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Appian, prospettiva Italia

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Intervista

Appian, prospettiva Italia

Intervista a Silvia Fossati, Area Vice President Southern Europe per parlare di efficacia tecnologica delle piattaforme low code, dei rapporti con partner e clienti, delle difficoltà da superare e dei vantaggi da sfruttare per muoversi con efficacia sul mercato italiano e non solo

09 Nov 2020

di Stefano Uberti Foppa

Matt Calkins, CEO di Appian, nella recente intervista da noi realizzata, parlando della piattaforma low code della società aveva detto: “…Le aziende utenti hanno già i pezzi di un puzzle: hanno tecnologie di RPA, probabilmente hanno sistemi di AI, hanno i dati e il workflow, ma ciò di cui hanno necessità è un’orchestrazione armonica di queste tecnologie, un efficace collante in grado di garantire un efficiente workflow, coordinamento e collaboration. Servono più che mai oggi ambienti che favoriscano la combinazione e l’unificazione di questi elementi in modo efficiente, ed è questo il vero valore differenziante della piattaforma Appian”.

Partiamo proprio da questo punto intervistando Silvia Fossati, Area Vice President Southern Europe della società, per provare anche una declinazione italiana di una tecnologia, quella low code, e di una strategia, Appian nel nostro paese, che mai come in questo momento di imprevedibilità generale e di ricerca di flessibilità di business delle aziende, può rappresentare una risorsa non trascurabile.

ZeroUno: Non è semplice bilanciare in modo efficace, integrandole nella piattaforma low code, le componenti coinvolte nello sviluppo applicativo e nella gestione progettuale….persone, AI e RPA. Ogni azienda deve trovare la propria “miscela” migliore. Che cosa significa, sul mercato italiano, concretizzare un approccio che armonizzi al meglio questo blend tra tecnologie, processi e persone?

Silvia Fossati: Abbiamo una struttura di servizi che aiuta il cliente a ottenere il massimo dalla nostra tecnologia, ma restiamo un software vendor e per noi i servizi sono una componente a supporto del canale, dove stiamo investendo sempre di più perché è il soggetto vicino al cliente, che conosce i suoi bisogni e il suo business. Dobbiamo aiutare i partner a comprendere i casi di successo della nostra piattaforma, evidenziando bene dove e come ha portato valore nei vari settori verticali, in modo che poi i partner si possano fare veicolo, presso i clienti, di questo risultato. È una collaborazione stretta, che talvolta è sfociata in soluzioni sviluppate dai partner sulla nostra tecnologia; di fatto sull’AppMarket [l’area on line Appian dedicata a pre-build application, tool ed estensioni della piattaforma – ndr] ci sono soluzioni sviluppate da noi ma anche molte altre, magari di nicchia, dalle nostre terze parti. Oltre che con i grandi player, lavoriamo molto con partner di media dimensione, perchè la realtà italiana ha bisogno di questi soggetti agili per fare anche progetti “leggeri”. Soprattutto adesso, in questa fase di complessità e di cambiamento, non tutti possono permettersi investimenti in approcci consulenziali molto strutturati. Ma non è solo una questione di complessità di progetto, capacità di spending o di dimensione aziendale: va soprattutto perseguita la motivazione strategica dell’implementazione.

ZeroUno: Cosa significa nel dettaglio?

Fossati: Ci sono due fattori chiave della nostra value proposition: il primo è che ti permette di valorizzare tutta l’architettura e le scelte applicative pregresse mantenendo i dati all’interno dei tuoi sistemi. Questo è il grande valore perché ci rende agnostici rispetto alle tecnologie che troviamo presso i clienti. La piattaforma consente infatti di sviluppare applicazioni ex novo ma anche di aggiungere funzionalità a sistemi legacy e di integrarsi a questi ultimi. Posso utilizzare Appian come orchestrator end-to-end del mio processo di business, lasciando i legacy a fare ciò che devono fare, mettendo la nostra platform come un ombrello con ampie funzionalità di orchestrazione. Questo utilizzo, anche in Italia, lo vediamo in continuazione.

Il secondo fattore importante è la velocità e la semplicità della nostra tecnologia. In questa situazione Covid questi sono due parametri fondamentali: le aziende si sono ritrovate a dover cambiare il modo di lavorare a tempo zero. Sviluppare nuove applicazioni velocemente, salvaguardare l’esistente e tenere i dati dove questi risiedono: questo è ciò che il mercato in questo momento ci richiede, insieme alla necessità di cambiare in fretta; quindi capire il reale obiettivo strategico dell’investimento del cliente è centrale per disegnare correttamente la soluzione.

