartner Symposium dichiarava infatti che “i cambiamenti che si avranno nell’It nei prossimi 5 anni renderanno obsoleto e inutilizzabile tutto ciò che è stato fatto negli ultimi venti”.

La rete è il vero problema
Ma lasciamo per ora da parte il futuro e torniamo alle problematiche odierne del cloud per capirne criticità e sviluppi immediati. “Il cloud è fatto dalla rete e dall’It, ma anche se in molti casi si addebitano a quest’ultima le principali questioni da risolvere, come per esempio quella della sicurezza che è in realtà un falso problema [e sul quale torneremo più avanti ndr], la vera criticità sta nella rete. Il problema sono le Lan: in più di un anno di esperienza abbiamo riscontrato che è questo lo snodo da risolvere”, spiega Battiferri, che prosegue: “Ci sono alcune applicazioni, e il virtual desktop è per esempio una di queste, che sono molto sensibili alla qualità della rete, e non parlo solo di ampiezza di banda, ma soprattutto di latenza: la rete deve essere molto rapida nella risposta, la Lan deve avere performance elevate altrimenti il cloud non può decollare. Per questo in un progetto cloud noi facciamo un network assessment per verificare che tutte le componenti della rete siano adeguate a supportare questo ambiente”. Effettivamente il problema della rete, non solo a livello di Lan ma dell’infrastruttura a livello di Paese, rappresenta un grande ostacolo per la diffusione del cloud: in un recente Cloud Tour che la nostra testata ha realizzato in diverse città italiane, le imprese hanno infatti evidenziato che il problema della rete, in termini sia di velocità sia di qualità, è fortemente sentito. È noto che molte aree del nostro paese, e in particolare quelle industriali lontane dai luoghi densamente abitati, non dispongono ancora di connettività adeguata alle loro esigenze. “Certo – conferma Battiferri – per questo Telecom Italia sta facendo un grande lavoro per lo sviluppo della rete. Storicamente la sua evoluzione è stata guidata più dalla densità della popolazione che da quella delle aziende; i nostri investimenti per il 2012 sono invece proprio indirizzati a ridurre il digital devide delle aziende e abbiamo l’obiettivo di garantire la copertura dei 55 distretti industriali principali con un’infrastruttura di rete ad alta velocità, qualità e disponibilità. Si tratta di un investimento imponente”.

I falsi problemi che frenano il cloud
Chiediamo poi a Battiferri la sua opinione su un altro tema emerso nel corso del nostro Cloud Tour e nei numerosi confronti che ZeroUno ha avuto con le aziende nell’ultimo anno, ossia il timore delle aziende che vedono nella fruibilità “as a service” dei servizi It il rischio della perdita della propria specificità: se tutti utilizziamo gli stessi servizi, dagli stessi fornitori, non rischiamo di vedersi appiattire le differenze? “Anche questo è un falso problema. Dipende dal core business dell’azienda e ogni realtà può trovare nei diversi segmenti del cloud, IaaS, PaaS o SaaS, quello che risponde meglio alle proprie esigenze”, dice Battiferri che spiega che utilizzare un servizio standard per la fatturazione o per l’e-mail non incide di molto sulla specificità dell’azienda, mentre se parliamo di una software house, questa probabilmente non utilizzerà i servizi PaaS o SaaS ma potrebbe aumentare la propria efficienza grazie a un’infrastruttura as a service. Anche quella della sicurezza è, secondo Battiferri, una leggenda metropolitana. “Spesso si teme per i propri dati messi nella cloud ritenendola meno sicura dei server aziendali, ma in realtà è vero il contrario. Oggi gli attacchi informatici sono sempre più numerosi e sofisticati; per garantire i sistemi è necessario predisporre sistemi di sicurezza, sia fisica sia logica, che richiedono grandi e costanti investimenti difficilmente alla portata di aziende di piccole e medie dimensioni e che invece sono nel dna di un data center come quello di Nuvola Italiana, per esempio”.

Il target e le evoluzioni di Nuvola Italiana
E proprio su Nuvola Italiana concludiamo il nostro incontro con Battiferri. “Dei quattro diversi mercati del cloud, private, hybrid, public quality service e public non quality service, Telecom Italia si focalizza sui primi tre. Per quanto riguarda il private, tutte le grandi aziende si stanno orientando in questa direzione; è una fetta che vale il 60% del mercato e qui abbiamo un’offerta per quelle realtà che, invece di realizzare una ‘nuvola’ presso i propri data center, la costruiscono presso il nostro riservandosi un’area privata. Il mercato hybrid – prosegue Battiferri – è arena delle aziende medio-grandi che pongono in cloud, nei nostri data center, parti della loro infrastruttura. Abbiamo poi il public, target di aziende medio-piccole: tutto l’It di queste realtà viene posto in un cloud condiviso e l’It, in tutte le sue componenti infrastrutturali e applicative, viene fruito come servizio. Infine il public cloud rivolto ai privati, quello alla Amazon, tanto per capirci, non rientra nella nostra offerta”. Telecom Italia si rivolge a questi mercati con go-to-market e partner differenti. “Nel primo caso costruiamo un vero e proprio partner pool, coinvolgendo diverse tipologie di operatori di alto livello, con una fase di assessment e progettuale molto importante. Nel mercato hybrid abbiamo 65 partner di medio livello insieme ai quali andiamo dai clienti; in questo caso la complessità maggiore riguarda il network, dovendo far funzionare un’infrastruttura dislocata in luoghi diversi (presso di noi e presso il cliente). Per l’offerta public i partner sono ancora diversi. Molto spesso sono loro stessi a fornire una specifica applicazione ‘powered by Nuvola Italiana’; questi partner sono di fatto i nostri clienti mentre l’azienda finale si rivolge a loro per definire i servizi di cui necessita”. E proprio su quest’ultimo mercato, Battiferri anticipa un’evoluzione che verrà annunciata a breve: “Realizzeremo presto un partner marketplace, ossia un’area di Nuvola Italiana a disposizione di questi partner i quali potranno porvi le proprie applicazioni in modo che le aziende possano provarle per un determinato periodo di tempo per poi decidere se acquistare il servizio”.

Stefano Uberti Foppa
Direttore Responsabile ZeroUno

Giornalista professionista dal 1989, inizia ad occuparsi di giornalismo nel settore informatico nel 1981, partecipando all'avvio della sede italiana del settimanale Computerworld. Nel 1987 passa al mensile ZeroUno di cui nel 1997 assume la direzione insieme a quella del settimanale PcWeek Italia. Opinion leader riconosciuto nel settore Ict in Italia, attualmente è direttore responsabile di ZeroUno edito da Ict&Strategy, società del Gruppo Digital360.

Patrizia Fabbri
Giornalista

Patrizia Fabbri è giornalista professionista dal 1993 e si occupa di tematiche connesse alla trasformazione digitale della società e delle imprese, approfondendone gli aspetti tecnologici. Dopo avere ricoperto la carica di caporedattore di varie testate, consumer e B2B, nell’ambito Information Technology e avere svolto l’attività di free lance per alcuni anni, dal 2004 è giornalista di ZeroUno.

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