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AWS Re:Invent 2020, ecco che cosa ha detto il CEO Andy Jassy

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Attualità

AWS Re:Invent 2020, ecco che cosa ha detto il CEO Andy Jassy

In occasione della nona edizione di AWS Re:Invent il CEO del colosso di Seattle, Andy Jassy, ha parlato della necessità di reinventarsi continuamente, una necessità che le aziende devono coltivare come approccio strategico e come scelta delle tecnologie funzionali a questo scopo. Tra gli annunci comunicati durante l’edizione virtuale dell’appuntamento, che è iniziato il 30 novembre e si concluderà il 16 dicembre, le novità di Amazon ECS e EKS Anywhere, di Babelfish per Aurora PostgreSQL e delle istanze Amazon EC2 per Mac

14 Dic 2020

di Carmelo Greco

Circa 500 mila le persone registrate a Re:Invent 2020, la nona edizione dell’appuntamento organizzato da AWS che quest’anno si è tenuto in modalità virtuale: lo ha sottolineato Andy Jassy, CEO di Amazon Web Services nel suo discorso introduttivo del 1° dicembre, evidenziando anche che, a differenza delle edizioni precedenti, in cui le varie sessioni erano suddivise in una settimana, quella del 2020 ha previsto un’articolazione in tre settimane: dal 30 novembre fino al 16 dicembre.

foto Andy Jassy
Andy Jassy, CEO di Amazon Web Services – Re:Invent 2020, 1 dicembre 2020

La crescita di AWS come fornitore di servizi cloud

Nel suo keynote, Jassy ha preso le mosse ovviamente dal Covid, causa di morte per tante persone, di perdita del lavoro per altre e di difficoltà per svariate aziende. Ma subito dopo ha ricordato gli omicidi di Ahmaud Arbery, Breonna Taylor e George Floyd, come sintomo di un razzismo contro le persone di colore che in Amazon si sta cercando di sradicare, anche se ci vorranno anni per risolvere il problema.

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Jassy ha poi illustrato alcuni dati di bilancio della società, giunta a fatturare 46 miliardi di dollari, con un incremento del 29% su base annua. “Mentre ci sono voluti poco più di 10 anni per far crescere AWS fino a 10 miliardi di dollari – ha specifica il CEO -, ci sono voluti solo 23 mesi per arrivare a 20 miliardi di dollari di fatturato, 13 mesi per passare a 30 miliardi di dollari e solo 12 mesi per arrivare a 40 miliardi di dollari”. Di certo la migrazione verso il cloud è un fenomeno che ha trovato nella pandemia un alleato imprevisto. Se c’è una cosa che accomuna, infatti, il mondo delle aziende, quelle stesse che per anni hanno nutrito dei dubbi sull’opportunità o meno di andare sulla “nuvola”, questa è l’accelerazione dovuta al Coronavirus, che ha spinto molte imprese “dal parlarne ad avere un piano”.

Le novità di Amazon ECS e EKS Anywhere

Secondo il numero uno di AWS, quando un’azienda decide di reinventarsi, non deve aspettare troppo a lungo per farlo. “Bisogna reinventarsi finché si è sani, bisogna reinventarsi sempre”. Occorre costruire la giusta cultura e conoscere qual è la tecnologia adatta per supportare questa reinvenzione continua. Come hanno fatto, per esempio, JP Morgan, la cui Global CIO Lori Beer è stata invitata sul palco da Jassy, o Snapchat nel racconto del Vice President Engineering Jerry Hunter. Dal punto di vista di AWS, uno dei contesti in cui la reinvenzione può esprimersi è quello del calcolo. Il CEO ricorda le tre modalità principali di compute che “sono qui per restare”: le istanze, il serveless computing e le unità di calcolo più piccole, come i container sui quali vengono costruiti i microservizi.

Lori Beer, Global CIO di JP Morgan – Re:Invent 2020, 1 dicembre 2020

In merito a questi ultimi, uno degli annunci di Re:Invent 2020 è stata la trasformazione dei servizi Elastic Container Service (ECS) ed Elastic Kubernetes Service (EKS) in modalità Anywhere, così da permettere alle organizzazioni di distribuire i task in qualsiasi ambiente, a prescindere che si tratti dell’infrastruttura AWS o di un ambiente on-premise. Il pannello di controllo continuerà a essere presente all’interno di AWS, ma da lì sarà possibile adoperare le API per distribuire e gestire i container in entrambi gli ambienti. Le soluzioni potranno risultare funzionali per quelle aziende che, pur continuando a utilizzare l’hardware esistente, avranno intrapreso un cammino di migrazione verso il cloud e vorranno sfruttare interazioni a bassa latenza nei loro data center locali. Entrambi i servizi saranno disponibili il prossimo anno.