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ZeroUnoLe aziende avranno anche una necessità di forte cambiamento, tuttavia sono ancora timide nell’applicare in modo diffuso concetti di flessibilità organizzativa, trasversalità, processi collaborativi…E anche nell’IT, in genere, rispetto a tematiche di automazione, containerizzazione applicativa, integrazione, bisogna fare ancora un grande lavoro di formazione e convincimento sulle figure tecniche. I silos, insomma, continuano ad esistere. Come si muove Appian in questo scenario?

Fossati: Confermo. Le strutture IT hanno una certa inerzia a cambiare, prima di tutto dal punto di vista mentale più che tecnologico, ed è una caratteristica che perdura nel tempo. Ci sono oggi in azienda figure che si occupano di innovazione, ma che spesso non sono all’interno dell’IT, che è invece a testa bassa impegnato nella gestione dell’attuale e con margini limitati per l’innovation. Noi possiamo dare solo una risposta di efficacia tecnologica contribuendo a ridurre il cosiddetto technical debt [la possibilità, creando nuove applicazioni low code e utilizzando piattaforme di intelligent automation e di governance, di ridurre il tempo e i costi di manutenzione dedicati alle applicazioni legacy obsolete- ndr], che obbliga ancora oggi le aziende, secondo le stime di molti analisti di mercato, a dedicare solo il 25% delle loro attività all’innovazione, mentre tutto il resto di investimenti in tempo, persone e soldi è ancora assorbito dalla gestione dell’esistente. Alcuni potranno anche avere resistenze di tipo culturale, ma la realtà è che non hanno tempo per l’innovation. D’altro canto, anche qualche anno fa avevamo il problema dell’adozione del cloud, che veniva guardato con sospetto, curiosità, timore. Adesso è un fenomeno acquisito. Tecnologie di flessibilizzazione, come i containers, rappresentano ancora un livello successivo con il quale le aziende dovranno confrontarsi nei prossimi anni.

ZeroUnoAvete di recente presentato ad Appian Europe 2020 una soluzione per il settore assicurativo per ridurre la complessità operativa nei processi di gestione dei sinistri. Banking e Insurance sembrano essere due mercati primari per Appian; nell’assicurativo, ad esempio, Forrester vi posiziona al top del quadrante dei leader…

Fossati: Abbiamo un interesse particolare in questi settori che, anche a livello mondiale, sono storicamente più bisognosi di automazione rispetto ad altri, con una situazione di maggiore arretratezza sul piano della trasformazione digitale. È così anche in Italia dove, da tutti i nostri clienti, recepiamo la necessità di accelerare il cambiamento. Già prima del Covid 19 il modello di business delle banche stava rapidamente evolvendo, questa pandemia non ha fatto che esacerbare la situazione. Siamo però presenti in quasi tutti i mercati, pharma, utility, manufacturing, ecc, che hanno, anche in Italia in questo momento, differenti criticità e dinamiche di sviluppo.

 Gartner Magic Quadrant for Enterprise Low-Code Application Platforms 2020
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ZeroUno: Come si fa oggi, con il Covid, a gestire un’impresa come Appian e a sviluppare il mercato?

Fossati: Per quanto riguarda l’azienda Appian niente è più come prima, c’è stata una discontinuità netta rispetto a come lavoravamo solo poco tempo fa. Ma siamo una comunità legata, collaborativa e committed, e quando sei in una situazione di difficoltà, questo fa la differenza. Già lavoravamo per obiettivi su team dispersi, oggi questo modello si è estremizzato. Ma gli investimenti fatti sulle persone ci stanno aiutando tantissimo perchè in questa situazione difficile, le persone hanno reagito bene e stanno dando il massimo.

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Nel rapporto con i clienti, invece, proponendo una tecnologia che genera valore e che impatta elementi strategici dell’impresa, come le applicazioni, abbiamo per forza costruito nel tempo relazioni solide, che sono vitali in questo frangente di pandemia, perché anche se lavori in remoto, le buone relazioni sono quelle che riescono a portare avanti le cose. Oggi vediamo il risultato di quanto di buono abbiamo fatto fino adesso a livello di rapporti umani. Il problema, ma penso sia così per tutti i player, è quando devi farti conoscere. Una relazione esclusivamente mediata dalla tecnologia non è semplice da sviluppare. Ma speriamo di tornare presto a incontrarci…

Stefano Uberti Foppa

Digital innovation influencer

Giornalista professionista dal 1989, inizia ad occuparsi di giornalismo nel settore informatico nel 1981, partecipando all'avvio della sede italiana del settimanale Computerworld. Nel 1987 passa al mensile ZeroUno di cui nel 1997 assume la direzione insieme a quella del settimanale PcWeek Italia. Opinion leader riconosciuto nel settore Ict in Italia, è stato direttore responsabile di ZeroUno edito da Ict&Strategy, società del Gruppo Digital360, fino al febbraio 2019. Oggi è una delle principali firme del magazine.

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