Babelfish per Amazon Aurora PostgreSQL

Un altro importante annuncio ha riguardato la possibilità di effettuare la migrazione dalle strutture on-premises, in particolare da Microsoft SQL Server, al cloud. Un passaggio che potrebbe essere rallentato sia per i costi delle licenze e per le note dinamiche di lock-in, sia a causa della mole di lavoro necessaria per aggiornare le applicazioni e le query anche quando si sceglie un DBMS open source alternativo come PostgreSQL. Con Babelfish per Aurora PostgreSQL è possibile gestire le comunicazioni T-SQL e TDS da applicazioni esistenti, senza bisogno di aggiornamenti.

AWS renderà Babelfish open source nel 2021 con licenza Apache 2.0 su GitHub. Nell’attesa, la guerra dichiarata contro Microsoft e contro Oracle è stata lanciata. I rispettivi database sono considerati dal top manager AWS “luoghi infelici per i clienti”. Jassy è ancora più esplicito: “Basta guardare a quello che Microsoft ha fatto con SQL Server nell’ultimo anno o due. In pratica ha cambiato i termini, in modo che non si possano usare le proprie licenze SQL Server in nessun altro luogo che non sia il cloud di Microsoft. È un bene per i clienti o è un bene per Microsoft?” si domanda retoricamente il CEO e risponde: “La nostra esperienza ci insegna che i clienti, quando si sentono maltrattati, scappano alla prima occasione. Ed è per questo che si stanno muovendo il più velocemente possibile verso motori aperti come MySQL e PostgreSQL”. Dal suo lancio del 2014 a oggi Aurora è stato il servizio che è cresciuto più rapidamente nella storia di AWS. Fra i suoi attuali 100 mila clienti, ci sono AstraZeneca, oltre ad Airbnb, BP, Verizon e Volkswagen.

AWS annuncia le istanze Mac per Amazon EC2

Apple, invece, è la big tech con cui i rapporti sembrano andare a gonfie vele, probabilmente perché non è in competizione diretta con AWS. A Re:Invent 2020, infatti, è stato annunciato che le istanze Amazon EC2 Mac adesso consentono agli sviluppatori Apple di eseguire nativamente macOS all’interno di AWS. Questo significa che gli sviluppatori che creano app per iPhone, iPad, Mac, Apple Watch, Apple TV e Safari possono ora eseguire il provisioning e accedere agli ambienti macOS in pochi minuti, scalare dinamicamente la capacità in base alle esigenze e utilizzare il modello pay-as-you-go di AWS.

È possibile anche consolidare lo sviluppo di applicazioni multipiattaforma Apple, Windows e Android su AWS, con indubbi vantaggi in termini di time-to-market. “Parlando con i nostri clienti abbiamo colto la necessità che il loro ambiente di sviluppo Apple fosse integrato con i servizi AWS – ha dichiarato David Brown, Vice President EC2, AWS -. Con le istanze Mac di EC2 gli sviluppatori possono fornire e accedere ad ambienti di calcolo macOS on-demand in AWS per la prima volta in assoluto, in modo da potersi concentrare sulla creazione di applicazioni innovative per le piattaforme leader di settore Apple”. Considerazioni alle quali hanno fatto da eco quelle di Bob Borchers, Vice President, Worldwide Product Marketing di Apple: “La fiorente comunità Apple, composta da oltre 28 milioni di sviluppatori, continua a creare app che portano benefici a clienti in tutto il mondo. Con il lancio delle istanze Mac EC2 siamo entusiasti di permettere lo sviluppo delle applicazioni Mac di Apple su piattaforme accessibili in nuovi modi e di combinare le prestazioni e l’affidabilità del nostro hardware di livello mondiale con la scalabilità di AWS”.

foto Davide Brown
David Brown, Vice President EC2, AWS

Sono solo alcune delle tante novità comunicate durante la nona edizione di Re:Invent. Andy Jassy, chiudendo il suo intervento ha citato il testo di una canzone che recita così: “Vorrei poter cercare su Google il mio finale. Qualcuno mi rassicuri, mi risponda, qualsiasi cosa andrà bene”. Questa domanda è la medesima che spesso si pongono le aziende rispetto al loro futuro. La paura è normale, ma “la buona notizia è che l’invenzione e la reinvenzione sono fattibili” ha concluso il CEO.

Carmelo Greco

Giornalista

Giornalista professionista, si occupa come freelance e formatore di temi connessi all’innovazione digitale, all’economia civile e alle trasformazioni del mercato del lavoro. È anche autore di opere teatrali e di narrativa. Ultimo romanzo pubblicato, Focara di sangue, Edizioni Fogliodivia, 2020.

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